BRUXELLES – A Bruxelles nessuno si sbilancia. Saggia prudenza, dopo che una settimana fa l’accordo con gli Stati Uniti era stato dichiarato vicino e all’improvviso Trump ha ribaltato il tavolo. Ma anche consapevolezza che – sebbene al tavolo si sia tornati - per arrivare ad un’intesa “equa”, o almeno accettabile, restano varie distanze da colmare. Per questo, a due settimane dal fatidico primo agosto, la Commissione continua anche a lavorare sulle eventuali ritorsioni da far scattare, preparando un nuovo pacchetto per colpire Big tech e gli altri servizi Usa.
Scudi per auto e farmaci
Il primo nodo, dicono fonti a conoscenza del dossier, restano le auto, settore chiave dell’industria europea e in particolare tedesca, su cui gli Stati Unit…
BRUXELLES – A Bruxelles nessuno si sbilancia. Saggia prudenza, dopo che una settimana fa l’accordo con gli Stati Uniti era stato dichiarato vicino e all’improvviso Trump ha ribaltato il tavolo. Ma anche consapevolezza che – sebbene al tavolo si sia tornati - per arrivare ad un’intesa “equa”, o almeno accettabile, restano varie distanze da colmare. Per questo, a due settimane dal fatidico primo agosto, la Commissione continua anche a lavorare sulle eventuali ritorsioni da far scattare, preparando un nuovo pacchetto per colpire Big tech e gli altri servizi Usa.
Scudi per auto e farmaci
Il primo nodo, dicono fonti a conoscenza del dossier, restano le auto, settore chiave dell’industria europea e in particolare tedesca, su cui gli Stati Uniti hanno imposto tariffe al 25%. Sefcovic vorrebbe un azzeramento di fatto del dazio, attraverso l’esenzione di una quota di veicoli che copra le attuali esportazioni, offrendo in cambio l’azzeramento delle tasse europee. Difficile: da parte americana si sarebbe ipotizzato uno “sconto” al 15%. Il Regno Unito lo ha avuto al 10, ma su un volume di veicoli molto più basso.
L’altro settore su cui Bruxelles chiede la garanzia di uno scudo sono i farmaci, prima voce di export verso gli Stati Uniti, su cui Trump ha detto arriveranno presto dazi progressivi per spingere le aziende a produrre negli States. L’Europa propone un accordo che incentivi gli investimenti sul territorio americano, evitando al contempo che scappino dal suo. Ma è difficile capire che forma possa prendere, visto che le scelte sono delle imprese.
La linea rossa delle leggi
Trovare una quadra su questi due punti, e in subordine sull’agroalimentare, appare perfino più rilevante della tariffa base sul resto dei beni, dove l’Europa considerava accettabile un 10% ma alcuni Paesi sarebbero disposti ad ingoiare un 15.
Già noti sono gli impegni ad acquistare gas ed armi americani. Così come la disponibilità a collaborare contro le pratiche distorsive della Cina. Il problema è che, ad accordo fatto, Trump potrebbe decidere di nuovo che non va bene. Il presidente vuole che la Ue ammorbidisca le regole su digitale e sicurezza alimentare che - a torto – giudica delle barriere commerciali. Ma questa resta una linea rossa: l’Europa non può accettare ricatti sulle sue leggi, per questo ha creato il bazooka anti coercizione che ora qualche paese vorrebbe puntare contro la Casa Bianca.
Nuove contromisure
La Commissione – sostenuta da una maggioranza di governi – lo considera prematuro. Nel frattempo però sta provando ad aggiungere una nuova arma al suo arsenale di ritorsioni, a fianco ai due pacchetti di controdazi contro le merci americane già definiti e non attivati. È un terzo pacchetto che, secondo indiscrezioni del Ft, prenderebbe di mira i servizi, dove gli Stati Uniti registrano un importante avanzo commerciale. E che non si limiterebbe a Big Tech, ma andrebbe oltre, per esempio alla finanza. Una norma del 2021 prevede che in caso di violazione di accordi commerciali la Commissione possa adottare contromisure, per esempio escludendo le aziende Usa dagli appalti pubblici.
Fino al primo agosto, in ogni caso, la linea è trattare e non alzare i toni. Andrebbe letta in questo senso anche l’indiscrezione secondo cui Bruxelles ha messo in pausa l’indagine contro X per sospetta violazione della legge sui servizi digitali. Anche se Trump e Musk non sono più amici, meglio non stuzzicare l’orso.