Le imprese italiane del settore elettrotecnico ed elettronico sono sempre più strategiche per la competitività e la sovranità tecnologica. Nell’Europa impegnata nella duplice transizione, green e digitale, l’Italia può contare su una filiera efficiente e di qualità. Le tecnologie svolgono un ruolo essenziale per modernizzare i settori chiave del Paese – energia, building, industria e infrastrutture – ma anche per alimentare altre filiere per un valore complessivo superiore a 1.100 miliardi, pari a oltre il 56% del Pil nazionale. L’Italia è al sesto posto nel mondo per quota di mercato nel settore elettrotenico, con punte di eccellenza e specializzazione in nicchie tecnologiche ad alto valore aggiunto.
I dati sono contenuti nello studio Verso una nuova competitività industriale europea: il ruolo strategico dell’elettrotecnica e dell’elettronica, realizzato da Thea e Anie Confindustria, con il contributo del Research department di Intesa Sanpaolo.
Messa a punto in occasione degli ot…
Le imprese italiane del settore elettrotecnico ed elettronico sono sempre più strategiche per la competitività e la sovranità tecnologica. Nell’Europa impegnata nella duplice transizione, green e digitale, l’Italia può contare su una filiera efficiente e di qualità. Le tecnologie svolgono un ruolo essenziale per modernizzare i settori chiave del Paese – energia, building, industria e infrastrutture – ma anche per alimentare altre filiere per un valore complessivo superiore a 1.100 miliardi, pari a oltre il 56% del Pil nazionale. L’Italia è al sesto posto nel mondo per quota di mercato nel settore elettrotenico, con punte di eccellenza e specializzazione in nicchie tecnologiche ad alto valore aggiunto.
I dati sono contenuti nello studio Verso una nuova competitività industriale europea: il ruolo strategico dell’elettrotecnica e dell’elettronica, realizzato da Thea e Anie Confindustria, con il contributo del Research department di Intesa Sanpaolo.
Messa a punto in occasione degli ottant’anni di Anie Confindustria, la Federazione delle imprese elettrotecniche ed elettroniche, la ricerca offre un’analisi approfondita delle tendenze in atto.
L’export made in Italy di Elettrotecnica ed Elettronica
Luci e ombre
Il primo dato è che il settore elettrotecnico ed elettronico rappresenta un asset chiave per l’Italia e per l’Europa perché contribuisce alla resilienza industriale, alla transizione ecologica e digitale e alla costruzione di una leadership economica globale. Non mancano le criticità, legate innanzitutto alla carenza di capitale umano qualificato, più marcata che in altri Paesi europei. In un contesto economico globale sempre più incerto, le imprese italiane hanno dimostrato una forte capacità di crescita e di adattamento. Nel 2023 il fatturato del sistema di imprese rappresentato da Anie Confindustria ha superato per la prima volta i 100 miliardi. La complessità della situazione internazionale non ha impedito agli operatori della filiera di confermare la propria resilienza anche nel 2024, con una crescita del 2,2% della produzione industriale per la componente tecnologica, in controtendenza rispetto alla media manifatturiera italiana, che ha fatto registrare un meno 3,7%. Mettendo a confronto un campione di 738 imprese del perimetro Anie con un gruppo di imprese dei settori manifatturiero e dei servizi, l’analisi di Intesa Sanpaolo evidenzia che negli ultimi anni il fatturato a prezzi correnti ha registrato un’evoluzione positiva, in un contesto di forte spinta verso la twin transition. Fra il 2019 e il 2023 l’incremento ha sfiorato il 40% a fronte di una crescita totale del 25%. I dati mettono in luce anche una forte solidità strutturale delle imprese del settore, con il margine Ebitda al 10% e la produttività del lavoro pari a 91.400 euro per addetto, contro i 58.800 euro della media nazionale. Questi risultati sono stati possibili grazie a tre leve strategiche: innovazione (il 33,8% delle imprese analizzate ha depositato brevetti), sostenibilità (40% delle imprese certificate), export.
Le prospettive di crescita
Le proiezioni al 2030 indicano una crescita ancora dinamica e superiore alla media del manifatturiero. «Il comparto elettronico ed elettrotecnico ha colto bene le opportunità offerte dalla transizione digitale ed ecologica – spiega Gregorio De Felice, chief economist e responsabile del Research department di Intesa Sanpaolo - La crescente attenzione verso l’efficientamento energetico, l’elettrificazione, l’automazione, la mobilità sostenibile e la digitalizzazione ha sostenuto gli investimenti globali, pubblici e privati, generando una domanda in continua espansione». Per garantire la sovranità industriale e tecnologica del Paese lo studio individua tre leve fondamentali: capitale umano; innovazione, ricerca e sviluppo; resilienza della supply chain, per ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei. Lo studio evidenzia le criticità e le opportunità legate al capitale umano, all’Ia, alla formazione, allo squilibrio demografico e al mismatch di competenze. L’industria italiana ha bisogno di competenze per non perdere competitività.
Il gap di competenze
Secondo un’indagine condotta da Teha Group e dal Servizio Studi di Anie, su un campione rappresentativo di aziende associate, la difficoltà di reperire figure professionali qualificate rappresenta uno dei principali freni allo sviluppo del settore elettrotecnico ed elettronico. Il 75% delle imprese segnala una carenza significativa di competenze tecniche e specialistiche, in particolare per tecnici e operai specializzati, che nel 2023 hanno rappresentato l’85% delle nuove assunzioni. Le conseguenze sono preoccupanti: il 70% delle imprese ha dovuto rallentare o sospendere progetti strategici; il 29% ha perso opportunità di mercato. Da segnalare anche che il 64% delle aziende teme per il futuro una crescente difficoltà nel trattenere i talenti. Il problema persiste già da alcuni anni: dal 2017 al 2023 le posizioni di difficile reperimento sono passate dal 37% al 58%. Secondo Anie, occorre intervenire con politiche mirate su formazione, orientamento e valorizzazione del lavoro tecnico. Le digital skill, infatti, sono fondamentali per affrontare la doppia transizione. Solo il 49% degli italiani possiede competenze digitali di base, contro una media Ocse del 71%.
Ancora pochi laureati
Anche nelle discipline Stem persistono gravi difficoltà: per ogni mille giovani fra i 20 e i 29 anni ci sono soltanto 18,5 laureati, a fronte di una media Ue del 19,9 per cento, con punte del 35,3% in Francia e del 40,1% in Irlanda. L’altro punto debole del nostro Paese è la formazione continua. Lo studio propone un piano d’azione articolato su più livelli. Oltre a valorizzare le professioni tecniche e industriali, Anie considera essenziale l’adozione di un approccio di filiera alla formazione e la creazione di partnership internazionali. «Il capitale umano – avverte Renato Martire, vicepresidente di Anie Confindustria – è la vera infrastruttura strategica del nostro futuro industriale. Senza una strategia nazionale, il potenziale dell’industria italiana rischia di restare inespresso».