La civilissima tradizione estiva della conferenza stampa del cancelliere tedesco con la stampa parlamentare ed estera è stata per Friedrich Merz l’occasione per un bilancio delle sue prime dieci settimane al timone della Germania. E prima di sottoporsi a un’ora e mezza di fuoco di fila di domande, il leader cristianodemocratico ha esordito venerdì scorso con una notizia. I principali istituti economici «stanno rivedendo le stime al rialzo». Un segnale, ha aggiunto, che «abbiamo avviato la svolta economica». A maggio i cinque principali istituti (Ifo, Diw, Kiel Institut, Rwi, Leibniz-Institut) avevano ancora pronosticato un Pil allo 0,1 per cento per l’anno in corso all’1,3 per cento per il 2026. E avevano puntato il dito su «problemi strutturali» da affrontare con urgenza, anzitutto un sistema sociale «che dovrà essere rapidamente adeguato ai cambiamenti demografici» per scongiurare aumenti insostenibili dei contributi. La Germania, insieme all’Italia, è il paese in Europa che sta inv…
La civilissima tradizione estiva della conferenza stampa del cancelliere tedesco con la stampa parlamentare ed estera è stata per Friedrich Merz l’occasione per un bilancio delle sue prime dieci settimane al timone della Germania. E prima di sottoporsi a un’ora e mezza di fuoco di fila di domande, il leader cristianodemocratico ha esordito venerdì scorso con una notizia. I principali istituti economici «stanno rivedendo le stime al rialzo». Un segnale, ha aggiunto, che «abbiamo avviato la svolta economica». A maggio i cinque principali istituti (Ifo, Diw, Kiel Institut, Rwi, Leibniz-Institut) avevano ancora pronosticato un Pil allo 0,1 per cento per l’anno in corso all’1,3 per cento per il 2026. E avevano puntato il dito su «problemi strutturali» da affrontare con urgenza, anzitutto un sistema sociale «che dovrà essere rapidamente adeguato ai cambiamenti demografici» per scongiurare aumenti insostenibili dei contributi. La Germania, insieme all’Italia, è il paese in Europa che sta invecchiando più rapidamente. E un dato uscito proprio in questi giorni, quello di un calo ulteriore del tasso di nascita a 1,35 figli per ogni donna, impensierisce ulteriormente.
La ricetta investimenti
Ma per ora il governo Merz preferisce concentrarsi su altri nodi che imbrigliano il Paese, come la cronica mancanza di investimenti che si è riflessa in questi ultimi decenni in un crollo della qualità delle infrastrutture. E sta cercando di affrontare un altro problema cruciale messo in evidenza anche dagli istituti economici: i prezzi energetici eccessivi. Per l’industria manifatturiera energivora della prima economia europea, un fardello enorme.
La Germania potrebbe sfilarsi dalle secche della recessione in cui si è infilata due anni e mezzo fa, di questo il cancelliere resta convinto. In campagna elettorale, Merz aveva promesso una crescita del 2% nel medio termine, aveva annunciato di voler trasformare la Germania di nuovo nella «locomotiva della crescita». Se riuscirà a mantenere la promessa elettorale sarà anzitutto merito della mega dote a debito che il suo governo si è concesso ancora prima di insediarsi, ossia del maxi piano di investimenti da 500 miliardi di euro e dell’impegno di un aumento della spesa per la difesa e la sicurezza fino al 5 per cento del Pil che otterrà emendando il freno al debito iscritto nella costituzione. E nelle scorse settimane, il programma economico della coalizione tra conservatori e socialdemocratici ha anche cominciato a prendere forma. Deludendo qualcuno. Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha annunciato 115 miliardi di investimenti che serviranno, intanto, a «migliorare ciò che per anni è stato trascurato».
Proprio uno dei settori più malandati, quello delle ferrovie, sarà il primo a beneficiare di investimenti per «ammodernarlo e renderlo più efficiente». La parte da leone dei 22 miliardi prevista per gli investimenti in infrastrutture per l’anno in corso, ossia 10,5 miliardi, potrebbe essere destinato proprio alla Deutsche Bahn, nota per i suoi cronici ritardi dovuti spesso a difetti infrastrutturali. Altre spese per aggiornare quest’ambito riguarderanno l’ampliamento della banda larga e la modernizzazione di strade e ponti. Negli anni a venire, la quota di investimenti in infrastrutture dovrebbe salire a 35 miliardi all’anno. E rispetto al 2023, questo capitolo di spesa crescerà già quest’anno del 55 per cento.
bollette della discordia
Un altro ambito su cui punta il vicecancelliere socialdemocratico è la scuola. L’intenzione è quella di aumentare l’offerta delle lezioni pomeridiane e migliorare la digitalizzazione. Un terzo settore che godrà di una robusta iniezione di denaro è quello della ricerca e innovazione «che sono il fondamento di ciò che renderà forte il nostro Paese nei prossimi anni». E il governo intende anche puntare sull’edilizia: bisogna costruire in modo «più efficiente» e «meno caro», ha sottolineato il vicecancelliere.
Una delle prime crisi nella maggioranza è scoppiata invece sugli sconti sulle bollette energetiche, che erano state promesse sia alle famiglie sia alle imprese. Ma quest’anno il governo ha deciso di non strapazzare troppo le finanze pubbliche e di limitare gli sconti in bolletta, intanto, ad alcune aziende. Un sondaggio dell’associazione delle piccole e medie aziende Bvmw, ha rivelato nei giorni scorsi che l’87% ritiene “sbagliato” non abbassare i costi delle bollette a tutte le imprese. Ma intanto Berlino ha ottenuto un importante risultato a Bruxelles, dove gli sgravi sono finiti sotto la lente della Commissione europea che deve valutare la legittimità di questo tipo di aiuto di Stato. E la buona notizia è che nei giorni scorsi la ministra dell’Economia Katherina Reiche (che fa parte della Cdu) ha incassato il via libera da Bruxelles.
Sgravi alle imprese
Tra le misure più attese, scolpite nero su bianco nel contratto di coalizione, ci sono le riduzioni delle tasse per le imprese. E Berlino ha già fatto approvare un ambizioso pacchetto di sgravi che prevede mega detrazioni da 30% sugli investimenti da subito e per tre anni. Mentre dal 2028 l’imposta sui redditi delle imprese sarà ridotta di un punto all’anno per cinque anni. Entro il 2029 gli sgravi varranno circa 50 miliardi. Qualcuno lamenta che la riforma dell’Irpef tedesca comincerà tardi, tra tre anni, ma il governo Merz vuole concentrare gli sforamenti di bilancio, intanto, su altre poste. Va poi ricordato che un riordino delle imposte non è una tantum, ma incide in modo strutturale sugli incassi dell’erario. Un ricco capitolo è dedicato alla difesa: Merz si è affrettato ad accontentare Trump con un incremento delle spese militari, e la Germania ha adottato lo stesso schema di quasi tutti i partner Nato in Europa. Entro il 2029 quel capitolo di spesa si arricchirà dunque di un 3,5% concentrato sulle spese militari in senso stretto, mentre un altro 1,5% sarà costituito da investimenti in infrastrutture legate alla difesa e alla sicurezza.