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Trump a casa di Powell: “Lo caccerei per le spese. L’Ue è sulla buona strada”

  Donald Trump e Jerome Powell 

 (reuters)

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Il leader degli Stati Uniti si dice fiducioso sul negoziato: “Vedremo di farcela, l’Unione vuole l’intesa disperatamente”.
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NEW YORK – Cosa farebbe con un ingegnere che lascia lievitare i costi di un progetto? «Lo licenzierei». Sembrava tornato ai vecchi tempi di quando faceva il costruttore, Donald Trump, mentre ieri visitava il cantiere della Federal Reserve. Lo scopo del sopralluogo era attirare l’attenzione sulla cattiva gestione dei lavori per la ristrutturazione della sede storica della banca centrale americana; mettere pressione sul suo presidente Jerome Powell, che proprio lui aveva nominato nel primo mandato; e magari cercare il pretesto della “giusta causa” necessaria per cacciarlo. «Ho in mente un nome, forse tre, per sostituirlo. Sarebbe una grande mossa, ma non credo sia necessario», sostiene Trump.

Non è un mistero che il capo della Casa Bianca non…

NEW YORK – Cosa farebbe con un ingegnere che lascia lievitare i costi di un progetto? «Lo licenzierei». Sembrava tornato ai vecchi tempi di quando faceva il costruttore, Donald Trump, mentre ieri visitava il cantiere della Federal Reserve. Lo scopo del sopralluogo era attirare l’attenzione sulla cattiva gestione dei lavori per la ristrutturazione della sede storica della banca centrale americana; mettere pressione sul suo presidente Jerome Powell, che proprio lui aveva nominato nel primo mandato; e magari cercare il pretesto della “giusta causa” necessaria per cacciarlo. «Ho in mente un nome, forse tre, per sostituirlo. Sarebbe una grande mossa, ma non credo sia necessario», sostiene Trump.

Non è un mistero che il capo della Casa Bianca non sopporti quello della Fed, perché si ostina a non tagliare i tassi nel timore che i dazi rilancino l’inflazione, già in crescita il mese scorso. Eppure ieri Donald ha insistito: «Abbiamo fatto un ottimo accordo col Giappone, siamo sulla buona strada con l’Unione europea. Vedremo di farcela, loro vogliono trovare disperatamente un accordo».

Trump vorrebbe far scendere il costo del denaro di tre punti, per favorire crescita, occupazione e il decollo di Wall Street, peraltro già abbastanza surriscaldata dopo lo scampato pericolo del 2 aprile scorso. Quindi ha insultato Jerome, definendolo «un mulo», più altri epiteti non lusinghieri. Powell invece è prudente, e resiste anche nel nome della difesa dell’indipendenza della propria istituzione, nonostante in passato non siano mancate le critiche alla lentezza con cui ha riconosciuto che l’aumento dei prezzi seguito alla fine del Covid non era transitorio. Perciò Trump dovrebbe ringraziarlo, perché ha contribuito a provocare uno dei problemi costati la rielezione a Joe Biden.

Il problema è che i mercati non vogliono il caos generato dalla cacciata del capo della Fed, aiutati dal segretario al Tesoro Bessent, intervenuto in varie occasioni per mitigare gli impulsi più distruttivi del capo della Casa Bianca.

Il presidente però fatica a contenersi, e qualche giorno fa ha detto che non intende cacciare Powell, «a meno che non debba farlo per frode». La Corte Suprema ha stabilito di recente che il capo della banca centrale non può essere licenziato per ragioni politiche, per proteggere la sua indipendenza dal potere esecutivo, ma solo per «giusta causa».

Ciò significa non svolgere le proprie funzioni o commettere qualche malaffare. Perciò Trump si è concentrato sui lavori di ristrutturazione della sede della Federal Reserve, iniziati nel 2022. Il costo è salito di 700 milioni rispetto ai preventivi iniziali, arrivando a 3,1 miliardi, secondo il rimprovero fatto ieri a Powell. Poi sono girate voci di migliorie stravaganti, dall’uso di marmi preziosi ad ascensori e sale da pranzo private per i dirigenti. Nulla di questo è stato confermato, ma Donald ha approfittato della scusa per verificare col suo occhio clinico professionale e magari trovare qualche imbroglio da rinfacciare a Jerome. Lo scopo è avere la giusta causa necessaria a cacciarlo, o a tenerlo in pena, nella speranza che alla fine sia lui a farsi da parte.

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