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Nei comuni avanzano fibra ottica e cloud: ma alcune regioni restano indietro

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È un quadro dolce amaro quello che emerge dalla relazione annuale Agcom e dalla Mappa dei Comuni Digitali fatta dal Governo con Anci. La crescita delle reti e del digitale nei Comuni, con il Pnnr, continua, ma ci sono contraddizioni ancora profonde a svantaggio di alcune comunità e territori
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Di corsa verso il digitale, sì, ma con passo diseguale. Questa è l'Italia, che lascia indietro alcuni territori, che rischiano così di diventare ancora più arretrati. A svantaggio di cittadini e imprese. È un quadro dolce amaro quello che emerge dalla relazione annuale Agcom (Autorità garante comunicazioni) e dalla Mappa dei Comuni Digitali fatta dal Governo (dipartimento trasformazione digitale) con Anci (associazione nazionale comuni italiani), entrambe presentate il 16 luglio. I territori conquistano la fibra ottica, che copre sul 70,7 per cento della popolazione (al 31 dicembre 2024), riferisce Agcom. Anche i Comuni sposano il digitale, il 90 per cento di loro va verso il cloud, prerequisito per lavorare meglio e servire meglio i cittadini, si legge nella Mappa.

Entrambi i rapporti però sono trasparenti sui problemi, che allargano le diseguaglianze già gravi in Italia sui territori. “Permangono significative differenze tra alcune regioni”, ha detto il presidente Agcom Giacomo Las…

Di corsa verso il digitale, sì, ma con passo diseguale. Questa è l'Italia, che lascia indietro alcuni territori, che rischiano così di diventare ancora più arretrati. A svantaggio di cittadini e imprese. È un quadro dolce amaro quello che emerge dalla relazione annuale Agcom (Autorità garante comunicazioni) e dalla Mappa dei Comuni Digitali fatta dal Governo (dipartimento trasformazione digitale) con Anci (associazione nazionale comuni italiani), entrambe presentate il 16 luglio. I territori conquistano la fibra ottica, che copre sul 70,7 per cento della popolazione (al 31 dicembre 2024), riferisce Agcom. Anche i Comuni sposano il digitale, il 90 per cento di loro va verso il cloud, prerequisito per lavorare meglio e servire meglio i cittadini, si legge nella Mappa.

Entrambi i rapporti però sono trasparenti sui problemi, che allargano le diseguaglianze già gravi in Italia sui territori. “Permangono significative differenze tra alcune regioni”, ha detto il presidente Agcom Giacomo Lasorella, nel presentare la relazione al Senato.

Sardegna e Valle d’Aosta sono sotto il 60 per cento, la Lombardia è poco sopra la media (71 per cento). Record della Sicilia, Molise e Trentino Alto Adige (più dell’80 per cento), bene il Lazio (77 per cento), ma i dati di copertura stridono con quelli dell’adozione: è nel Nord Ovest la quota di abbonati maggiore alla banda ultra larga e fibra ottica, ma bene anche la provincia di Roma e Barletta-Trani-Andria (adozione superiore al 65 per cento).

Insomma, in zone come la Sicilia c’è tanta copertura ora “sprecata”, con pochi abbonati. “Lo sviluppo Ftth (fibra ottica nelle case) ha interessato in modo uniforme aree bianche, grigie e nere – ha detto Lasorella - , anche se la realizzazione nelle aree grigie e nere procede più lentamente rispetto ai piani dichiarati. Il 25,7% della copertura Ftth esistente è stata realizzata nel 2024?. Si pensi che nel 2023 la copertura era solo il 59 per cento delle famiglie, quindi l’Italia sta facendo nel complesso un balzo in avanti (sebbene diseguale, come detto).

La relazione Agcom certifica in effetti anche un incremento degli investimenti nelle infrastrutture TLC del +8,7?%, che ha portato la spesa complessiva a 7,05 miliardi di euro, con ricavi del settore pari all’1,3?% del PIL e una crescita dell’1,9?% della spesa da parte di famiglie.

Il contributo del Pnrr

I soldi dei Comuni digitali vengono invece tutti dal Pnnr e in effetti la Mappa serve a vedere l’impatto del piano pubblico sugli enti locali. Già è singolare che al questionario governativo abbia risposto solo il 49 per cento dei Comuni, già in questo evidenziando un ritardo di molti territori. Rappresentano comunque il 75?% della popolazione nazionale. Il quadro è chiaro: oltre il 90?% dei Comuni ha avviato progetti PNRR per la digitalizzazione, con 7.616 enti (il 96?%) che hanno iniziato la migrazione al cloud tramite la piattaforma PA digitale 2026, finanziata con circa 697 milioni di euro, e 3.577 Comuni (68?%) che hanno completato la migrazione, per un investimento di 270 milioni.

Il 70?% dei Comuni ha avviato la dismissione dei server locali, con un 23?% che ha già completato tale fase. Ma tra i comuni che non hanno ancora completato la dismissione, molti continuano a utilizzare server di età avanzata, con il 15% ancora in uso da più di dieci anni.

Avanza lo Spid

Sul fronte dei servizi digitali, la digitalizzazione avanza: Spid/Cie è attiva nel 75?% dei Comuni, l’App IO nel 79?% e PagoPA nel 78?%, mentre le notifiche Send (ad esempio per tributi da pagare) raggiungono l’88?% degli enti. Il 75?% dei Comuni ha inoltre informatizzato determine e delibere, e oltre il 70?% offre online servizi demografici, urbanistici, scolastici e tributi. ”Al tempo stesso emerge però come necessità diffusa il bisogno di digitalizzare maggiormente i processi interni legati alla loro erogazione (oltre il 40% degli enti dichiara infatti di aver digitalizzato solo il front-office dei servizi)”, si legge nella sintesi offerta dal dipartimento transizione digitale.

“La digitalizzazione è un potente motore di innovazione, ci permette di avere una pubblica amministrazione più efficiente, trasparente e vicina alle esigenze di tutti i cittadini – evidenzia il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi – Un processo che vede nei Comuni il primo luogo di sperimentazione. I dati recenti lo confermano: grazie agli importanti investimenti del Pnrr, stiamo rafforzando la nostra ‘maturità digitale’ e rendendo le nostre infrastrutture più moderne e funzionali”.

“Il Pnrr – rimarca il presidente dell’Anci – ha dato una spinta decisiva, ma occorre continuare a investire in infrastrutture e, soprattutto, nella formazione e nella crescita delle competenze del nostro personale affinché ci sia una vera transizione digitale, completa e duratura per il bene delle nostre comunità”.

La gestione dell’ICT risulta essere principalmente affidata a fornitori esterni (per il 75%) e molte delle figure- chiave previste negli organigrammi degli enti hanno per lo più profili amministrativi (nei piccoli comuni si tratta del 66%). Le barriere principali percepite dai comuni rispetto alla trasformazione digitale riguardano la carenza di risorse economiche e umane per gestire processi di cambiamento, anche nei grandi Comuni.

Situazione simile nelle reti internet. Le realtà più piccole, soprattutto quelle situate in zone rurali o meno servite, sono ancora su connessioni lenti. Oltre l’80% dei comuni con meno di 5.000 abitanti ha contratti che prevedono velocità inferiori ai 100 Mbps, con il 30% che si trova sotto i 10 Mbps.

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