Le stablecoin amate da Trump sono un rischio per risparmiatori e debito pubblico. Allarme Bankitalia
di Gianni Del VecchioLa settimana scorsa il parlamento americano ha approvato il Genius act, la prima legge che regolamenta e dà una grande spinta alle stablecoin, quel particolare tipo di criptovalute che sono ancorate al dollaro e che soprattutto sono tanto amate da Donald Trump. Così tanto che il presidente Usa ne ha lanciata una propria, la Usd1, ovviamente guadagnandoci fior di milioni di dollari. Oggi, a distanza di pochi giorni, Banca d’Italia mette in fila tutti i rischi che i singoli investitori, gli stati e in generale il sistema finanziario europeo corre nel caso questo strumento finanziario diventerà di uso comune. Lo ha fatto con l’audizione della vice direttrice generale Chiara Scotti presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario. Le stablecoin, se non opportunamente regolamentate, possono provocare grosse perdite ai risparmiatori, possono agevolare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo internazionale, possono colpire i titoli di stato dei singoli paesi e inf…
La settimana scorsa il parlamento americano ha approvato il Genius act, la prima legge che regolamenta e dà una grande spinta alle stablecoin, quel particolare tipo di criptovalute che sono ancorate al dollaro e che soprattutto sono tanto amate da Donald Trump. Così tanto che il presidente Usa ne ha lanciata una propria, la Usd1, ovviamente guadagnandoci fior di milioni di dollari. Oggi, a distanza di pochi giorni, Banca d’Italia mette in fila tutti i rischi che i singoli investitori, gli stati e in generale il sistema finanziario europeo corre nel caso questo strumento finanziario diventerà di uso comune. Lo ha fatto con l’audizione della vice direttrice generale Chiara Scotti presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario. Le stablecoin, se non opportunamente regolamentate, possono provocare grosse perdite ai risparmiatori, possono agevolare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo internazionale, possono colpire i titoli di stato dei singoli paesi e infine possono mettere in discussione la sovranità monetaria europea.
Cosa sono le stablecoin
Intanto partiamo con una spiegazione. Le stablecoin non sono criptovalute come tutte le altre: a differenza dei bitcoin sono più stabili perché ancorate a una moneta reale, nel caso di Usd1 al dollaro. Cosa significa? Sostanzialmente che quando una persona o un'azienda decide di investire i proprio euro (reali) in quella moneta digitale, la società che la emette ha l'obbligo di prendere questi soldi e investirli in dollari cash o più comunemente in strumenti più liquidi come i titoli di stato Usa. In modo tale da poter poi restituire alla persona lo stesso ammontare - al netto delle commissioni - quando quest'ultima lo voglia. Per fare un esempio, è la stessa cosa che succede quando si va al casinò: compriamo le fiches a inizio serata e poi alla fine le cambiamo nuovamente in denaro contante prima di andar via.
Quali sono i rischi
Questo descritto è ovviamente il funzionamento base delle stablecoin, che però nasconde tutta una serie di criticità. Come evidenzia Scotti nella sua audizione “il valore stabile promesso si fonda sulla solidità degli emittenti e sulla qualità e e trasparenza delle riserve sottostanti”. Che significa? Sostanzialmente che tutto il meccanismo si poggia sulla circostanza che chi emette stablecoin sia affidabile – che non scappi con la cassa, più semplicemente – e che soprattutto abbia davvero dollari o titoli di stato in dollari da liquidare ai risparmiatori che vogliono uscire dall’investimento. “Nel caso di perdita di fiducia nella capacità di una specifica stablecoin di mantenere il proprio ancoraggio, si potrebbero generare fenomeni di panico tra gli utenti, con una corsa alle richieste di rimborso”, sottolinea Scotti. “Qualora l’emittente non disponga di riserve adeguate o sufficientemente liquide, la situazione di crisi – cosiddetto “stablecoin run” – determinerebbe un crollo del valore della stablecoin, con ulteriori pressioni verso le richieste di rimborso, l’impossibilità per l’emittente di soddisfare le istanze di tutti gli utenti e potenziali effetti di contagio ad altri attori, non solo dell’ecosistema delle cripto-attività, ma anche dell’intero sistema finanziario”.
Altro pericolo riguarda il fatto che le cripto possono essere utilizzate a scopo di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo a causa della loro caratteristica intrinseca: l’anonimato coniugato con la velocità delle transazioni, eseguibili anche senza l’intermediazione di soggetti vigilati come ad esempio le banche. “Nel 2024 sono pervenute alla Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (Uif) 6.255 segnalazioni di operazioni sospette riconducibili a cripto-attività, in aumento del 25% rispetto al 2023”, ricorda Scotti.
Neanche i singoli paesi però possono stare tranquilli, visto che eventuali problemi di fiducia sulle stablecoin si potrebbero riverberare sui titoli di stato usati a garanzia delle stesse. Qui soprattutto gli Stati Uniti stanno giocando col fuoco. “Durante uno “stablecoin run”, ad esempio, una massiccia e improvvisa vendita di titoli di Stato da parte degli emittenti di stablecoin per soddisfare le richieste di rimborso degli utenti potrebbe comportare rischi sistemici per i mercati finanziari e per la stabilità del debito pubblico”, spiega Bankitalia.
Infine il warning più pericoloso, quello sistemico. “Non dobbiamo sottovalutare poi il fatto che un’eventuale ampia diffusione di stablecoin, denominate in una valuta diversa da quella di un dato Paese, possa avere ripercussioni sulla sovranità monetaria dello stesso. Il 99% delle stablecoin è ancorato al dollaro, anche se la maggioranza delle transazioni avviene fuori dagli Stati Uniti. Se le grandi piattaforme tecnologiche (come Amazon, Meta o Apple, ndr) decidessero di adottarle come mezzo di pagamento, strumenti tradizionali (come banconote e carte) potrebbero essere spiazzati, con effetti negativi sulla sovranità monetaria”, conclude Scotti.
Chi ci guadagna
Se qualcuno perde, di solito c’è chi ci guadagna. Ed è chi emette le stablecoin. Queste società infatti si ritrovano con una enorme liquidità che investono in titoli di stato Usa, andando così a guadagnare dalle cedole o dalle plusvalenze in caso di vendita. Quindi con questo meccanismo Trump fa davvero bingo: la sua società World Liberty Financial che ha emesso la Usd1 ci guadagnerà parecchio - alla faccia del conflitto d'interessi - ma ci guadagnerà anche l'America, visto che in questo modo ci sarà grande domanda dei titoli americani. Così il paese avrà meno problemi a indebitarsi per fare ulteriore spesa pubblica e contemporaneamente il dollaro si rafforzerà perché diventerà ancora più richiesto come "ancora" della criptovaluta. Insomma, un'operazione win-win-win per Trump.
La Ue risponde con l’euro digitale
Per contrastare questa offensiva valutaria americana fortunatamente l’Europa ha uno scudo in costruzione: l’euro digitale. Con la valuta digitale ufficiale della Banca centrale europea i cittadini, le imprese e le banche del Vecchio continente avranno un’alternativa fatta in casa e affidabile alle cripto private. “L’euro digitale è la risposta dell’Eurosistema: un’opzione di pagamento pubblica, sicura, istantanea, rispettosa della privacy, accessibile a tutti e utilizzabile anche offline ovunque nell’area euro”, racconta Bankitalia. Motivo per cui bisogna accelerare nella preparazione: al momento infatti si prevede che possa partire non prima del 2028.