Terre rare, auto e commercio. Tra Cina e Ue un vertice vuoto, non decolla l’asse anti Usa
di Filippo SantelliROMA - Ma l’Europa cosa si aspetta da questo vertice con la Cina? “Un dialogo aperto e diretto - risponde un funzionario di Bruxelles - in cui la Cina comprenda le nostre richieste e lamentele. E non è poco”. Forse non è poco, ma di certo premesse e aspettative per il 24 luglio erano altre.
Qualche mese fa, mentre Trump iniziava a scatenare la sua guerra commerciale, l’Europa aveva fatto un’apertura di credito a Pechino, accettando di spostare da Bruxelles a Oriente il loro vertice bilaterale pur di assicurarsi la presenza del grande capo Xi Jinping. Era un momento in cui la potenza comunista, temendo di restare isolata, invocava cooperazione globale contro il bullo americano. E l’idea europea era che questo potesse portare a un riavvicina…
ROMA - Ma l’Europa cosa si aspetta da questo vertice con la Cina? “Un dialogo aperto e diretto - risponde un funzionario di Bruxelles - in cui la Cina comprenda le nostre richieste e lamentele. E non è poco”. Forse non è poco, ma di certo premesse e aspettative per il 24 luglio erano altre.
Qualche mese fa, mentre Trump iniziava a scatenare la sua guerra commerciale, l’Europa aveva fatto un’apertura di credito a Pechino, accettando di spostare da Bruxelles a Oriente il loro vertice bilaterale pur di assicurarsi la presenza del grande capo Xi Jinping. Era un momento in cui la potenza comunista, temendo di restare isolata, invocava cooperazione globale contro il bullo americano. E l’idea europea era che questo potesse portare a un riavvicinamento, dopo anni di rapporti congelati, e magari a qualche concessione cinese su eccesso di capacità produttiva, apertura del mercato, investimenti reciproci e magari perfino un po’ di pressione sull’alleato Putin.
E invece, alla vigilia dello sbarco dei vertici europei a Pechino, il gelo è di nuovo assoluto. Giovedì prossimo si salveranno le apparenze, per non guastare del tutto il 50esimo compleanno dei rapporti bilaterali. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione von der Leyen avranno un incontro e un pranzo di lavoro con Xi, quando fino a qualche ora fa il leader cinese sembrava addirittura voler delegare l’intero impegno al suo numero due Li Qiang.
Ma il dialogo economico e commerciale è stato cancellato, riducendo da due a un giorno la durata del summit, perché su quel fronte le parti non si sono avvicinate di un centimetro.
Anzi: la Cina nel frattempo ha bloccato l’esportazione delle terre rare e - nonostante dichiari una riapertura - non ha ancora attivato un sistema affidabile per concedere le relative autorizzazioni. Ha vinto o almeno pareggiato il suo primo round con gli Stati Uniti. E non ha dato segnali concreti di voler rivedere il suo modello economico che sussidia le imprese e inonda il mondo di esportazioni.
Certo, anche von der Leyen nelle ultime settimane è tornata falco, forse anche per guadagnare crediti nel negoziato con gli Stati Uniti. All’ultimo G7 ha attaccato dritta le pratiche di "dominio, creazione di dipendenza e ricatto” del Dragone. L’ipotesi di rivedere le tariffe imposte dall’Europa sui veicoli elettrici cinesi, trasformandole in un più morbido prezzo minimo, non pare più sul tavolo. In compenso Bruxelles ha escluso le aziende medicali cinesi dagli appalti pubblici, e la Cina avviato un’indagine per presunti sussidi su maiale e prodotti caseari europei.
Resta questo vertice, che non potrebbe arrivare in un momento più delicato: quando le massime autorità dell’Unione atterreranno a Pechino mancherà giusto una settimana al fatidico primo agosto, data in cui scattano i dazi americani. “Fissando il summit prima di ottenere qualcosa l’Europa si è messa in una trappola”, dice Alicia García-Herrero, economista e senior fellow del think tank Bruegel, esperta di rapporti tra Bruxelles e Pechino. “La Cina non ha bisogno di concedere nulla all’Europa e l’Europa nessuna leva per poterla condizionare”.
Nelle ultime ore Pechino sta comunque insistendo per diffondere a fine giornata un comunicato congiunto centrato sui temi ambientali. L’ultimo risale al 2020, poi il summit bilaterale si è sempre concluso senza parole comuni, l’anno scorso non si è neppure tenuto: sarebbe utile alla Cina per mostrare al mondo e ai suoi cittadini l’America si sta isolando.
Funzionari europei confermano che il documento è sul tavolo, la discussione in corso ("si vedrà”). Ma il rischio - dice García-Herrero - è esporsi sul piano politico per un tema certo importante, ma al momento secondario: “Mi auguro che l’Europa decida di non firmarlo”.
Quando invece una dichiarazione congiunta ci sarà di certo è il giorno prima - mercoledì prossimo - in Giappone, dove Costa e von der Leyen incontreranno il primo ministro Ishiba. Si dirà che Bruxelles e Tokyo, il suo principale partner in Asia, vogliono rafforzare la loro cooperazione in chiave di sicurezza, di investimenti e commerci e nella difesa dell’ordine multilaterale basato sulle regole.
Ci sarà uno scambio di idee sui rispettivi negoziati con Trump, dove entrambi sono spalle al muro, ma senza un reale coordinamento e soprattutto senza alzare i toni. Sarà invece esplicita la condanna per chi compete slealmente e supporta la Russia, cioè per la Cina.