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I maxi dividendi delle banche riempiono le casse delle Fondazioni

Il Presidente della Fondazione Cariplo Giovanni Azzone ANSA/FABIO CIMAGLIA (NPK)

 (ansa)

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Dalla relazione dell’Acri, emerge nel 2024 un avanzo di 2.099 milioni, risultato al quale le cedole bancarie (1.403 milioni) hanno contribuito in maniera determinante. Erogazioni ai massimi dei 14 anni
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MILANO – I maxi dividendi delle banche fanno ricche le Fondazioni socie. Come emerge dalla trentesima edizione del rapporto annuale dell’associazione di categoria Acri, è soprattutto grazie alla voce “dividendi” che il sistema delle Fondazioni e delle Casse di risparmio ha potuto archiviare il 2024 con un avanzo dell’esercizio di 2.099 milioni, dai 1.314 del 2023.

Non soltanto le cedole percepite l’anno scorso sono balzate del 42,1% a 2.163 milioni, rappresentando per gli enti la principale fonte di reddito, ma quelle erogate dalle banche partecipate, ossia 1.403 milioni, sono state di gran lunga le più pesanti.

In parallelo, nel 2024, sono aumentate del 4,3% le erogazioni, a 1.092 milioni. Tale cifra, record dei 14 anni secondo l’Acri, è stata d…

MILANO – I maxi dividendi delle banche fanno ricche le Fondazioni socie. Come emerge dalla trentesima edizione del rapporto annuale dell’associazione di categoria Acri, è soprattutto grazie alla voce “dividendi” che il sistema delle Fondazioni e delle Casse di risparmio ha potuto archiviare il 2024 con un avanzo dell’esercizio di 2.099 milioni, dai 1.314 del 2023.

Non soltanto le cedole percepite l’anno scorso sono balzate del 42,1% a 2.163 milioni, rappresentando per gli enti la principale fonte di reddito, ma quelle erogate dalle banche partecipate, ossia 1.403 milioni, sono state di gran lunga le più pesanti.

In parallelo, nel 2024, sono aumentate del 4,3% le erogazioni, a 1.092 milioni. Tale cifra, record dei 14 anni secondo l’Acri, è stata distribuita su 22.299 interventi, per un importo medio di 49mila euro. «Da quasi 35 anni - ha dichiarato il presidente dell’Acri Giovanni Azzone - le Fondazioni di origine bancaria sono un attore importante per il Paese. L’attenta politica di diversificazione e di gestione del patrimonio consente di cogliere le condizioni favorevoli offerte dai mercati, così da alimentare l’attività erogativa corrente e conservare una discreta capienza per le attività future».

Da quando tassi di interesse più alti hanno consentito agli istituti di credito di aumentare i margini di interesse, e quasi sempre anche gli utili, è cresciuta la quota di profitti distribuita ai soci. Ancora quest’anno poi, con riferimento ai bilanci del 2024, le banche italiane hanno ulteriormente aumentato le cedole. Lo hanno fatto soprattutto, in chiave “anti-scalata”, le destinatarie di un’offerta da parte di un gruppo concorrente, da Banco Bpm a Mediobanca. Questo significa che le Fondazioni azioniste, nel 2025, tenderanno a incassare dividendi ancora più rotondi, per esempio quelle che insieme alle Casse previdenziali sono legate da un patto sul 6,5% della ex Popolare milanese.

Eppure, sin dagli anni Novanta e per legge, le Fondazioni hanno ridotto la loro presenza nel capitale degli istituti di credito. Ecco perché, a dicembre del 2024, l’85% delle Fondazioni possedeva una partecipazione inferiore al 5% nelle banche conferitarie. Tra i grandi istituti, va segnalato il caso di Intesa Sanpaolo, unica banca che vede gli enti, nello specifico Compagnia di San Paolo e Cariplo, incidere ancora in manieri decisiva nella scelta dei vertici.

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