ROMA – La ritirata di Andrea Orcel era stata messa in conto. Ma non ieri, quando fino a pochi minuti prima del comunicato stampa di Unicredit sullo stop all’offerta per Banco-Bpm, a Palazzo Chigi tirava aria di irritazione per l’allungamento dei tempi della scalata deciso dalla Consob. Poi il vento è cambiato. E ora la destra esulta. Con una postilla che una fonte di governo di primo livello mette giù così: «Intanto Agricole sale».
Il riferimento è all’ascesa dell’istituto francese dentro il Banco. Da azionisti ordinari, i transalpini sono saliti gradualmente sopra il 10% e poi hanno scavallato il 15%, posizionandosi al 19,8%. E l’11 luglio hanno comunicato di aver chiesto alla Bce l’autorizzazione a superare la soglia del 20% del capitale. A fianco …
ROMA – La ritirata di Andrea Orcel era stata messa in conto. Ma non ieri, quando fino a pochi minuti prima del comunicato stampa di Unicredit sullo stop all’offerta per Banco-Bpm, a Palazzo Chigi tirava aria di irritazione per l’allungamento dei tempi della scalata deciso dalla Consob. Poi il vento è cambiato. E ora la destra esulta. Con una postilla che una fonte di governo di primo livello mette giù così: «Intanto Agricole sale».
Il riferimento è all’ascesa dell’istituto francese dentro il Banco. Da azionisti ordinari, i transalpini sono saliti gradualmente sopra il 10% e poi hanno scavallato il 15%, posizionandosi al 19,8%. E l’11 luglio hanno comunicato di aver chiesto alla Bce l’autorizzazione a superare la soglia del 20% del capitale. A fianco di Agricole ci sono 12 azionisti francesi, tra cui Banque Postale (3%) e un fondo istituzionale controllato dallo Stato francese, oltre a Bnp Paribas e Natixis che possiedono piccole quote.
Una presenza rilevante che apre lo spazio per una salita collettiva fino al 30%, anche se la richiesta singola di Agricole è stata accompagnata da una precisazione: la volontà di non acquisire né esercitare il controllo su Banco Bpm, mantenendo la propria partecipazione al di sotto della soglia di Opa obbligatoria. È proprio l’intenzione del management della banca a finire al centro del ragionamento che trapela dall’esecutivo ora che Unicredit si è ritirata dalla partita per il controllo della banca guidata da Giuseppe Castagna. Adesso - spiega la stessa fonte - la strada per il controllo del Banco da parte dei francesi si fa in discesa.
La considerazione non è solitaria. Prende forma anche dentro Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. E l’idea è tutto tranne che malgradita. «Crédit Agricole è dentro da tempo e ha già dimostrato di essere legata al territorio e alle piccole e medie imprese molto più di Unicredit», ragionano fonti di FdI.
È proprio qui che insiste la critica più forte all’Ops della banca di Piazza Gae Aulenti. E la stessa questione viene indicata come l’aspetto più importante del passo indietro di Orcel. Alla banca viene rimproverato di essere stata corsara sul credito italiano. Non a caso, infatti, il governo ha deciso di calare la questione dentro il Dpcm sul golden power, lì dove impone a Unicredit e Bpm di non ridurre gli attuali rapporti tra prestiti e depositi in Italia per un periodo di cinque anni. «I francesi hanno dimostrato di essere attaccati al territorio, non hanno chiuso sportelli di Bpm o delle banche collegate», prosegue il ragionamento che trapela da FdI.
Il futuro di uno degli incastri più importanti del risiko bancario è ancora da scrivere. Prima i festeggiamenti per quello che viene considerato un pericolo scampato. Bocche cucite a Chigi così come al Mef, ma a taccuini chiusi fonti dell’esecutivo non nascondono la soddisfazione per la decisione di Orcel.
La reazione a caldo è concentrata sull’analisi delle ragioni che hanno indotto l’amministratore delegato della banca a desistere dall’Ops. E allo stesso tempo sulla validità della strategia messa in campo con l’attivazione dei poteri speciali. La traccia che ieri sera circolava in ambienti di governo recitava così: Orcel ha capito che l’operazione non era più conveniente. Eppure fino a qualche ora prima dell’annuncio sul ritiro dell’offerta, la valutazione dello scenario era ben diversa. Nel mirino è finito il presidente della Consob, Paolo Savona. La decisione di allungare l’Ops era bollata da fonti di Fratelli d’Italia come «una sua impuntatura, un altro mese gratuito per dare una sponda a Orcel». Ma poi il quadro è cambiato, anche se l’irritazione per Savona non è scemata. Ora si guarda ai francesi.