L’altra tagliola di Trump: scattano il primo agosto anche i dazi per settore
dal nostro inviato Filippo SantelliBRUXELLES – Donald Trump vuole trasformare il primo agosto in un nuovo show tariffario, un nuovo giorno di liberazione commerciale degli Stati Uniti. Per questo la Casa Bianca sta preparando una doppia tagliola per i partner: a fianco ai dazi “reciproci” per un centinaio di Paesi raggiunti dalle famose letterine, tra cui quelli per l’Europa al 30%, potrebbe far scattare anche una parte dei nuovi dazi su singoli settori strategici, che si aggiungeranno a quelli già in vigore su acciaio e alluminio (50%) e automobili (25%).
Rame, elettronica e farmaci
Sono le tariffe basate sulla Sezione 232, sono motivate dall’obiettivo di garantire l’autonomia produttiva degli Stati Uniti — questione di sicurezza nazionale — e hanno una base giuridica più solida …
BRUXELLES – Donald Trump vuole trasformare il primo agosto in un nuovo show tariffario, un nuovo giorno di liberazione commerciale degli Stati Uniti. Per questo la Casa Bianca sta preparando una doppia tagliola per i partner: a fianco ai dazi “reciproci” per un centinaio di Paesi raggiunti dalle famose letterine, tra cui quelli per l’Europa al 30%, potrebbe far scattare anche una parte dei nuovi dazi su singoli settori strategici, che si aggiungeranno a quelli già in vigore su acciaio e alluminio (50%) e automobili (25%).
Rame, elettronica e farmaci
Sono le tariffe basate sulla Sezione 232, sono motivate dall’obiettivo di garantire l’autonomia produttiva degli Stati Uniti — questione di sicurezza nazionale — e hanno una base giuridica più solida di quelle reciproche perché richiedono un’indagine preliminare da parte del dipartimento del Commercio. Al momento ce ne sono addirittura sette in ballo.
Le prime ad essere annunciate, probabilmente già nei prossimi giorni, dovrebbero essere quelle su rame e derivati, che Trump ha detto saranno al 50%, e quelle sul legname. Ma secondo Bloomberg il presidente starebbe spingendo per averne anche altre pronti per il giorno della liberazione 2.0 e i dossier immediatamente successivi sono pesantissimi. Da un lato c’è l’elettronica, categoria ampissima nella quale verranno compresi sia i chip che i dispositivi di elettronica di consumo come smartphone e Pc. Dall’alto i farmaci, prima voce di export dell’Europa verso gli Stati Uniti. Qui l’idea di Trump è partire con delle tariffe basse, in modo da dare tempo alle aziende di spostare le loro fabbriche negli States, per poi alzarle — ha detto — fino al 200%. Colpiranno sia i farmaci che i principi attivi usati per produrli, anche se la lista va compilata con estrema attenzione per assicurarsi che non si verifichino crisi di approvvigionamento negli Stati Uniti. Infine, ci sono le tre indagini “Sezione 232” più fresche e più lontane dalla conclusione, cioè quelle su camion pesanti, materie prime critiche, aerei e motori.
L’Europa spalle al muro
È questo doppio colpo minacciato da Trump ad aver messo spalle al muro l’Europa. Fino a dieci giorni fa Bruxelles pensava ancora di poter strappare una tariffa base del 10%, come il Regno Unito, e di poter ottenere ampie esenzioni dalle tariffe settoriali, in particolare su auto e farmaci. Il presidente — che ha preso in mano il negoziato — vuole invece una base più alta, del 20%, e non intende escludere alcun prodotto. Neppure garantire che le tariffe settoriali non saranno più alte di quelle base. Anzi, negli ultimi giorni gli americani hanno minacciato una nuova e più elevata tariffa specifica anche sui beni agroalimentari.
Ora la Commissione aspetta che una arrivi nuova proposta da Washington. Ma con queste premesse, e questo approccio di Trump, le speranze di arrivare a un’intesa accettabile (equa non se ne parla) entro il primo agosto si sono molto ridotte. Anche per questo tra i 27 Paesi — a cui il Commissario Sefcovic ha riferito venerdì di ritorno da Washington — sembra che stia cambiando l’orientamento sulla strategia. Finora, nel timore di alimentare una escalation e compromettere le trattative, l’Europa ha deciso di tenere in sospeso i due pacchetti di controtariffe sui beni americani già pronti — rispettivamente da 21 e 72 miliardi di euro. Venerdì invece nella riunione a porte chiuse degli ambasciatori la Germania, fino ad oggi alla guida del partito delle colombe, a chiedere di mettere sul tavolo lo strumento anticoercizione economica, l’arma più potente di cui l’Europa dispone per minacciare e se necessario rispondere, perché permetterebbe di colpire il settore dei servizi — dal digitale in giù — in cui gli Stati Uniti hanno un enorme avanzo commerciale. A questa proposta tedesca neppure l’Italia ha obiettato, solo Ungheria e Irlanda resterebbero contrarie.
Martedì, quando mancheranno dieci giorni al fatidico primo agosto, a Bruxelles è prevista una nuova riunione dei 27 ambasciatori. E in mancanza di — improbabili — aperture trumpiane governi e Commissione dovranno scegliere se cambiare ufficialmente registro.