✕

L’accordo sui dazi non piace a Macron. Il messaggio a Trump e von der Leyen: “Non finisce qui”

Ascolta l'audio

Per il presidente francese nei negoziati “non siamo stati temuti”. Ribera si difende: “Nessun leader ha avuto il coraggio di dire no”
2 minuti di lettura

BRUXELLES – “Non finisce qui”. Più che una promessa sembra una minaccia. E ad avanzarla è il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha di nuovo sparato ad alzo zero contro l’accordo con gli Usa sui dazi e contro il lavoro svolto dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. “Avremmo tutti preferito – ha sibilato la portavoce del governo transalpino Sophie Primas per far capire quanto il merito e il metodo dell’intesa abbia infastidito i francesi - che questo accordo si concludesse nelle consuete condizioni negoziali, ovvero in un contesto ufficiale e non su di un campo da golf privato in Scozia”.

Perché anche il luogo del tutto anti-istituzionale e il comportamento della leader dell’esecutivo europeo nei confronti d…

BRUXELLES – “Non finisce qui”. Più che una promessa sembra una minaccia. E ad avanzarla è il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha di nuovo sparato ad alzo zero contro l’accordo con gli Usa sui dazi e contro il lavoro svolto dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. “Avremmo tutti preferito – ha sibilato la portavoce del governo transalpino Sophie Primas per far capire quanto il merito e il metodo dell’intesa abbia infastidito i francesi - che questo accordo si concludesse nelle consuete condizioni negoziali, ovvero in un contesto ufficiale e non su di un campo da golf privato in Scozia”.

Perché anche il luogo del tutto anti-istituzionale e il comportamento della leader dell’esecutivo europeo nei confronti dell’interlocutore hanno offerto un’immagine giudicata inaccettabile: l’immagine della sconfitta. Insomma Parigi è il portabandiera dei critici e la sua sponda si sta sempre più affollando. Perché i rilievi all’intesa e l’inaffidabilità di Donald Trump stanno emergendo con maggiore evidenza e crescente preoccupazione. Oltre alla Spagna anche la Germania ha cominciato a moderare il suo entusiasmo. E anche l’esecutivo italiano, pressato da molte aziende del nostro Paese, mostra molto meno entusiasmo rispetto ai giorni scorsi.

La postura dell’Ue nei confronti degli Usa

Il principale appunto mosso dall’Eliseo riguarda proprio la postura dell’Ue nei confronti degli Stati Uniti. “Non è stata temuta a sufficienza. L’Europa - si è lamentato ieri Macron - non si considera ancora una forza sufficientemente potente. Per essere liberi, dobbiamo essere temuti. Non siamo stati temuti abbastanza”. Per questo “la Francia ha sempre mantenuto una posizione ferma ed esigente. Continuerà a farlo. Questa non è la fine della storia e non ci fermeremo qui”. Macron punta a «nuove esenzioni» al fine di «riequilibrare i nostri scambi commerciali, in particolare nei servizi».

L’unico aspetto positivo è la «stabilità e la prevedibilità» delle condizioni nelle quali le società esportatrici si troveranno ad operare. L’esecutivo francese spinge in particolare per esentare, oltre agli aerei, anche il vino e gli alcolici dalle tariffe generalizzate del 15%.

L’accordo formale è ancora in discussione entro domani dovrà essere stilata una dichiarazione che ufficializzi l’intesa e consenta di sospendere i precedenti dazi. L’Europa è pronta a congelarli a partire dal 4 agosto per sei mesi. Ma restano tanti punti interrogativi, molte lacune e una dose massiccia di dubbi.

Alla vigilia della dichiarazione congiunta: i nodi da sciogliere

Il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick, ha infatti confermato che i nodi ancora da sciogliere non sono pochi. In primo luogo la web tax. «Sul tavolo – ha ammesso – ci saranno le tasse sui servizi digitali e gli attacchi alle nostre aziende tecnologiche. C’è ancora molto da discutere».

La vicepresidente della Commissione, Teresa Ribera, ha cercato di difendere von der Leyen attaccando una certa ignavia dei governi nazionali. «Molti pochi dirigenti tra quelli che stanno attaccando Ursula - ha ricordato - hanno avuto il coraggio di contraddire Trump sul 5% del Pil delle spese per la difesa e dire che era una stupidaggine». A suo giudizio, l’Unione deve «sfruttare i propri punti di forza interni» e «ricordare» che il mercato statunitense rappresenta solo il 17% dei commerci globali».

Nel frattempo è la Commissione a precisare alcuni aspetti dell’accordo. In particolare quelli sull’energia. Spiegando che gli impegni assunti non vincolano le aziende, ossia i soggetti che materialmente comprano gas, petrolio e prodotti nucleari. E che l’Ue si limiterà a favorire i contatti e i contratti. Soprattutto puntualizza che l’importo di 750 miliardi di dollari in tre anni è assolutamente compatibile con gli attuali livelli di import energetico. In particolare se si considera l’obiettivo di azzerare gli acquisti dalla Russia che ammontano ancora complessivamente a circa 23 miliardi di euro l’anno.

Leggi i commenti