Fuest “Giusto non rompere. Usa vulnerabili sul digitale”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniClemens Fuest, presidente dell'Ifo (Institute for Economic Research)
Clemens Fuest sottoscrive la linea “soft” adottata dalla Commissione europea: sulle minacce di contro dazi agli Stati Uniti meglio essere cauti - anche perché «dipendiamo da loro in materia di sicurezza». Ma se le trattative con Donald Trump dovessero naufragare, l’influente economista tedesco e presidente dell’Ifo suggerisce di colpire «il settore digitale» e i settori cruciali «negli Stati americani in bilico». Ma i danni per la Germania di una guerra commerciale con gli Stati Uniti sarebbero comunque devastanti. Fuest stima che i flussi verso gli Usa potrebbero crollare di un quarto.
Quanto danneggerebbero l’economia tedesca i dazi del 30% minacciati da Trump? Cosa intende il cancelliere Merz quando afferma che colpirebbero la prima economia europea “al cuore”?
«Oltre il 10% delle esportazioni tedesche è destinato agli Stati Uniti. Un dazio del 30% frenerebbe notevolmente le esportazioni verso gli Usa, che in futuro rischierebbero di diminuire…
Clemens Fuest sottoscrive la linea “soft” adottata dalla Commissione europea: sulle minacce di contro dazi agli Stati Uniti meglio essere cauti - anche perché «dipendiamo da loro in materia di sicurezza». Ma se le trattative con Donald Trump dovessero naufragare, l’influente economista tedesco e presidente dell’Ifo suggerisce di colpire «il settore digitale» e i settori cruciali «negli Stati americani in bilico». Ma i danni per la Germania di una guerra commerciale con gli Stati Uniti sarebbero comunque devastanti. Fuest stima che i flussi verso gli Usa potrebbero crollare di un quarto.
Quanto danneggerebbero l’economia tedesca i dazi del 30% minacciati da Trump? Cosa intende il cancelliere Merz quando afferma che colpirebbero la prima economia europea “al cuore”?
«Oltre il 10% delle esportazioni tedesche è destinato agli Stati Uniti. Un dazio del 30% frenerebbe notevolmente le esportazioni verso gli Usa, che in futuro rischierebbero di diminuire di circa un quarto. Una parte di questi beni potrebbe essere dirottata su altri paesi, ma una dinamica el genere riuscirebbe a compensare le perdite solo in parte».
È stato saggio secondo lei rinunciare a una risposta fino al primo agosto, come suggerito da Merz e deciso dalla Commissione europea? O ha ragione Macron, che suggerisce una reazione più dura e un approccio meno morbido con Trump?
«È giusto rinunciare per ora ad annunciare una ritorsione. Non dobbiamo dimenticare che l’Ue dipende dagli Stati Uniti anche in materia di politica di sicurezza. Per questo la nostra posizione negoziale è debole».
Se il negoziato dovesse fallire lei quali dazi suggerirebbe contro gli Stati Uniti?
«Si potrebbe prendere in considerazione l’introduzione di una tassa digitale. Ciò colpirebbe duramente il settore delle Big Tech statunitensi. Altrimenti si dovrebbe riflettere su dazi inflitti a gruppi di interesse che garantiscono il mantenimento del potere di Trump. Ad esempio le industrie degli Stati in bilico, quelli in cui le elezioni sono molto combattute tra Repubblicani e Democratici».
L’inflazione negli Stati Uniti sta già iniziando a salire. E molti economisti temono una recessione lì e un indebolimento dell’economia nell’UE. Quali sono le sue previsioni?
«Al momento non ci sono segnali di recessione negli Stati Uniti, ma piuttosto di un rallentamento dell’economia e, allo stesso tempo, di un aumento dell’inflazione a causa dei dazi. Nell’Ue, l’elevato nuovo indebitamento della Germania sosterrà l’economia nel breve termine».
Secondo lei Bce dovrebbe abbassare i tassi già la prossima settimana o sarebbe meglio aspettare? O ritiene invece che il livello attuale sia adeguato?
«La Bce ha già abbassato i tassi di molto, non vedo ragioni per ulteriori sforbiciate».