ABERDEEN – In Europa ci siamo lamentati dell’accordo commerciale con Donald Trump firmato lunedì da Ursula von der Leyen, giudicandolo come una resa e una sconfitta, ma il Fondo monetario internazionale preferisce guardare al bicchiere mezzo pieno della guerra dei dazi evitata e ha rivisto al rialzo le sue stime per la crescita globale, europea e italiana, nell’aggiornamento al World Economic Outlook.
Nel frattempo Washington e Pechino hanno chiuso la due giorni negoziale di Stoccolma senza accordo ma con l’intesa a rimandare di altri 90 giorni l’entrata in vigore delle tariffe al 30 per cento e proseguire i colloqui. Il segretario al Tesoro Usa Bessent ha chiarito: «L’ultima parola spetta al presidente Trump», ma ha dovuto ammettere che anche…
ABERDEEN – In Europa ci siamo lamentati dell’accordo commerciale con Donald Trump firmato lunedì da Ursula von der Leyen, giudicandolo come una resa e una sconfitta, ma il Fondo monetario internazionale preferisce guardare al bicchiere mezzo pieno della guerra dei dazi evitata e ha rivisto al rialzo le sue stime per la crescita globale, europea e italiana, nell’aggiornamento al World Economic Outlook.
Nel frattempo Washington e Pechino hanno chiuso la due giorni negoziale di Stoccolma senza accordo ma con l’intesa a rimandare di altri 90 giorni l’entrata in vigore delle tariffe al 30 per cento e proseguire i colloqui. Il segretario al Tesoro Usa Bessent ha chiarito: «L’ultima parola spetta al presidente Trump», ma ha dovuto ammettere che anche solo il fatto di proseguire i colloqui, a tutti i livelli, con la Cina «è una buona notizia». Oggi il presidente Trump verrà informato sullo stato delle trattative «e ne sarà contento», ha assicurato il direttore del Consiglio economico nazionale Kevin Hassett.
Dopo il vertice di Edimburgo la presidentessa della Commissione Ue ha detto che i dazi al 15 per cento sono un colpo per il Vecchio continente, ma riportare la stabilità ed evitare la guerra commerciale transatlantica era più importante. Francia e Germania in particolare si erano lamentate, definendo lunedì una giornata nera per l’Unione. L’Fmi però la pensa come Ursula, infatti il suo capo economista Pierre Olivier Gourinchas ha rivisto l’outlook, alzando le stime della crescita per tutti.
Quella globale salirà dal 2,8 per cento al 3 per cento nel 2025 e dal 3 per cento al 3,1 per cento nel 2026. La crescita italiana aumenterà allo 0,5 per cento nell’anno in corso, cioè lo 0,1 per cento in più, restando stabile allo 0,8 per cento nel prossimo. Non sono cifre stravolgenti, ma comunque migliori dei disastri annunciati. Il Fondo avverte che l’incertezza resta elevata, così come i rischi per la crescita, ma vede un po’ di speranza nella «de-escalation dei dazi». Questo grazie all’accordo tra Europa e Usa, la proroga della tregua fra Pechino e Washington concordata ieri a Stoccolma, e in generale l’attitudine all’intesa dimostrata da Trump. Quando il 2 aprile scorso il presidente americano aveva annunciato i dazi a tutto il mondo, i mercati erano crollati prevedendo una recessione globale, se non guerre commerciali e non solo. Non si capiva, in particolare, cosa volesse davvero il capo della Casa Bianca, ossia usare le tariffe per negoziare, rilanciare la manifattura domestica, provocare scontri.
Era poi seguito il periodo “taco”, in cui avevo fatto marcia indietro, forse per la preoccupazione generata dalla risposta negativa dei mercati. Quindi ha iniziato a mandare lettere con i dazi imposti ai singoli Paesi, con scadenza primo agosto.
Nel frattempo però ha proseguito le trattative, come quella conclusa con la Ue con le tariffe al 15 per cento, dannose ma non devastanti come quelle del 30 cento e più minacciate. L’impressione ora è dunque che voglia incassare il possibile, piuttosto che spingere l’offensiva fino a provocare guerre commerciali capaci di distruggere l’economia globale. Da qui la speranza che il peggio stia passando e si vada quanto meno verso una stabilizzazione.