ROMA – «Nel bilancio si valorizza il concetto di “competitività” e si conferma la linea-guida del rapporto Draghi, ma c’è troppa timidezza nel farlo. Servivano più coraggio, più risorse e più decisione, visto che il bilancio inizialmente proposto dalla Commissione è stato sempre limato verso il basso, mai verso l’alto». Marco Buti, docente all’Istituto universitario europeo di Firenze, parla per esperienza diretta: dal 2008 al 2019 è stato direttore degli Affari economici dell’Ue e poi capo staff del commissario Gentiloni. «Nel bilancio ci sono buone cose per rafforzare il ruolo dell’Europa nel mondo ma non abbastanza per rispondere alla sfida di Trump».
È stata ridotta la Pac e gli agricoltori hanno già marciato su Bruxelles.
«È una questione di realismo e priorità. Le risorse vanno convogliate verso beni pubblici europei dove il valore aggiunto dell’Unione emerge chiaramente. Anche i fondi di coesione sono stati ridotti e hanno protestato le Regioni, anche se non sempre i fondi sono …
ROMA – «Nel bilancio si valorizza il concetto di “competitività” e si conferma la linea-guida del rapporto Draghi, ma c’è troppa timidezza nel farlo. Servivano più coraggio, più risorse e più decisione, visto che il bilancio inizialmente proposto dalla Commissione è stato sempre limato verso il basso, mai verso l’alto». Marco Buti, docente all’Istituto universitario europeo di Firenze, parla per esperienza diretta: dal 2008 al 2019 è stato direttore degli Affari economici dell’Ue e poi capo staff del commissario Gentiloni. «Nel bilancio ci sono buone cose per rafforzare il ruolo dell’Europa nel mondo ma non abbastanza per rispondere alla sfida di Trump».
È stata ridotta la Pac e gli agricoltori hanno già marciato su Bruxelles.
«È una questione di realismo e priorità. Le risorse vanno convogliate verso beni pubblici europei dove il valore aggiunto dell’Unione emerge chiaramente. Anche i fondi di coesione sono stati ridotti e hanno protestato le Regioni, anche se non sempre i fondi sono stati spesi bene».
Sono troppo scarse le risorse?
«Si passa dall’1,13 all’1,15% del Pil, mentre il mondo va a fuoco e ci vorrebbe molta più Europa anche per difesa e sicurezza. Un’occasione persa. Siamo lontani dal garantire nuovi eurobond ammesso mai che i “frugali” li avallino. Draghi parla di 800 miliardi l’anno di investimenti: certo non tutti dal bilancio Ue, ma la distanza è notevole».
La chiave è l’interlocuzione fra Regioni, Paesi e strutture Ue su compatibilità, sinergie e contraddizioni fra gli interventi. Spesso i responsabili dei settori parlano con diversi interlocutori a Bruxelles: la mano destra non sa quello che fa la sinistra
Funzioneranno le nuove tasse?
«La Commissione ha rinunciato in partenza a chiedere l’aumento delle contribuzioni nazionali. E le tasse previste sono destinate sicuramente a infinite polemiche. Ma occorre anche razionalizzare l’esistente, e qui la Commissione punta nel giusto. La chiave è l’interlocuzione fra Regioni, Paesi e strutture comunitarie per verificare la compatibilità, le sinergie e le contraddizioni fra gli interventi. Spesso i responsabili dei settori parlano con diversi interlocutori a Bruxelles: la mano destra non sa quello che fa la sinistra».
L’occasione per risolvere un problema diffuso?
«Si vuole chiarire una volta per tutte che i programmi finanziati dall’Europa devono rispondere a una logica comune. La parola chiave è “condizionalità”. I trasferimenti devono rispondere a priorità europee: competitività, transizione, risorse umane. Il bilancio non può diventare un bancomat per i governi. Ma le lobby locali sono ancora forti e influenti: deve rendersene conto chi va a Bruxelles a protestare perché il bilancio è “dirigista”».
Il Parlamento di Strasburgo si sente bypassato.
«Capisco ed è bene che il Parlamento spinga per una maggiore ambizione. In percentuale del Pil della Ue il bilancio è uguale al precedente. Anzi, considerando l’esaurimento del NextGen, il totale dei fondi si riduce: intanto il mondo va a fuoco e ci vorrebbe molta più Europa. Purtroppo alla fine il bilancio sarà deciso dal Consiglio, e i Paesi ancora una volta faranno prevalere le esigenze nazionali».