Fenomeno flaring: come e perché ogni anno sprechiamo 63 miliardi di dollari di energia (inquinando)
di Massimo FerraroROMA – Nel 2024 sono stati bruciati più di 150 miliardi di metri cubi di gas, pari a circa 63 miliardi di dollari di energia per il mercato mondiale, in aumento di 3 miliardi di metri cubi rispetto all’anno precedente. A segnalare il peggioramento dei numeri del gas flaring è la Banca Mondiale, che tiene traccia di quanto gas in eccesso viene bruciato inutilmente dalle compagnie petrolifere durante le attività estrattive.
Una enorme fonte di spreco di gas naturale e di inquinamento su cui da tempo le istituzioni hanno sollecitato interventi, ma spesso alle aziende costa meno disfarsi semplicemente del gas che stoccarlo e rivenderlo. In alcuni casi invece il flaring è necessario a garantire la sicurezza dei lavoratori dell’impianto, perché permette di abbassare la pressione …
ROMA – Nel 2024 sono stati bruciati più di 150 miliardi di metri cubi di gas, pari a circa 63 miliardi di dollari di energia per il mercato mondiale, in aumento di 3 miliardi di metri cubi rispetto all’anno precedente. A segnalare il peggioramento dei numeri del gas flaring è la Banca Mondiale, che tiene traccia di quanto gas in eccesso viene bruciato inutilmente dalle compagnie petrolifere durante le attività estrattive.
Una enorme fonte di spreco di gas naturale e di inquinamento su cui da tempo le istituzioni hanno sollecitato interventi, ma spesso alle aziende costa meno disfarsi semplicemente del gas che stoccarlo e rivenderlo. In alcuni casi invece il flaring è necessario a garantire la sicurezza dei lavoratori dell’impianto, perché permette di abbassare la pressione del gas in eccesso, ma più spesso viene praticato in mancanza di alternative.
Gas flaring, i Paesi responsabili
Russia, Iran, Iraq, Stati Uniti, Venezuela, Algeria, Libia, Messico e Nigeria insieme sono responsabili di tre quarti del gas flaring mondiale. Nella maggior parte dei casi, le compagnie coinvolte sono di proprietà statale. La Norvegia, per fare un esempio, “brucia” 18 volte meno gas degli Stati Uniti e 228 meno del Venezuela. Lo spreco di gas per flaring è aumentato per il secondo anno consecutivo (da 60 a 63 miliardi di dollari di energia) e ha raggiunto il punto più alto dal 2007, nonostante gli sforzi per ridurlo. A causa di questa pratica, nel 2024 sono stati immessi nell'atmosfera oltre 389 milioni di tonnellate di Co2 di cui 46 milioni provenienti da metano, uno dei gas serra più potenti. quasi quanto rilascia un Paese come la Francia in un anno.
Perché è aumentato il gas flaring
Secondo gli analisti, senza un vero sistema sanzionatorio e di incentivi sarà difficile ottenere una vera riduzione del fenomeno. In molti casi, le norme per prevenire la pratica sono inefficaci e troppo deboli, con le compagnie che non sono incentivate a smettere perché non devono pagare per l'inquinamento che causano. Di più, quando il flaring non si impone per tutelare la sicurezza degli impianti viene comunque praticato perché è spesso più economico bruciare il gas che stoccarlo, trasportarlo, processarlo e venderlo.
Dal 2012, i Paesi che hanno aderito all'iniziativa Zrf hanno ottenuto una riduzione media del 12% dell'intensità del flaring, mentre quelli che non l'hanno fatto hanno registrato un aumento del 25%. Per accelerare i progressi, la Partnership Global Flaring and Methane Reduction (Gfmr) della Banca Mondiale sostiene progetti di riduzione del metano e del flaring attraverso sovvenzioni catalizzatrici, assistenza tecnica, servizi di consulenza per la riforma di politiche e normative, capacity building e rafforzamento istituzionale. Ad esempio, in Uzbekistan, la Gfmr ha stanziato 11 milioni di dollari per individuare e riparare le perdite di metano nella rete di trasporto del gas, riducendo le emissioni di metano di 9 mila tonnellate all'anno e potenzialmente raggiungendo le 100 mila tonnellate all'anno.