Dazi, niente spiragli dagli Usa. La Ue in Cina senza sponde
Filippo SantelliLa presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
ROMA – In una pausa del negoziato all’ultimo respiro con gli Stati Uniti, il commissario europeo al Commercio Sefcovic ha sentito l’omologo cinese Wang Wentao. Chiamata «importante», ha detto, in vista degli incontri che domani i massimi vertici Ue avranno a Pechino con il presidente Xi Jinping e il premier Li Qiang. Ma chiamata che dà la misura della distanza tra le parti, visto che Sefcovic definisce il summit un’occasione per «lavorare per un partenariato Ue-Cina più equilibrato, basato su condizioni di parità e maggiore prevedibilità e affidabilità». Dietro alla prima rivendicazione – prevedibilità – si legge l’insoddisfazione per l’uso politico che Pechino fa delle esportazioni di terre rare. Dietro alla seconda – affidabilità – la presa d’atto delle promesse tradite su apertura del mercato ed eccesso di capacità produttiva. La Cina non concede nulla, tanto più dopo aver respinto senza troppi danni l’assalto tariffario di Trump.
ROMA – In una pausa del negoziato all’ultimo respiro con gli Stati Uniti, il commissario europeo al Commercio Sefcovic ha sentito l’omologo cinese Wang Wentao. Chiamata «importante», ha detto, in vista degli incontri che domani i massimi vertici Ue avranno a Pechino con il presidente Xi Jinping e il premier Li Qiang. Ma chiamata che dà la misura della distanza tra le parti, visto che Sefcovic definisce il summit un’occasione per «lavorare per un partenariato Ue-Cina più equilibrato, basato su condizioni di parità e maggiore prevedibilità e affidabilità». Dietro alla prima rivendicazione – prevedibilità – si legge l’insoddisfazione per l’uso politico che Pechino fa delle esportazioni di terre rare. Dietro alla seconda – affidabilità – la presa d’atto delle promesse tradite su apertura del mercato ed eccesso di capacità produttiva. La Cina non concede nulla, tanto più dopo aver respinto senza troppi danni l’assalto tariffario di Trump.
Von der Leyen in Giappone e Cina
La prima tappa del tour asiatico di Ursula von der Leyen e Antonio Costa oggi in Giappone – nel giorno in cui Washington e Tokyo annunciano il raggiungimento di un accordo commerciale con dazi al 15% - sarà decisamente più cordiale.
Su difesa dei liberi commerci e contrasto ai regimi autoritari Bruxelles e Tokyo sono allineate. Nel comunicato congiunto annunceranno un rafforzamento del loro partenariato economico e di sicurezza. Se però l’obiettivo dell’Europa era creare sponde, o addirittura un coordinamento nella risposta a Trump, i risultati sono minimi, come dimostra l’intesa che il Giappone ha raggiunto in queste ore. Bruxelles e Tokyo hanno portano avanti i negoziati in modo del tutto separato con l’obiettivo di limitare i danni. Al Giappone sembra essere in qualche modo riuscito, ma questo aumenta ancora di più la pressione sull’Europa. Entrambi, in ogni caso, saranno attentissimi a non stuzzicare l’orso americano.
Se l’obiettivo di Trump era trasformare l’ordine multilaterale in una somma di rapporti (di forza) bilaterali, pare esserci riuscito: tutti hanno il terrore che il vicino ottenga un accordo migliore. O, almeno, un accordo.
Gli Usa: il primo agosto termine ultimo
Europa e Usa continuano a trattare a livello tecnico, ma a otto giorni dalla data limite non si vedono spiragli. Il rilancio di Trump, che vuole tariffe base almeno al 15% e tariffe settoriali pure più alte, è indigeribile per Bruxelles. La Commissione giudica «improbabile» (leggi: impossibile) un’intesa in settimana e al momento non prevede nuovi contatti politici. Prepara le contromisure, con i 27 Paesi sempre più rassegnati ad attivarle, ma in ogni caso scatteranno solo dopo il primo agosto. Almeno un rinvio è possibile? La Commissione non lo esclude, ma il segretario al Tesoro Usa Bessent - in teoria una “colomba” - ha parlato di «scadenza piuttosto rigida», anche se i negoziati potranno proseguire dopo. L’unica apertura, paradossalmente, è per Pechino: lunedì Bessent volerà a Stoccolma per incontrare i cinesi, con l’idea di prorogare la “tregua” che scade il 12 agosto.
Trump: accordo con le Filippine
Trump conta di chiudere e sbandierare vari accordi nei prossimi giorni. Ieri, dopo un incontro con il presidente Marcos Junior, ha annunciato via social quello con le Filippine, spiegando che pagheranno il 19% (uno sconticino di un punto rispetto alla recente “letterina”, ma più del 17% minacciato ad aprile), azzerando in compenso le loro barriere. Subito dopo ha annunciato quello con il Giappone, con tariffe base al 15%. Sono il quarto e il quinto, dopo quelli con Regno Unito (10%), Vietnam (20%) e Indonesia (19%). Bessent ha detto che le entrate americane possono raggiungere i 300 miliardi di dollari l’anno, «un bel numero».