✕

“Trump pretende di più”, si allontana l’accordo sui dazi tra Europa e Usa

Donald Trump 

Ascolta l'audio

Il presidente irrompe nel negoziato con la Ue e alza l’asticella delle richieste a quota 20%, con tariffe maggiori sugli alimentari. Ancora pressing su Bruxelles per cambiare le norme su Big Tech
2 minuti di lettura

BRUXELLES – Un tavolo per negoziare con gli Stati Uniti c’è ancora, ma ora a dare le carte è il negoziatore capo. «Trump ha preso in mano la partita», dice una fonte europea a conoscenza dei colloqui che giovedì a Washington il Commissario Maros Sefcovic ha avuto con i suoi omologhi americani. «Vuole più di quanto chiedevano i suoi negoziatori. E molto più di quanto possiamo dare: un grosso problema».

Il rilancio di Trump

Ieri, nelle dichiarazioni ufficiali, la Commissione europea ha cercato di tenere la barra dritta: «Un accordo è possibile, l’ultimo chilometro è il più difficile», ha detto un portavoce. «Solo sforzi genuini da entrambe le parti possono portarci al traguardo». Poi nel pomeriggio, riferendo in un incontro riservato con gli ambasciatori dei 27 Paesi, Sefcovic …

BRUXELLES – Un tavolo per negoziare con gli Stati Uniti c’è ancora, ma ora a dare le carte è il negoziatore capo. «Trump ha preso in mano la partita», dice una fonte europea a conoscenza dei colloqui che giovedì a Washington il Commissario Maros Sefcovic ha avuto con i suoi omologhi americani. «Vuole più di quanto chiedevano i suoi negoziatori. E molto più di quanto possiamo dare: un grosso problema».

Il rilancio di Trump

Ieri, nelle dichiarazioni ufficiali, la Commissione europea ha cercato di tenere la barra dritta: «Un accordo è possibile, l’ultimo chilometro è il più difficile», ha detto un portavoce. «Solo sforzi genuini da entrambe le parti possono portarci al traguardo». Poi nel pomeriggio, riferendo in un incontro riservato con gli ambasciatori dei 27 Paesi, Sefcovic ha spiegato che l’obiettivo è ancora quello di limitare la tariffa base americana al 10% (dal 30% comunicato una settimana fa), salvaguardando una serie di settori come auto, farmaci ed alimentari, e offrendo in cambio tariffe zero per i beni americani. Il problema è che mentre il rappresentante Usa per il Commercio Greer è più morbido, il ministro del Commercio Lutnick parla di una tariffa più alta, almeno del 15%. E Trump vorrebbe aggiungerci sopra un carico ulteriore tutto suo, arrivando al 20%.

Nessuno sconto

Il primo agosto - data che considera ultimativa - vuole annunciare accordi con grandi tariffe. Sui prodotti alimentari vuole che la cifra sia più alta di quella base. Non ammette deroghe settoriali. E vuole sempre che l’Europa modifichi le sue norme digitali, anche se questa è sempre stata e resta ancora una linea rossa di Bruxelles. La Commissione ora attende che nei prossimi giorni, forse all’inizio della prossima settimana, dagli Stati Uniti arrivi una nuova, e sicuramente durissima, proposta. Confidando in un umore un po’ migliore di Trump, come dice senza ironia un funzionario. «Quando diciamo che pagherete dazi del 35% o del 40%, quello è un accordo», ha spiegato ieri il presidente, annunciando l’invio a due nuovi Paesi delle sue famigerate lettere. «Chi le riceve chiamerà e vedrà se può raggiungere un accordo un po’ diverso aprendo il suo mercato».

Il danno minore

È chiaro che per l’Europa non esiste un’opzione priva di danni economici ingenti. Nei prossimi giorni la Commissione proverà a capire che livello di asimmetria gli Stati membri siano disposti ad accettare pur di arrivare ad un’intesa che - almeno sulla carta - metta fine all’incertezza e offra qualche garanzia. O che tipo di ritorsioni siano disposti a varare, ritorsioni a cui viene dato quasi per scontato che Trump risponderebbe con una ulteriore escalation.

Il partito delle ritorsioni

Due liste di controdazi sono pronte, ma finora si è deciso di rimandarne l’applicazione. L’impressione è che - di fronte al massimalismo di Trump - l’attitudine finora molto morbida dei 27 governi stia cambiando. Se una soluzione negoziale continua ad essere per tutti lo scenario preferibile, motivo per cui Sefcovic si è visto ribadire dai 27 un supporto unitario, ora anche la Germania ha iniziato a parlare apertamente di mettere sul tavolo lo strumento contro la coercizione economica, la minaccia più potente che l’Europa ha a disposizione. «Siamo preoccupati per l’impatto dell’incertezza e delle tensioni commerciali», ha detto ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel suo intervento al G20 di Durban. «L’indebolimento del tasso di cambio del dollaro Usa si sta cumulando all’effetto dell’aumento dei dazi».

Leggi i commenti