Parchi divertimento: “Ora diventano ibridi e coperti”
di Diego Longhin«Il cambiamento climatico influenzerà i luoghi del divertimento. E li cambierà in modo strutturale, modificando in maniera profonda le esperienze che si vivranno e che saranno sempre più ibride». A raccontare le nuove tendenze è il presidente dell’associazione internazionale dei parchi divertimento e attrazioni, Massimiliano Freddi. Per la prima volta un italiano alla guida di una sigla, la Iaapa, che ha 107 anni di vita. Un segno di quanto il Paese abbia peso nel settore a livello globale. Il 2025 è un anno particolare, uno di quelli in cui si festeggiano alcune attrazioni nel mondo, come Disneyland, che compie 70 anni, e a livello nazionale Gardaland, che due giorni fa ha tagliato il mezzo secolo di vita. La carriera di Freddi è iniziata nel marketing e nell’ufficio stampa per il mercato italiano di Disneyland Paris. Poi è entrato a far parte di Leolandia e nel 2018 il salto imprenditoriale, fondando Wonderwood: un parco avventura e divertimenti a…
«Il cambiamento climatico influenzerà i luoghi del divertimento. E li cambierà in modo strutturale, modificando in maniera profonda le esperienze che si vivranno e che saranno sempre più ibride». A raccontare le nuove tendenze è il presidente dell’associazione internazionale dei parchi divertimento e attrazioni, Massimiliano Freddi. Per la prima volta un italiano alla guida di una sigla, la Iaapa, che ha 107 anni di vita. Un segno di quanto il Paese abbia peso nel settore a livello globale. Il 2025 è un anno particolare, uno di quelli in cui si festeggiano alcune attrazioni nel mondo, come Disneyland, che compie 70 anni, e a livello nazionale Gardaland, che due giorni fa ha tagliato il mezzo secolo di vita. La carriera di Freddi è iniziata nel marketing e nell’ufficio stampa per il mercato italiano di Disneyland Paris. Poi è entrato a far parte di Leolandia e nel 2018 il salto imprenditoriale, fondando Wonderwood: un parco avventura e divertimenti a Trarego Viggiona, nel Verbano-Cusio-Ossola, sul lago Maggiore.
Freddi, come stanno cambiando le strutture per il divertimento a livello mondiale?
«Sempre più complessi, per sfuggire alle situazioni climatiche estreme, dal caldo alle bombe d’acqua, iniziano a essere coperti. Per questo vengono riutilizzati spazi commerciali o industriali abbandonati, un modo anche per non occupare spazi verdi vergini, ma trasformare l’esistente. In Cina, poi, si sta assistendo ad un riuso che definirei ibrido: rispetto al passato gli spazi dedicati al retail nei centri commerciali diminuiscono a favore di aree dedicate al leisure. Un innesto che fa rifiorire anche il commerciale che, però, non diventa più la calamita per il pubblico, ma una parte secondaria. Le persone sono attratte dall’esperienza da vivere».
Riduttivo quindi parlare di parchi divertimento...
«Certo, sono definizioni che appartengono al ‘900. Voglio fare un esempio di come si trasformerà il settore. Vicino a Città del Messico, metropoli da 9 milioni di persone, ha aperto un complesso chiamato Kinezis. È al 50 per cento una palestra e per l’altro 50 per cento un polo del divertimento, tra simulatori, percorsi sospesi e avventura. Il confine tra mi iscrivo in palestra e vado a divertirmi con gli amici non c’è più. Questo sarà il futuro e fra dieci anni definire il settore in cui lavoriamo sarà davvero sempre più difficile».
Qual è lo stato di salute del comparto in Italia?
«È in supersalute e cresce non solo come numeri, ma anche e moltissimo come investimenti, così come a livello globale. Nel comparto ricettivo rispetto ad alberghi, terme e musei, noi investiamo sempre. Siamo delle eterne start up che ogni anno usano tanti soldi per creare ancora più attrazioni e rafforzare le destinazioni. Una decina di anni fa uscì un libro, dal titolo provocatorio: “Verona, provincia di Gardaland”. Titolo che però rendeva bene l’idea dell’impatto positivo per l’area dei parchi a tema. Io ho aperto un complesso a 1000 metri sulla montagna che si affaccia sul lago Maggiore, una zona che non era frequentata, pur essendo bellissima. Di colpo siamo diventati la prima destinazione del territorio».
Nonostante questo siete considerati un po’ la Cenerentola del ricettivo in Italia...
«Di certo non siamo la Bella Addormentata. Il primo parco a tema in Italia fu costruito a Napoli, Edenlandia. Tutti dicono che il fondatore di Gardaland, Furini, si ispirò a Disneyland. In realtà andò a Fuorigrotta per vedere come si faceva un parco. Un italiano su due frequenta abitualmente le strutture a tema, stiamo parlando di 30 milioni di persone secondo i nostri calcoli, 21 quelli certificati dalla Siae. Gardaland è nella Top Ten europea, eppure siamo ancora qua a dover spiegare cos’è un parco, cos’è un attrattore turistico, e così via. Cosa che non accade in altri Paesi della Ue, dove invece il settore siede da sempre ai tavoli dei ministeri. Qualche cosa si muove, grazie anche al gran lavoro dell’associazione nazionale, Assoparchi, guidata da Luciano Pareschi. Lo scorso anno per la prima volta da quando sono nel settore, in pratica da 25 anni, un ministro, Daniela Santanché, ha partecipato alla convention nazionale».