Scattano norme europee sull'IA dal 2 agosto, aziende italiane in rivolta
di Alessandro LongoIl 2 agosto 2025 entrano in vigore le prime regole chiave dell’AI Act europeo, la normativa sull’intelligenza artificiale, e le aziende sono in allarme. “Urgente rinviare l’applicazione dell’AI Act di due anni”, è l’appello di Anitec-Assinform - l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese italiane dell’Information Technology. Si associa ad altri appelli lanciati da aziende europee nelle scorse settimane.
La Commissione europea sta però tenendo dritto il timone. Ha ribadito la volontà di mantenere il calendario previsto per l’AI Act, perché è urgente regolamentazione efficace che garantisca un uso, dell’intelligenza artificiale, sicuro, trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali.
Ma cosa dovranno fare di preciso le aziende dal 2 agosto, che cosa le rende inquiete?
“Scattono obblighi sui grandi modelli di AI, come quelli di OpenAI, Anthropic, Google Gemini. Le aziende sono impattate in quanto utenti di questi modelli”, spiega la giurista esperta di Ia Anna Cataleta…
Il 2 agosto 2025 entrano in vigore le prime regole chiave dell’AI Act europeo, la normativa sull’intelligenza artificiale, e le aziende sono in allarme. “Urgente rinviare l’applicazione dell’AI Act di due anni”, è l’appello di Anitec-Assinform - l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese italiane dell’Information Technology. Si associa ad altri appelli lanciati da aziende europee nelle scorse settimane.
La Commissione europea sta però tenendo dritto il timone. Ha ribadito la volontà di mantenere il calendario previsto per l’AI Act, perché è urgente regolamentazione efficace che garantisca un uso, dell’intelligenza artificiale, sicuro, trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali.
Ma cosa dovranno fare di preciso le aziende dal 2 agosto, che cosa le rende inquiete?
“Scattono obblighi sui grandi modelli di AI, come quelli di OpenAI, Anthropic, Google Gemini. Le aziende sono impattate in quanto utenti di questi modelli”, spiega la giurista esperta di Ia Anna Cataleta, consulente presso P4i.
Gli obblighi impongono di inserire nei contratti per usare questi modelli, quindi in quelli sottoscritti dalle aziende con OpenAI e aziende simili, alcuni principi come “trasparenza, sicurezza nei confronti di quelli che l’Europa chiama rischi sistemici dell’AI Act, rispetto del copyright. E sono contratti non negoziabili per le nostre aziende”, spiega Cataleta.
Il bivio: usare l’Ia o andare incontro a sanzioni
Insomma, le aziende europee e italiane si sentono un po’ tra l’incudine e il martello. Devono accettare contratti chiusi, che però forse non rispettano le norme europee, pensate per tutelare alcuni diritti che possono essere intaccati dall’Ia. Il bivio a cui sono costrette quindi rischia di essere: rinunciare all’uso dell’Ia o andare incontro a potenziali sanzioni da parte dell’Ue per violazione dell’AI Act.
Il 2 agosto sarà poi attivato l’Ufficio europeo per l’Ia (European AI Office), l’organo responsabile per il coordinamento dell’attuazione del regolamento a livello comunitario, insieme al Comitato europeo per l’Ia, composto dai rappresentanti delle autorità nazionali di ciascuno Stato membro. Contestualmente, ogni Stato dovrà avere già designato le proprie autorità competenti per la vigilanza, il controllo e la supervisione dei sistemi di Ia presenti sul proprio territorio. Le imprese dovranno quindi essere pronte a individuare referenti interni per la compliance, rispondere a eventuali richieste delle autorità e predisporre meccanismi di cooperazione in caso di ispezioni o verifiche.
Alcuni obblighi che si applicano sui modelli di grandi dimensioni sono visti, dalle aziende informatiche europee, anche come un possibile freno alla loro possibilità di sviluppare queste tecnologie e farle adottare sul mercato nazionale.
L’addestramento del modello
Dal 2 agosto devono avere pronta una documentazione tecnica che descriva nel dettaglio l’addestramento del modello, le fonti di dati utilizzate (a tutela ad esempio del copyright), i metodi di valutazione adottati e le sue principali funzionalità, compresi i rischi noti e le limitazioni d’uso.
I fornitori di queste tecnologie dovranno anche adottare misure tecniche e organizzative per gestire i rischi sistemici; predisporre politiche interne per garantire la conformità con il diritto d’autore.
Sempre a partire dal 2 agosto, entra in vigore un codice di condotta volontario, il cosiddetto Gpai Code of Practice, che stabilisce linee guida su trasparenza, gestione dei diritti di autore e sicurezza. Anche se l’adesione è formalmente facoltativa, la sottoscrizione di questo codice darà accesso a un quadro di maggiore certezza legale e a un’interazione privilegiata con l’Ufficio europeo per l’AI, con minori oneri nella prima fase di implementazione. “È anche vero però che il Gpai è uscito solo qualche giorno fa, le aziende non sono ancora riuscite a metabolizzarlo”, spiega Cataleta.
Anitec Assinform ricorda che nel 2024 il mercato dell’intelligenza artificiale ha segnato una crescita particolarmente rilevante, raggiungendo nel 2024 i 935,1 milioni di euro, con un aumento del 38,7% rispetto al 2023. Un ritmo di crescita di gran lunga superiore a quello del PIL nazionale.
“Questo slancio si confronta oggi con una crescente complessità normativa, che rischia di rallentare innovazione e investimenti, soprattutto per le pmi”, si legge nella nota dell’associazione.
Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform, ha commentato: “L’AI Act è un passo importante, ma i nuovi profili di compliance che prevede sono senza precedenti, e le imprese hanno bisogno di più tempo per adottarli efficacemente”. Le aziende chiedono standard tecnici per semplificare il rispetto delle norme, ma saranno pronti solo a inizi 2026. “Chiediamo che l’applicabilità degli obblighi previsti dal Regolamento sia rinviata di due anni: senza questa gradualità, rischiamo di frenare la competitività europea proprio in una fase di grande sviluppo per l’Ia”.
Chissà: l’Europa, come detto, va dritta, mettendo i diritti al primo posto. La Commissione ha comunque promesso supporto operativo per facilitare la transizione, con la pubblicazione di linee guida, codici di condotta e strumenti di audit tecnico, ma senza modificare le scadenze formali previste dal regolamento.