«A 26 anni ho avuto il primo attacco di gastrite e a 32 anni avevo già i capelli bianchi perché lavoravo venti ore al giorno. Ma non mi obbligava nessuno, è stata una mia libera scelta». (Auto)ritratto del banchiere d’affari da giovane. Perché questo Francesco Canzonieri, 46 anni e da quattro a capo del private equity Nextalia, è un esemplare — finanziariamente parlando — diverso da tutti gli altri dello zoo di piazza Affari.
Il profilo underdog
Una carriera di primissimo piano nelle banche d’affari internazionali — Goldman Sachs, Barclays, Mediobanca, fino alla decisione di mettersi in proprio quattro anni fa — e una rete di relazioni fittissima conquistata non a dispetto, ma proprio grazie a un profilo da vero “underdog”. «Sono nato e cresciuto a Reggio Calabria, mio padre pescatore. A casa eravamo quattro figli — io e le mie tre sorelle — mia nonna, la sorella di mio padre, che era disabile e ho visto sempre in sedia a rotelle, e la sorella di mia nonna. Quando arrivavano anche i …
«A 26 anni ho avuto il primo attacco di gastrite e a 32 anni avevo già i capelli bianchi perché lavoravo venti ore al giorno. Ma non mi obbligava nessuno, è stata una mia libera scelta». (Auto)ritratto del banchiere d’affari da giovane. Perché questo Francesco Canzonieri, 46 anni e da quattro a capo del private equity Nextalia, è un esemplare — finanziariamente parlando — diverso da tutti gli altri dello zoo di piazza Affari.
Il profilo underdog
Una carriera di primissimo piano nelle banche d’affari internazionali — Goldman Sachs, Barclays, Mediobanca, fino alla decisione di mettersi in proprio quattro anni fa — e una rete di relazioni fittissima conquistata non a dispetto, ma proprio grazie a un profilo da vero “underdog”. «Sono nato e cresciuto a Reggio Calabria, mio padre pescatore. A casa eravamo quattro figli — io e le mie tre sorelle — mia nonna, la sorella di mio padre, che era disabile e ho visto sempre in sedia a rotelle, e la sorella di mia nonna. Quando arrivavano anche i fidanzati delle mie tre sorelle eravamo in dodici a mangiare in 70 metri quadri, con il pesce che portava a casa mio padre. Se hai voglia di sbatterti, di fare, di lavorare, i risultati nella vita poi arrivano; se tu ti aspetti di stare seduto e pretendere, no».
È con questa fame che Canzonieri è cresciuto, coltivando la sua diversità come una risorsa, uno strumento in più per conquistare un mondo che non gli apparteneva certo per diritto di nascita. Quattro anni di attività autonoma — la sua Sgr è partita nell’aprile 2021 — nel private equity e, in tempi più stretti del previsto già 2 miliardi di asset in gestione, Nextalia ha oggi sei fondi, ciascuno specializzato nell’investimento in una particolare fase della vita aziendale. Una serie di partecipazioni che solo per il primo fondo — 800 milioni di raccolta e focus sulle medie imprese — va dalla formazione digitale con Digit’Ed — nata da una costola della formazione di Intesa Sanpaolo — alla piattaforma di soluzioni assicurative per il Wealth management Firstance (che sta vendendo), alla Diagram, società di agritech gemmata da una partecipata di Bonifiche Ferraresi, «e di cui abbiamo portato l’ebitda da 5 a 27 milioni», già venduta.
«L’idea, fin dall’inizio, non era di creare l’ennesimo fondo di private equity, ma un fondo che avesse varie strategie e un obiettivo comune, ossia fornire finanza, che sia sotto forma di equity o di liquidità, alle piccole e medie aziende italiane: da quelle per le medie imprese, al turnaround, passando per le startup; adesso stiamo lanciando un fondo per fare credito “performing” alle aziende, là dove oggi le banche non possono arrivare per problemi regolamentari. Del resto non voglio certo andare in competizione con i miei investitori». Ecco, gli investitori. Scorrere la lista dei soci Nextalia provoca una certa vertigine: tra i fondatori Intesa Sanpaolo, il cui ad Carlo Messina ha sempre apprezzato Canzonieri, l’onnipresente Francesco Micheli, la Unipol di Carlo Cimbri e Bonifiche Ferraresi. E poi, a seguire, la Confindustria guidata da Emanuele Orsini — con un impegno inedito che ha fatto storcere il naso a qualche associato — l’Istituto atesino di sviluppo, l’ente previdenziale dei medici Enpam; a fine 2024 entra la Holding Italiana Quattordicesima di Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi e negli ultimi mesi si aggiungono la Finprog della famiglia Doris, il gruppo Gavio e Angelo Moratti. Nomi che fanno ancora più impressione se letti in questi giorni, mentre il patto tra soci di Mediobanca si sgretola e piazzetta Cuccia — dove Canzonieri ha fatto i suoi ultimi cinque anni da manager, arrivando a diventare co-head del Corporate e investment banking — è sotto un attacco che si promette finale. Ma è inutile chiedere commenti e arditi parallelismi, la risposta è il silenzio.
La rete del banchiere, comunque, non si ferma qui. Accanto alla miriade di soci c’è anche uno Strategic Advisory Board, presieduto da Micheli, in cui si trovano fianco a fianco, per fare qualche nome, Gianni Letta ed Emma Marcegaglia, due “power broker” come Gaetano Micciché e Fabrizio Palenzona, ex ambasciatori come Giampiero Massolo o protagonisti della finanza come Massimo Tononi e Alessandro Rivera. «Quello che facciamo di più, rispetto ai private equity tradizionali, è proprio mettere a disposizione delle aziende su cui investiamo, tutto il network istituzionale che abbiamo». Una teoria dimostrata anche dalla pratica che vede passare per Nextalia molte aziende che magari escono dall’orbita di un socio.
Cintura nera di capitalismo relazionale
Eccolo, il famigerato “capitalismo relazionale”, di cui Canzonieri è cintura nera e che non trova assolutamente disdicevole: «Dal mio punto di vista è un valore, specie come se nel nostro caso è trasparente e sotto gli occhi di tutti. E poi è un fattore win-win, nel senso che crea un circolo virtuoso in cui si fa sistema e, grazie alle relazioni, si crea un valore che altrimenti non ci sarebbe. E comunque, per costruire relazioni ci vuole arte e lavoro: io non ne ho ereditate e me le sono create tutte con persone che mi apprezzano per quello che so fare».