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Attacco a banche e farmaceutica. Ecco perché Trump colpisce la Svizzera con i dazi

(afp)

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La stangata nel giorno della festa nazionale elvetica con tariffe al 39%: “Trump vuole spingere le aziende ad abbassare i prezzi negli Stati Uniti”
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Ancora pochi giorni fa la Presidente della Confederazione svizzera, Karin Keller Sutter, dopo l’accordo sui dazi tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, si chiedeva, insieme a molti commentatori elvetici, perché il tycoon statunitense tardasse con Berna. “Siamo nelle Mani di Trump”, era arrivata a dire, martedì 23 luglio, manifestando l’impotenza di Berna, nei confronti del bizzoso e imprevedibile leader statunitense.

Alla fine la mazzata è arrivata, guardacaso venerdì primo agosto, giorno della festa nazionale svizzera, con la signora Keller-Sutter impegnata nel tradizionale discorso sul Prato del Grütli, nel cuore delle Alpi dove, nel 1291 nacque, grazie al patto di mutuo soccorso di tre cantoni, il nucleo originario dell’odierna Confederazione elvetica. Ebbene, con lo spi…

Ancora pochi giorni fa la Presidente della Confederazione svizzera, Karin Keller Sutter, dopo l’accordo sui dazi tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, si chiedeva, insieme a molti commentatori elvetici, perché il tycoon statunitense tardasse con Berna. “Siamo nelle Mani di Trump”, era arrivata a dire, martedì 23 luglio, manifestando l’impotenza di Berna, nei confronti del bizzoso e imprevedibile leader statunitense.

Alla fine la mazzata è arrivata, guardacaso venerdì primo agosto, giorno della festa nazionale svizzera, con la signora Keller-Sutter impegnata nel tradizionale discorso sul Prato del Grütli, nel cuore delle Alpi dove, nel 1291 nacque, grazie al patto di mutuo soccorso di tre cantoni, il nucleo originario dell’odierna Confederazione elvetica. Ebbene, con lo spirito di chi vuole guastare la festa, The Donald ha atteso questa occasione per annunciare che, dal 7 agosto, la Svizzera verrà colpita da dazi del 39%. Più del doppio del 15% dell’UE, addirittura il 10% in più dell’India, 4 punti percentuali in più del Canada, non molto distante dal 50% imposto al Brasile, accusato di persecuzione nei confronti dell’ex-presidente trumpiano Bolsonaro.

Eppure, da quando è al potere Donald Trump, Berna ha apparentemente avuto un atteggiamento conciliante con Washington. Oltrettutto, maggioritaria, in Svizzera, c’è l’Unione Democratica di Centro, partito sovranistra che va considerato antesignano del trumpismo. Anche nei confronti dell’alleato israeliano del Presidente USA, Benjamin Netanyahu, il Governo elvetico ha atteso più di altri, prima di invocare la fine degli attacchi a Gaza. Facendo saltare la mosca al naso ad Emmanuel Macron, l’esercito svizzero ha preferito ordinare 36 caccia F35, piuttosto dei Rafale di Dassault cari al Presidente francese.

Le speranze elvetiche

È vero, la Svizzera sin dal 22 febbraio 2022, si è schierata con l’Ucraina contro la Russia, ma anche in quel caso non si puo dire abbia indispettito gli USA, visto che Biden stava con Kiev e lo stesso Trump sta perdendo la pazienza con l’ex-sodale Putin. Quindi perché quei dazi del 39% che sanno di accanimento, nei confronti di un Paese sempre rimasto sul solco di Washington? Settimane fa la Svizzera aveva inviato una delegazione negli Stati Uniti, proprio per negoziare sulla questione ma alla luce di quanto annunciato da Trump, ovvero il 39% contro il 31% annunciato in precedenza, con pessimi risultati. Pure la Presidente Keller-Sutter aveva sentito Trump al telefono, ma la sua affermazione “siamo nelle mani di Trump”, dava l’idea dell’esito del colloquio.

Le ragioni della stangata

Dunque, perché un Presidente USA tanto inflessibile? Repubblica ha girato la domanda a Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia e di economia monetaria all’Università di Friburgo. “I dazi doganali al 39% imposti da Trump sulle importazioni di prodotti svizzeri- spiega l’esperto -sono da intendere come un incentivo per l’industria farmaceutica elvetica a ridurre i propri prezzi di vendita nel mercato statunitense, che pesano nelle tasche della popolazione e gravano sulla finanza pubblica degli Stati Uniti. Un secondo fattore di questa punizione inferta alla Svizzera è dato dal disimpegno delle grandi banche svizzere, in primis UBS, sul mercato finanziario statunitense dopo il crollo di Credit Suisse nel marzo 2023”.

Il docente dettaglia meglio il suo pensiero. “Sia i titoli di stato sia i prodotti finanziari dell’economia privata statunitense sono stati via via venduti da queste banche, che si sono orientate verso altre piazze finanziarie, soprattutto quelle asiatiche, indebolendo perciò anche il tasso di cambio del dollaro, che aumenta il tasso di inflazione negli Stati Uniti e, di riflesso, l’onere del debito pubblico americano”.

Vedremo lunedì, come reagirà la borsa svizzera alla punizione che arriva da oltreoceano. Per il momento, nel Paese, prevale lo shock e la festa nazionale si può dire sia listata a lutto. Colpendo farmaceutica e banche Trump ha colpito al cuore la Svizzera. Certo è che non basterebbe neppure costruire un campo da golf sul prato del Grütli, peraltro esteso su soli 4 ettari, per ridurlo a più miti consigli.

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