Il conto alla rovescia è cominciato. Con la presentazione della nuova legge di bilancio 2026, il governo francese prova a rimettere in carreggiata una politica economica messa sotto pressione dall’instabilità politica e dai vincoli europei. Il governo francese si trova davanti a una duplice sfida: rassicurare i mercati e ricostruire una maggioranza parlamentare fragile, in vista dell’approvazione prevista in autunno. Al centro del confronto c’è un inedito piano di risanamento dei conti pubblici da 43,8 miliardi di euro, per riportare sotto controllo il deficit che ha toccato il 5,8% del Pil. Quattro governi si sono succeduti dal 2022 senza riuscire in questa missione che sembra impossibile per la Francia.
la manovra francese e il saldo di bilancio
Un rigore necessario
Il premier François Bayrou ha ricordato che il deficit francese ammonta a oltre 3.300 miliardi di euro, pari al 114% del Pil, cioè «più di quanto il nostr…
Il conto alla rovescia è cominciato. Con la presentazione della nuova legge di bilancio 2026, il governo francese prova a rimettere in carreggiata una politica economica messa sotto pressione dall’instabilità politica e dai vincoli europei. Il governo francese si trova davanti a una duplice sfida: rassicurare i mercati e ricostruire una maggioranza parlamentare fragile, in vista dell’approvazione prevista in autunno. Al centro del confronto c’è un inedito piano di risanamento dei conti pubblici da 43,8 miliardi di euro, per riportare sotto controllo il deficit che ha toccato il 5,8% del Pil. Quattro governi si sono succeduti dal 2022 senza riuscire in questa missione che sembra impossibile per la Francia.
la manovra francese e il saldo di bilancio
Un rigore necessario
Il premier François Bayrou ha ricordato che il deficit francese ammonta a oltre 3.300 miliardi di euro, pari al 114% del Pil, cioè «più di quanto il nostro Paese produce in un anno intero». «Questo debito aumenta di oltre 150 miliardi l’anno. Ogni secondo che passa, il debito cresce di 5.000 euro». In trincea ora c’è soprattutto il ministro dell’Economia Éric Lombard, 67 anni, già presidente della Cassa Depositi e Prestiti nonché ex numero uno di Generali France. Lombard ha tracciato le linee guida per ridurre il disavanzo pubblico senza compromettere la crescita e ha insistito sul fatto che si tratta di una manovra “di riduzione” e non di “austerità”. L’obiettivo, ha aggiunto il ministro, è rafforzare la sostenibilità delle finanze pubbliche senza compromettere «la capacità di investimento». Secondo Lombard, il rigore è necessario anche per inviare segnali chiari ai mercati e alle agenzie di rating che finora non hanno punito l’immenso debito francese anche se lo spread ha ricominciato pericolosamente a salire nelle ultime settimane.
Il governo ha assicurato alle imprese che non ci saranno aumenti né delle tasse né dei contributi per «non penalizzare chi produce e investe». Secondo il piano illustrato dall’esecutivo francese, quasi la metà dell’intero sforzo di risanamento— 20,8 miliardi di euro — deriverà da un contenimento “duraturo” della spesa pubblica. Lo Stato si impegna a «non spendere un euro in più nel 2026 rispetto al 2025». E’ prevista la riduzione di 3mila posti di lavoro nella pubblica amministrazione a partire dal 2026 e la non sostituzione di un funzionario su tre in pensionamento a partire dal 2027. Anche gli enti locali daranno il loro contributo, generando 5,3 miliardi di risparmi. Infine, 5,5 miliardi dovrebbero essere risparmiati attraverso il contenimento della spesa sociale, tramite misure come il raddoppio dei ticket sui farmaci e una riforma delle esenzioni per le malattie croniche.
La soppressione dei giorni festivi
Per risparmiare altri 9,9 miliardi, il governo prevede una lotta rafforzata contro la frode fiscale, contro gli abusi sui sussidi pubblici e sulle spese sanitarie, la soppressione di sgravi fiscali “inutili” e “inefficaci” per 3,4 miliardi, tra cui la sostituzione dell’attuale detrazione del 10% sui redditi da pensione per “spese professionali”. Sono poi previste misure di equità fiscale per 4,2 miliardi. Restano infine 6 miliardi da coprire, che saranno reperiti tramite “riforme strutturali” e “giornate di lavoro supplementari” per stimolare la produzione (4,2 miliardi). Il premier François Bayrou ha citato in proposito la possibile soppressione di due giorni festivi, come ad esempio il lunedì di Pasquetta o l’8 maggio, festa della vittoria sul nazismo.
Unica eccezione nel «gelo» della spesa pubblica è il bilancio del ministero della Difesa, in crescita di 4 miliardi di euro come annunciato da Emmanuel Macron qualche giorno fa. La Francia farà ricorso anche all’opzione Safe, lo strumento europeo che consente agli Stati membri di emettere debito comune per finanziare spese straordinarie legate alla Difesa. Lombard ha precisato che non servirà ad aumentare il debito complessivo ma a sostituire una parte dell’indebitamento nazionale con uno strumento europeo.
E’ probabile che da qui a ottobre ci saranno ancora diversi cambiamenti. Dopo la censura della precedente legge di bilancio che ha fatto cadere a dicembre il governo di Michel Barnier, l’esecutivo è costretto a negoziare misura per misura, alla ricerca di una maggioranza variabile. Le trattative si concentrano sui rappresentanti del “socle commun”, i quattro partiti che sostengono il governo ma che non hanno comunque una maggioranza sufficiente. L’ago della bilancia saranno i socialisti che hanno finora garantito una sorta di patto di non sfiducia, per quanto non formalizzato ufficialmente. Con l’estrema destra di Marine Le Pen, invece, il dialogo si è interrotto dopo che l’ex premier Barnier aveva tentato invano di guadagnare il suo sostegno esterno, per poi essere alla fine sfiduciato proprio dai deputati lepenisti. «Non è un’interlocutrice affidabile, e propone misure di risanamento contrarie ai nostri lavori» sostiene una fonte governativa a proposito di Le Pen. Nel tentativo di far passare la manovra in parlamento, il governo potrebbe rimodulare le misure, redistribuirle entro ottobre, quando si aprirà la fase cruciale del voto all’Assemblée Nationale. Per convincere i socialisti a non votare la sfiducia, il governo è pronto a introdurre una o due misure fiscali capaci di coinvolgere i contribuenti più ricchi o coloro che ricorrono sistematicamente a forme estreme di ottimizzazione fiscale.
Lombard, in buoni rapporti con i socialisti e ponte con la sinistra in questi mesi, esclude tuttavia misure più simboliche come una tassa patrimoniale generalizzata, come propone l’economista Thomas Piketty. Secondo il governo, in un mondo aperto si tratta di una misura impraticabile: i più ricchi se ne andrebbero prima ancora che la legge sia votata. Il tempo stringe e l’esito è tutt’altro che scontato. La Francia ha già finito il 2024 senza una legge di bilancio ed è stata costretta a un “esercizio provvisorio” delle Finanze per qualche mese. Lo spettro di una nuova crisi politica aleggia sull’autunno. Se la legge non trovasse sostegno in parlamento, l’esecutivo potrebbe essere costretto a ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione per forzare l’adozione della manovra, esponendosi così al rischio di un nuovo voto di sfiducia, a meno di un anno di distanza dalla caduta di Barnier.