BERLINO – “Questo è il tempo del negoziato e non delle ritorsioni”: dopo aver incontrato la sua omologa tedesca, Katherina Reiche, il ministro per le imprese il made in Italy Adolfo Urso parla di una concordanza di vedute con Berlino sull’atteggiamento da adottare sui dazi minacciati da Trump. La posizione italiana, in particolare, resta morbida. “Se mi chiede se siamo favorevoli al bazooka, al meccanismo anti-coercizione che è stato ideato nei confronti di avversari sistemici nel caso di una pressione su Paesi europei, io credo che non possiamo neanche immaginare una soluzione di questo tipo”.
In nessun caso, questo il punto di vista del governo Meloni, la Ue può scatenare «una guerra commerciale permanente contro gli Stati Uniti». Niente baz…
BERLINO – “Questo è il tempo del negoziato e non delle ritorsioni”: dopo aver incontrato la sua omologa tedesca, Katherina Reiche, il ministro per le imprese il made in Italy Adolfo Urso parla di una concordanza di vedute con Berlino sull’atteggiamento da adottare sui dazi minacciati da Trump. La posizione italiana, in particolare, resta morbida. “Se mi chiede se siamo favorevoli al bazooka, al meccanismo anti-coercizione che è stato ideato nei confronti di avversari sistemici nel caso di una pressione su Paesi europei, io credo che non possiamo neanche immaginare una soluzione di questo tipo”.
In nessun caso, questo il punto di vista del governo Meloni, la Ue può scatenare «una guerra commerciale permanente contro gli Stati Uniti». Niente bazooka come quello paventato da Emmanuel Macron. Neanche se le trattative fallissero e gli Stati Uniti imponessero dal primo agosto una batosta del 30% di dazi sulle merci europee. Anche in quel caso Urso sostiene che le contromisure dovrebbero essere «comunque responsabili, proporzionali e sostenibili».
Urso ha precisato che la situazione dell’Unione europea “non è paragonabile” con quella della Cina, che dopo aver controminacciato dazi pesantissimi agli Stati Uniti è riuscita a raggiungere un accordo con Donald Trump. “Noi siamo anzitutto il principale alleato degli Stati Uniti sul fronte della sicurezza» e «partecipiamo alla Nato”.
In altre parole, l’Italia e l’Europa non possono permettersi di scatenare una guerra commerciale contro Donald Trump mentre stanno faticosamente cercando di mantenere il filo del dialogo sugli aiuti all’Ucraina, sul futuro delle truppe americane nel Vecchio continente o, più banalmente, sulle garanzie di mutuo soccorso garantite dall’articolo cinque del Trattato della Nato. L’Europa, ha ricordato Urso, “è circondata dalla guerra”.
Privilegiare il dialogo, la strategia di Roma e Berlino
Da una portavoce della ministra Reiche sembra arrivare la conferma di una sintonia con l’Italia sulla postura da adottare - almeno fino al primo agosto - nei confronti di Washington. “Dobbiamo sfruttare ogni margine di negoziato fino alla scadenza”, ci ha detto al telefono. “Ora non bisogna assolutamente parlare di contro-dazi e bisogna mettere ogni sforzo nella trattativa con gli Stati Uniti. I dazi non fanno bene alle nostre economie e danneggerebbero quella tedesca”. Anche per Berlino non è ancora il momento, insomma, di caricare il bazooka.
Sul tema è tornato ieri anche Stefan Kornelius, il portavoce di Friedrich Merz, che effettivamente ha confermato di “non ritenere opportuna” l’adozione di contromisure prima della fine di luglio. Sino ad allora “il tempo va sfruttato per negoziare. Anche se ciò implica che bisogna essere preparati per il dopo”. Ma alle ripetute domande su cosa pensasse della proposta della Francia di adottare il bazooka, dunque le cosiddette “misure anti-coercitive”, il portavoce ha glissato. Merz ne parlerà mercoledì con Macron, quando il presidente francese è atteso a Berlino, e i due ne hanno già parlato al telefono nei giorni scorsi. Nel frattempo il portavoce del cancelliere si limita a ricordare che “la Commissione europea ha delineato le eventuali contromisure, e il governo tedesco sostiene la proposta della Commissione”.