Via la web tax ai colossi Usa: la mossa di Ursula von der Leyen per il patto scozzese sui dazi
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – “Vedrò Trump solo per chiudere l’accordo, non per discutere”. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ripetuto questa frase per quattro mesi. L’incontro di oggi alle 17:30 in Scozia, dunque, è un indizio più che probante a favore di un’intesa sui dazi. I due si stringeranno la mano nel Golf Club di Turnberry, di proprietà dello stesso presidente americano. Una sede, certo, ben poco protocollare. Ma la leader dell’esecutivo europeo è soprattutto preoccupata di siglare la “pace” ed evitare la guerra commerciale piuttosto che rilevare gli strappi del tycoon all’etichetta.
Le concessioni per l’accordo Usa-Ue
Nelle ultime 48 ore, infatti, i negoziatori delle due parti hanno fornito garanzie su alcuni dei nodi ch…
BRUXELLES – “Vedrò Trump solo per chiudere l’accordo, non per discutere”. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ripetuto questa frase per quattro mesi. L’incontro di oggi alle 17:30 in Scozia, dunque, è un indizio più che probante a favore di un’intesa sui dazi. I due si stringeranno la mano nel Golf Club di Turnberry, di proprietà dello stesso presidente americano. Una sede, certo, ben poco protocollare. Ma la leader dell’esecutivo europeo è soprattutto preoccupata di siglare la “pace” ed evitare la guerra commerciale piuttosto che rilevare gli strappi del tycoon all’etichetta.
Le concessioni per l’accordo Usa-Ue
Nelle ultime 48 ore, infatti, i negoziatori delle due parti hanno fornito garanzie su alcuni dei nodi che non erano stati ancora sciolti. Inizialmente i punti di attrito erano una ventina, ne sono rimasti un paio. Ma cosa ha sbloccato la trattativa? Da parte europea, ovviamente, l’accettazione di uno “squilibrio” nelle tariffe: 15 per cento sui beni del Vecchio Continente, da zero a 4,8 per i prodotti americani. E nelle ultime ore due passaggi espliciti hanno rassicurato la Casa Bianca. Il primo si è consumato giovedì scorso a Pechino. Il summit tra la delegazione dell’Unione e il presidente cinese Xi Jinping non ha spostato l’asse degli interessi europei. Anzi, la presidente della commissione e Antonio Costa, il presidente del Consiglio europeo, hanno indirizzato il colloquio proprio con l’obiettivo di inviare a Washington un messaggio esplicito: non apriamo un canale preferenziale con Pechino per sostituirvi.
Ue, addio alla web tax
Il secondo segnale è stato trasmesso l’altro ieri al governo statunitense e poi esplicitato ieri: l’Ue non prende in considerazione l’idea di introdurre una web tax. Le “Big Tech” come Google, Microsoft, Netflix sono infatti nel cuore di Trump e soprattutto producono nel settore dei servizi un possente saldo positivo negli scambi con l’Europa. L’Unione ha quindi voluto sgombrare il campo dagli equivoci e offrire al “Commander in Chief” un altro scalpo.
Nello stesso tempo nelle ultime ore sono arrivate dagli States due aperture fondamentali per l’economia del nostro continente. Il presidente Usa si è detto disponibile ad applicare il dazio del 15 per cento anche alle auto (ora sarebbe al 27,5 per cento) e ai medicinali per i quali Trump aveva addirittura minacciato una tariffa del 200 per cento. Due soluzioni decisive per l’Ue.
Acciaio, alluminio, aerei e alcolici
Restano sul tavolo ancora un paio di questioni ma che ormai vengono considerate secondarie. La prima riguarda i dazi sui semiconduttori (di cui l’Europa non è affatto una grande esportatrice, anzi) e quelli su alluminio e acciaio. Anche se le esportazioni verso gli Stati Uniti di questi materiali sono ridotte e si basano solo su prodotti di alta qualità (la difficoltà maggiore per gli Usa è costituita dall’alluminio di bassa qualità proveniente dall’Asia), il tycoon ha fatto sapere che al momento non intende recedere su questo punto.
Le parti rinuncerebbero entrambe ai dazi sugli aerei e sugli alcolici. Insomma l’Unione ha concesso all’alleato storico tutto il possibile pur di allontanare lo spettro del “no deal” che avrebbe avuto ripercussioni pesantissime sulla crescita. Basti pensare che anche le tariffe al 15 per cento avranno un impatto sensibile sul Pil europeo che potrebbe aggirarsi nei prossimi due anni intorno allo 0,3 per cento. Von der Leyen atterra oggi in Scozia con la convinzione di firmare l’accordo. Se così non fosse, l’Ue sarebbe costretta a dissotterrare le armi seppellite: dai controdazi per 93 miliardi di euro allo Strumento anticoercizione. E la stessa web tax.