Dazi, Ursula fredda con la Cina per non bruciare il sì americano
dal nostro corrispondente Claudio TitoUrsula von der Leyen
(reuters)BRUXELLES – Sebbene sui dazi «l’accordo con gli Usa sia a portata di mano», in realtà la preoccupazione a Bruxelles nelle ultime ore è cresciuta. Soprattutto perché da Washington non è ancora arrivata una risposta formale sulla possibile piattaforma elaborata nell’ultimo colloquio telefonico tra il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, e l’omologo americano, Howard Lutnick.
L’ipotesi di tariffe al 15 per cento sui beni europei e dello “zero” su quelli americani (il principio della reciprocità è stato completamente abbandonato per venire incontro alle esigenze trumpiane di riequilibrare la bilancia commerciale) non ha ricevuto fino a ieri sera il via libera di Donald Trump.
Tra i nodi non sciolti figurano i dazi su auto, farmaci e semiconduttori che per gli States potrebbero non rientrare nella soglia del 15 per cento e quindi attestarsi su un livello più alto. Come quello per l’alluminio che è già stato formalmente escluso dall’ipotesi di intesa. Per questo l’attesa si fa …
BRUXELLES – Sebbene sui dazi «l’accordo con gli Usa sia a portata di mano», in realtà la preoccupazione a Bruxelles nelle ultime ore è cresciuta. Soprattutto perché da Washington non è ancora arrivata una risposta formale sulla possibile piattaforma elaborata nell’ultimo colloquio telefonico tra il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, e l’omologo americano, Howard Lutnick.
L’ipotesi di tariffe al 15 per cento sui beni europei e dello “zero” su quelli americani (il principio della reciprocità è stato completamente abbandonato per venire incontro alle esigenze trumpiane di riequilibrare la bilancia commerciale) non ha ricevuto fino a ieri sera il via libera di Donald Trump.
Tra i nodi non sciolti figurano i dazi su auto, farmaci e semiconduttori che per gli States potrebbero non rientrare nella soglia del 15 per cento e quindi attestarsi su un livello più alto. Come quello per l’alluminio che è già stato formalmente escluso dall’ipotesi di intesa. Per questo l’attesa si fa ora dopo ora sempre più pesante.
“Tutti gli strumenti”
«Il nostro obiettivo principale – ha detto infatti la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, da Pechino per il summit con la Cina - è stato raggiungere una soluzione negoziata. Abbiamo contatti e discussioni molto intensi, sia tecnici che politici, ma da settimane abbiamo ben chiaro il motivo per cui vogliamo una soluzione negoziata. Tutti gli altri strumenti sono sul tavolo e rimarranno tali finché non otterremo un risultato soddisfacente».
Parole che fanno capire che l’Unione non si fida e che prepara tutte le possibili contromisure se la Casa Bianca dovesse effettuare un altro colpo di testa. Ieri a Bruxelles sono stati così approvati (con il solo voto contrario dell’Ungheria) i controdazi per 93 miliardi che scatterebbero il prossimo 7 agosto. E sul tavolo, se il tycoon insistesse nel chiedere di più, ci saranno anche una web tax e lo Strumento anti-coercizione, la misura che bloccherebbe di fatto molti degli investimenti americani in Europa.
Da tenere presente, però, che nell’incontro con il leader cinese Xi Jinping, la delegazione europea ha evitato di spingere sull’acceleratore per evitare di irritare l’“amico” di Washington. Il vertice è servito per ora solo a distendere i rapporti ma senza una vera svolta.
Il doppio binario
L’Ue, ha allora detto con fiducia il segretario al Commercio Usa Lutnick, «vuole davvero, davvero, davvero fare un accordo» aggiungendo nello stesso tempo che in caso contrario il primo agosto partirebbero le tariffe al 30 per cento. Insomma tattica del “doppio binario” viene utilizzata anche negli States.
Non per niente una certa preoccupazione è stata espressa anche dalla presidente della Bce, Christine Lagarde: «Speriamo in una rapida soluzione, serve meno incertezza». Insomma l’esito del negoziato sulle tariffe influenzerà anche le decisioni della Banca centrale europea che ieri ha deciso di non procedere con un altro taglio del tasso di sconto dopo otto consecutivi. La scelta è quella di mettere in “pausa” la riduzione dei tassi.
“Un difficile contesto”
Ma da settembre tutto sarà rivalutato perché, come si legge nel comunicato emesso da Francoforte al termine del suo consiglio direttivo, «sinora l’economia ha mostrato nel complesso buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale. Al tempo stesso, il panorama resta eccezionalmente incerto, soprattutto a causa delle controversie commerciali».
E «l’eccezionale incertezza» è tutta nelle mani di Donald Trump. Il presidente statunitense deve scegliere se almeno alcune delle richieste europee possano essere accolte per accendere il disco verde. La Casa Bianca ha ancora una settimana per scegliere quale strada imboccare. I negoziatori del Vecchio Continente non sanno se il tycoon intenda utilizzare tutto il tempo a sua disposizione fino al primo agosto o se rassicurare i mercati in anticipo. Come ripete ad ogni incontro Lutnick: «Decide Donald».