Bitcoin, via libera al Genius Act. Avanza la normativa a favore delle cripto
di Alessandro CicognaniE’ in atto una rivoluzione nel mondo delle criptovalute. E nessuno se ne è accorto meglio di chi ha investito in Bitcoin. Mercoledì scorso la più celebre delle valute digitali ha rotto il muro dei 112 mila dollari, il giorno dopo (giovedì) ha superato i 117 mila. E lunedì si è presentata all’appuntamento della ribattezzata “Crypto Week” con un prezzo oltre i 123 mila dollari.
A determinare i record sono stati una serie di fattori concomitanti – come il rinnovato appetito per il rischio degli investitori, gli intensi flussi verso gli Etf tematici, l’indebolimento del dollaro –, ma chi pesa davvero sull’acceleratore è il piede della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. La linea pro cripto del presidente Donald Trump è risultata chiara fin dal primo giorno, ma ora si è arrivati al dunque.
Ieri sono stati approvati tre provvedimenti che aspirano a ridisegnare l’assetto normativo a stelle e strisce: il disegno di legge sulle stablecoin “Genius Act”, quello sulla struttura del merca…
E’ in atto una rivoluzione nel mondo delle criptovalute. E nessuno se ne è accorto meglio di chi ha investito in Bitcoin. Mercoledì scorso la più celebre delle valute digitali ha rotto il muro dei 112 mila dollari, il giorno dopo (giovedì) ha superato i 117 mila. E lunedì si è presentata all’appuntamento della ribattezzata “Crypto Week” con un prezzo oltre i 123 mila dollari.
A determinare i record sono stati una serie di fattori concomitanti – come il rinnovato appetito per il rischio degli investitori, gli intensi flussi verso gli Etf tematici, l’indebolimento del dollaro –, ma chi pesa davvero sull’acceleratore è il piede della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. La linea pro cripto del presidente Donald Trump è risultata chiara fin dal primo giorno, ma ora si è arrivati al dunque.
Ieri sono stati approvati tre provvedimenti che aspirano a ridisegnare l’assetto normativo a stelle e strisce: il disegno di legge sulle stablecoin “Genius Act”, quello sulla struttura del mercato Clarity Act e infine l’Anti-CBDC Surveillance State Act che vuole vietare la valuta digitale della banca centrale statunitense. E proprio martedì, The Donald ha assicurato di avere i numeri in tasca per far passare i suoi provvedimenti, avendo fatto cambiare idea a un gruppo di repubblicani della Camera inizialmente recalcitranti dopo averli incontrati alla Casa Bianca.
Un passo avanti per le stablecoin col Genius Act
Si comincia con il Genius Act. Il decreto è stato approvato nel giugno scorso dal Senato con il sostegno bipartisan e mira a regolamentare a livello federale il mercato delle stablecoin; si tratta di quelle criptovalute ancorate a un altro asset, solitamente il dollaro statunitense, che le rende meno volatili. Secondo gli ultimi dati di CoinDesk, oggi valgono qualcosa come 238 miliardi di dollari.
In maniera semplice, l’intenzione è costruire un perimetro normativo più chiaro per banche, aziende e altre entità che vogliono emettere valute digitali, definendo chi è abilitato a emettere questi asset e come devono essere garantiti. Come si legge nel testo del decreto pubblicato sul sito del Congresso degli Stati Uniti, «gli emittenti autorizzati dovranno mantenere riserve a garanzia della stablecoin su base uno a uno, utilizzando valuta statunitense (contanti) o altri asset liquidi simili (titoli di Stato a breve scadenza)». Inoltre, saranno soggetti al Bank Secrecy Act per finalità antiriciclaggio e correlate.
Una volta ricevuto il via libera, la speranza della Casa Bianca è di dire addio a prodotti non autorizzati, marketing fuorviante e realtà in grado di bypassare l’autorità statunitense.
Il Clarity Act, per mettere ordine tra le cripto
Sempre questa settimana (la “Crypto Week”) la Camera ha dato il via libera al disegno di legge Digital asset market Clarity Act. In questo caso si tratta di fornire un quadro normativo chiaro, stabile e coordinato per l’intero settore delle criptoattività, delineando le competenze tra le autorità di regolamentazione e vigilanza del mercato finanziario Usa.
L’obiettivo in questo caso è ambizioso: favorire una più ampia adozione delle cripto, partendo da una classificazione semplice degli asset digitali in tre categorie distinte: commodity, security e stablecoin, assegnando a ciascuna il giusto ente regolatore.
Da tempo negli Stati Uniti una parte delle criptovalute vengono infatti considerate al pari delle materie prime (è il caso di Bitcoin ed Ethereum), mentre altre come titoli (vedi le stablecoin). Risolvere la confusione attuale, dove le authority spesso si sovrappongono nelle loro competenze, è ciò che si vorrebbe fare col Clarity Act: alla Securities and exchange commission (Sec) verrebbe assegnata la regolamentazione dei token che vengono considerati come titoli finanziari, mentre quella sugli asset digitali “materie prime” andrebbe alla Commodity futures trading commission (Cftc), l’agenzia federale che promuove l’integrità dei mercati di futures e derivati sulle materie prime.
Verrebbero infine stabiliti i requisiti a cui dovrebbero attenersi gli emittenti di asset digitali, che sarebbero esentati dalla registrazione alla Sec qualora limitassero le vendite annuali a 75 milioni di dollari.
Freno al dollaro digitale con l’Anti-CBDC
L’ultimo disegno di legge apprivato è l’Anti-CBDC Surveillance State Act, che vuole prevenire la creazione di una valuta digitale emessa direttamente dalla Federal Reserve (una Central bank digital currency, o Cbdc), impedendo in questo modo il rischio di una potenziale sorveglianza finanziaria di massa.
La Fed non potrà dunque emettere una Cbdc direttamente a persone fisiche, né attraverso intermediari. E in generale la gestione della moneta digitale verrebbe separata dalle tradizionali operazioni della banca centrale. Per qualsiasi emissione di questo tipo sarebbe necessaria un’autorizzazione esplicita del Congresso degli Stati Uniti, che oggi più che mai sembra intenzionato a voler lasciare spazio a nuove tecnologie nel settore finanziario.