Dazi, arriva l’accordo tra Stati Uniti e Giappone: dazi al 15%, anche sulle auto
Filippo SantelliA otto giorni dalla scadenza del primo agosto, data di entrata in vigore dei nuovi superdazi di Trump, Stati Uniti e Giappone annunciato la chiusura di un accordo commerciale. Prevede una tariffa generalizzata del 15% per tutti i beni giapponesi importati negli Usa (inferiore al 25% minacciato da Trump nella sua “lettera”, ma superiore al 10 in vigore finora), maxi investimenti nipponici negli States e altre facilitazioni commerciali per i beni a stelle e strisce. Si tratta del sesto accordo bilaterale annunciato dagli Stati Uniti, dopo quelli con Regno Unito (tariffe al 10%), Vietnam (20%), Indonesia (19%) e Filippine (19%) e da un certo punto di vista del più significativo, visto che coinvolge la quarta economia del mondo e una potenza esportatrice con un forte surplus verso gli Usa (70 miliardi di dollari nel 2024). Chi ancora sta negoziando con Washington, a cominciare dall’Europa, lo analizzerà con grande attenzione per capire cosa può ottenere e cosa no.
A otto giorni dalla scadenza del primo agosto, data di entrata in vigore dei nuovi superdazi di Trump, Stati Uniti e Giappone annunciato la chiusura di un accordo commerciale. Prevede una tariffa generalizzata del 15% per tutti i beni giapponesi importati negli Usa (inferiore al 25% minacciato da Trump nella sua “lettera”, ma superiore al 10 in vigore finora), maxi investimenti nipponici negli States e altre facilitazioni commerciali per i beni a stelle e strisce. Si tratta del sesto accordo bilaterale annunciato dagli Stati Uniti, dopo quelli con Regno Unito (tariffe al 10%), Vietnam (20%), Indonesia (19%) e Filippine (19%) e da un certo punto di vista del più significativo, visto che coinvolge la quarta economia del mondo e una potenza esportatrice con un forte surplus verso gli Usa (70 miliardi di dollari nel 2024). Chi ancora sta negoziando con Washington, a cominciare dall’Europa, lo analizzerà con grande attenzione per capire cosa può ottenere e cosa no.
Lo sgarbo diplomatico
L’annuncio di Trump ha assunto qualche carattere, se non del giallo, almeno dello sgarbo diplomatico: infatti poco dopo il premier giapponese Shigeru Ishiba, che si appresta ad accogliere a Tokyo i vertici dell’Unione europea per un summit bilaterale, ha fatto sapere che deve “ancora vedere i dettagli dell’accordo”. Una cautela che è durata poche ore e non è sembrata mettere in dubbio che l’intesa fosse stata chiusa, anche considerando che Ryosei Akazawa, il capo negoziatore giapponese all’ottavo viaggio a Washington, aveva twittato “missione completa”. La Borsa di Tokyo ha festeggiato la notizia, chiudendo la seduta con un balzo del 3,59%.
Anche le auto al 15%
Il presidente americano, con un trionfale post nel suo social Truth, lo ha definito "l'accordo forse più importante mai fatto”, che “creerà migliaia di posti di lavoro" negli Stati Uniti. Come detto la tariffa base (quella che la Casa Bianca chiama “reciproca”) sarà del 15%, al conferma che la Casa Bianca punta a mantenerle elevate. Dal punto di vista di Tokyo si tratta comunque di uno scenario migliore rispetto al 25% minacciato solo pochi giorni fa, soprattutto perché saranno tassate al 15% (anziché al 25 oggi applicato a tutto il mondo) anche tutte le esportazioni di automobili e componenti, tra le industrie più importanti del Paese (con 55 miliardi di vendite negli Usa). In cambio, secondo quanto scrive Trump, Tokyo si sarebbe impegnata ad aprire il suo mercato a prodotti americani come le stesse automobili (già ora in realtà esentate da dazi) o il riso, che dovrebbe veder salire le quote di importazioni esenti da tariffe. Restano al 50% invece i dazi su acciaio e alluminio. Ottenere un’esenzione, o più realisticamente una riduzione sui dazi settoriali è anche uno degli obiettivi dell’Europa nel suo negoziato con gli Usa.
Investimenti negli Stati Uniti
Lo stesso presidente americano ha fatto sapere che l’intesa prevede che Tokyo investa 550 miliardi di dollari negli Stati Uniti, citando nello specifico un progetto congiunto per il gas liquefatto in Alaska. La cifra – in puro stile Trump – appare spropositata e non è chiaro come ci si arrivi, anche perché si tratterebbe per la maggior parte di operazioni di aziende private. Il premier Ishiba però ha confermato che ci saranno investimenti in settori strategici come semiconduttori, acciaio, cantieristica, energia, Intelligenza artificiale. Anche Bruxelles sta provando ad ammorbidire i negoziatori americani con promesse di investimento, che Trump ama rivendere ai suoi elettori, ma la particolare natura dell’Unione a 27 le rende ancora più fumose e incerte.
Chi esulta e chi no
La Borsa giapponese, come detto, ha chiuso una seduta euforica: per quanto i dazi siano dolorosi, l’accordo allontana lo spettro di una guerra commerciale aperta e riduce l’incertezza. Incertezza che in Giappone era accresciuta dalla instabilità politica, dopo la batosta subita da Ishiba nelle elezioni elettorali, che probabilmetne lo porterà presto a dimettersi. Sugli scudi i titoli delle case automobilistiche, grazie allo “sconto” incassato: Nissan ha guadagnato l’8%, Honda l’11%, Toyota il 14%, Subaru quasi il 17%. In compenso le tre maggiori case automobilistiche di Detroit – General Motors, Ford e Stellantis, che controlla il marchio Chrysler – hanno espresso forti critiche all'accordo, definendolo un "cattivo affare”. Si trovano di fronte a un paradosso, visto che le importazioni di veicoli che loro costruiscono in Canada o Messico – spesso con una quota notevole di componenti americane – continuano ad essere tassate al 25%, quindi più dei veicoli prodotti in Giappone (privi di componenti americane). Questo fa suonare un campanello d’allarme anche per l’Europa: se la disponibilità americana a ridurre le tariffe settoriali è una buona notizia, gli accordi differenziati che gli Stati Uniti stanno chiudendo rischiano di creare notevoli distorsioni competitive. L’accordo chiuso da Tokyo rischia di far aumentare ancora la pressione sull’Unione.