Anche un intervento sugli affitti brevi e un giro di vite sulla speculazione immobiliare potrebbero rientrare nell’European Affordable Housing Plan, il Piano Casa che il Commissario per l’Energia e l’Edilizia Abitativa, Dan Jørgensen, sta mettendo a punto, contando di vararlo per l’inizio del prossimo anno. È la prima volta che la Commissione Europea affida la delega per la casa a un commissario: l’affiancamento del tema dell’edilizia a prezzi convenienti per le famiglie a basso e medio reddito, i giovani, gli studenti e tutte le categorie che hanno difficoltà di accesso al mercato immobiliare con quello dell’energia non è casuale. Infatti il Piano Casa su cui punta l’Unione Europea non si basa solo sulle nuove costruzioni (che tra l’altro devono adattarsi al divieto di nuovo consumo di suolo), ma anche sulla ristrutturazione energetica del patrimonio esistente, regolato invece dalla Direttiva sulle Case Green, tra gli ultimi atti normativi della precedente legislatura europea. Norme accolte con un certo scetticismo da una parte dei Paesi membri, a cominciare dall’Italia, perché il fabbisogno di risorse è enorme, mentre la disponibilità europea e nazionale piuttosto limitata.
Partnership pubblico-privata
«Il fabbisogno di case a prezzi non eccessivamente elevati è un’esigenza di dimensioni così ampie che non può essere affrontata esclusivamente con fondi pubblici. - ammette il commissario Jørgensen, durante un colloquio con Repubblica, in occasione del’apertura della consultazione pubblica per lo European Affordable Housing Plan, avvenuta proprio a Roma - Il bilancio Ue non dispone di risorse così ampie: dobbiamo essere molto concreti, e usare quelle di cui disponiamo in modo intelligente, favorendo poi le partnership pubblico-private». Ma non si tratta solo di risorse, potrebbero essere necessari alcuni interventi regolatori del mercato: «Il mercato degli affitti a breve termine sta diventando un grosso problema per molte città, Roma compresa - rileva il commissario Ue - non escludo che servano nuove regole europee. Credo che, anche per aiutare gli Stati membri a supportare la costruzione di nuove case, anche la speculazione sia una questione da affrontare. Io credo nel libero mercato ma se tu fai i soldi speculando sul mercato immobiliare, il risultato può non essere il migliore per la società».
Il buco nero delle case popolari
Edilizia sociale pilastro dei fondi di coesione
Il nuovo bilancio Ue non destina specifiche risorse alla casa, ma fa dell’edilizia sociale uno dei pilastri dei fondi di coesione, che gli Stati dovrebbero poi gestire a seconda delle proprie esigenze, all’interno di piani nazionali. Le risorse del bilancio si aggiungono ai precedenti fondi diretti al sostegno dell’edilizia a costi contenuti e all’efficientamento energetico degli edifici, dal Fondo europeo di sviluppo regionale al Fondo sociale per il clima, che sta già mobilitando miliardi di euro dal bilancio della Ue per sostenere investimenti in misure di efficienza energetica come l’isolamento termico delle abitazioni, le pompe di calore, i pannelli solari e la mobilità elettrica. I fondi Ue sono diretti in particolare alle famiglie che vivono negli edifici con le peggiori prestazioni.
I conti dell’Ance: 15 miliardi per la casa
Mentre anche il bilancio europeo è in via di evoluzione, l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori, ha provato a fare i conti sulle risorse Ue disponibili, che potrebbero sommarsi a quelle nazionali, a cominciare dal Piano Casa annunciato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. «Abbiamo calcolato che l’Italia potrebbe contare al momento su circa 15 miliardi di euro, che arrivano da fondi comunitari e nazionali, e hanno scadenze diverse», spiega la presidente dell’Ance Federica Brancaccio, durante la presentazione della conferenza “Città nel futuro”, in programma dal 7 al 9 ottobre al Maxxi a Roma, con la direzione di Francesco Rutelli. «I fondi ci sono, ci sono anche risorse disponibili da tempo, che non siamo ancora riusciti a spendere», assicura Brancaccio. Aggiungendo che la priorità sono le giovani famiglie: «L’emergenza abitativa è diventata una piaga sociale, perché i giovani che non riescono a permettersi un alloggio con costi coerenti alle loro entrate vanno via, e non ritornano. E alle condizioni attuali, con costi di acquisto e di affitto delle case alle stelle, non riusciamo neanche ad attirare giovani dagli altri Paesi». Ma non solo: ci sono altre categorie svantaggiate spinte fuori dalle grandi città, con enormi svantaggi per il funzionamento delle città stesse: gli impiegati pubblici vincitori di concorso per esempio, che a volte preferiscono dimettersi piuttosto che spendere tutto lo stipendio per il canone d’affitto. «Va superato il paradosso per cui oggi dove c’è lavoro non ci sono case, e dove ci sono case non c’è lavoro», conclude Brancaccio.