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Kraemer: “Dalla Casa Bianca un duro colpo ai tedeschi, danni miliardari per anni”

Matthias Kraemer 

 

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Intervista al direttore dell’associazione degli industriali tedeschi, che spiega: “Vedo forti rischi per le Pmi, cuore dell’economia in Germania e in Italia. Specie nella costruzione di macchinari dove la pressione aumenterà”
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BERLINO – Matthias Kraemer è il direttore del Dipartimento economia internazionale della Bdi, la maggiore associazione degli industriali tedeschi. A Repubblica spiega le conseguenze dell’Intesa sui dazi tra Usa e Ue.

Kraemer, cosa pensa dell’intesa?

“Fondamentalmente è un duro colpo. Da ciò che si sa attualmente, costituirà un peso notevole per molte aziende tedesche, anche se dal settore auto trapela un certo sollievo. Il 15% di dazi produrrà danni probabilmente miliardari e per molto tempo. Sono risorse che mancano in molti settori per l’innovazione e la trasformazione. Ed è particolarmente grave che l’acciaio e l’alluminio siano così colpiti. Ma ciò non dipende solo da Trump. Già l’amministrazione Biden aveva creato questa situazione motivandola con la presunta minaccia alla sicurezza. L’accordo Usa-Ue è un’altra batosta al modello economico tedesco, basato sul libero commercio e sulla globalizzazione. Ora è chiaro che gli Usa intendono ridefinire l’ordine del commercio globale”.…

BERLINO – Matthias Kraemer è il direttore del Dipartimento economia internazionale della Bdi, la maggiore associazione degli industriali tedeschi. A Repubblica spiega le conseguenze dell’Intesa sui dazi tra Usa e Ue.

Kraemer, cosa pensa dell’intesa?

“Fondamentalmente è un duro colpo. Da ciò che si sa attualmente, costituirà un peso notevole per molte aziende tedesche, anche se dal settore auto trapela un certo sollievo. Il 15% di dazi produrrà danni probabilmente miliardari e per molto tempo. Sono risorse che mancano in molti settori per l’innovazione e la trasformazione. Ed è particolarmente grave che l’acciaio e l’alluminio siano così colpiti. Ma ciò non dipende solo da Trump. Già l’amministrazione Biden aveva creato questa situazione motivandola con la presunta minaccia alla sicurezza. L’accordo Usa-Ue è un’altra batosta al modello economico tedesco, basato sul libero commercio e sulla globalizzazione. Ora è chiaro che gli Usa intendono ridefinire l’ordine del commercio globale”.

L’Italia e la Germania hanno un’economia fortemente manifatturiera e sono molto interconnesse. Che danni prevede per i due Paesi?

“Penso che ci siano enormi rischi, ad esempio per la produzione di macchinari, che ha molti clienti negli Usa. In quell’ambito vedo forti analogie con la Germania. E in questo settore i prodotti italiani e tedeschi non sono privi di concorrenza. Certo, in settori come la produzione di macchinari speciali negli Stati Uniti c’è una carenza di capacità produttiva e abbiamo un vantaggio competitivo. Ma ci sono degli ambiti dove la pressione sulle aziende tedesche e italiane aumenterà. Ed è un grosso rischio. Vedo possibili danni anche per il cuore dell’economia tedesca e italiana, le Pmi”.

C’è il rischio che le aziende tedesche ed europee emigrino negli Usa?

“Quello statunitense è il nostro maggiore mercato dell’export. E’ molto dinamico e attraente, ad esempio ha prezzi energetici parzialmente più bassi. Al momento gli investimenti diretti tedeschi negli Usa ammontano a 680 miliardi di euro e da essi dipendono circa un milione di posti di lavoro. Ma un aspetto positivo c’è, in questo ‘deal’: garantisce una pianificazione e ci dà la certezza che non ci sarà un’escalation. Se fossero arrivati i dazi al 30% sarebbe stata una catastrofe. La Ue avrebbe reagito con delle contromisure. In questo senso, ha preso una buona decisione. Si vedrà dai numeri se le aziende decideranno di spostare i loro investimenti e le loro produzioni negli Usa. Ma in genere gli investimenti si orientano in base a logiche diverse: come sono i mercati, quali possibilità ci sono di vendere i prodotti, e a quali condizioni? Siamo scettici che la reindustrializzazione immaginata dagli americani avverrà”.

La Commissione Ue avrebbe dovuto negoziare in altro modo? Nelle scorse settimane si erano profilate due filosofie: quella cauta di Italia e Germania e quella della Francia, che suggeriva di mettere subito un ‘bazooka’ sul tavolo.

“Noi avevamo sostenuto la Commissione Ue nella sua idea di dover puntare a una de-escalation. Dubito che un bazooka avrebbe avuto successo, perlomeno con una controparte così erratica. Penso anche che alla Commissione Ue sia riuscito di tenere insieme tutti i Paesi membri. Se l’Europa si fosse spaccata, ciò avrebbe drammaticamente indebolito la nostra posizione. Certo, forse ha mantenuto in piedi un po’ troppo a lungo l’idea che si potesse raggiungere un accordo su zero dazi. Come coordinatore della Transatlantic Business Initiative sono stato spesso a Washington e ho parlato con esponenti dell’Amministrazione Trump, anche al Commercio. E’ estremamente difficile negoziare con queste persone: hanno un’altra idea del mondo e delle politiche commerciali. C’è poco margine per negoziare”.

Non è anche una politica totalmente irrazionale per gli americani, che provocherà enormi danni alla sua economia?

“Non so se è irrazionale. In ogni caso, la conseguenza di queste scelte è che la gran parte del mondo sarà spinta tra le braccia della Cina e di altre potenze. E ciò è in contrasto con l’obiettivo degli Usa di non rafforzare la Cina”.

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