La Bce lascia i tassi invariati dopo 8 tagli, pesano i dazi: “Panorama troppo incerto”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Chiudendo la conferenza stampa prima della pausa estiva, Christine Lagarde ha augurato a tutti una vacanza “wait and see”, in cui “aspettare e osservare”. Ed è la perfetta sintesi della posizione in cui si trova costretta oggi la Banca centrale europea. Infatti il consiglio direttivo ha deciso “all’unanimità” di lasciare i tassi di interesse invariati.
La presidente della Bce ha ripetuto più volte che non può fare altrimenti nell’attuale quadro “eccezionalmente incerto”, in cui una delle decisioni che impatteranno maggiormente sulla crescita e l’inflazione, ossia il livello dei dazi americani che saranno inflitti all’Ue, è ancora per aria. E un aspetto su cui i guardiani dell’euro insistono molto è ch…
BERLINO – Chiudendo la conferenza stampa prima della pausa estiva, Christine Lagarde ha augurato a tutti una vacanza “wait and see”, in cui “aspettare e osservare”. Ed è la perfetta sintesi della posizione in cui si trova costretta oggi la Banca centrale europea. Infatti il consiglio direttivo ha deciso “all’unanimità” di lasciare i tassi di interesse invariati.
La presidente della Bce ha ripetuto più volte che non può fare altrimenti nell’attuale quadro “eccezionalmente incerto”, in cui una delle decisioni che impatteranno maggiormente sulla crescita e l’inflazione, ossia il livello dei dazi americani che saranno inflitti all’Ue, è ancora per aria. E un aspetto su cui i guardiani dell’euro insistono molto è che quella decisione arrivi “presto”, per affrancare “decisori, investitori, imprenditori dall’incertezza” in cui sono imprigionati.
Non è possibile fare previsioni
Nel frattempo “non è possibile”, ovviamente, decidere sin d’ora se nei prossimi mesi sarà tagliato il costo del denaro, ha precisato Lagarde. Nelle scorse settimane il membro del board, Isabel Schnabel, aveva sostenuto invece che “l'asticella" per un taglio dei tassi è “molto alta”, che non vedeva i margini per una sforbiciata.
Le buone notizie, nell’attesa che Donald Trump sciolga le riserve sulla mannaia che potrebbe calare sulle esportazioni europee, sono due. La prima è che “l’inflazione è al due per cento e lo sarà anche nel medio termine”. Il ciclo emergenziale degli ultimi due anni, in cui i picchi dei prezzi avevano costretto i guardiani dell’euro ad appesantire i tassi di interesse, “si è concluso”.
La Bce ritiene che “siamo in una buona posizione”, almeno dal punto di vista dei prezzi, per affrontare le tensioni commerciali e geopolitiche del momento. Anche se ha ammesso che i balzelli ai confini potrebbero esercitare una pressione sull’inflazione.
L’Euro forte
Quanto all’attuale euro forte, su cui il vicepresidente Luis de Guindos aveva ammesso di ritenere problematica quota 1,20 con il dollaro, Lagarde non ha voluto commentare (la Bce non può intervenire, in teoria, per aggiustare i tassi di cambio), ma ha sottolineato che “monitoriamo attentamente la situazione”. E’ chiaro che i picchi della moneta unica sono attualmente un ulteriore fardello, per le esportazioni.
La seconda buona notizia è che l’economia dell’area euro è andata “meglio del previsto” nel primo trimestre (+0,6%), “in parte perché gli operatori economici hanno già reagito preventivamente ai dazi” esportando di più. Ma in parte anche per un “aumento dei consumi e degli investimenti”. E dunque le prospettive sono di una “moderata” crescita, anche se ipotecata da “rischi al ribasso”, ovviamente a causa della minaccia dei dazi e di un quadro geopolitico complicato.
Le stime macroeconomiche saranno aggiornate a settembre, presumibilmente quando una decisione sarà stata presa sui dazi e il quadro sarà più chiaro. Gli economisti di Francoforte hanno elaborato vari scenari, ha ricordato Lagarde, ma il risultato dei dazi “non può essere determinato adesso”. E la presidente della Bce ha anche derubricato come illazioni, per ora, le notizie su un accordo al 15% tra Washington e Bruxelles.