ROMA – «La polarizzazione politica non deve diventare polarizzazione sindacale». Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, lo ripete: il sindacato deve restare autonomo e riformista. Dopo quattro anni di scioperi generali al fianco della Cgil contro le manovre Draghi e Meloni, mentre la Cisl sceglieva il dialogo con l’esecutivo, la Uil sembra entrare in un’altra fase. «Non abbiamo cambiato linea, ma lavoriamo su ciò che ci unisce a Cgil e Cisl per essere più forti».
Segretario, avete appena firmato il rinnovo del contratto dei dirigenti pubblici con la Cisl, isolando la Cgil ferma nel suo no. Un primo strappo?
«Abbiamo valutato nel merito. Parliamo di un aumento medio di 500 euro al mese, il 6% di aumento su retribuzioni alte, e della stabilizzazione dell’1% del salario accessorio. Non è lo stesso dare il 6% a chi guadagna 30mila euro o a chi ne prende 150mila. E ricordo che il tetto dei 240mila euro per i dirigenti verrà alzato dal governo, dopo la sentenza della Consulta».
Cosa succede ora sul contratto degli enti locali? L’asse tiene?
«Il 6% è troppo poco. Ripetiamo quello che abbiamo detto per sanità e funzioni centrali: le risorse già stanziate per il triennio 2025-2027 devono essere subito messe a disposizione. Se il ministro Zangrillo vuole davvero recuperare il potere d’acquisto dei lavoratori pubblici, ci spieghi perché non usare quei soldi. Non vorrei che dopo aver detto che la Uil è maturata ora a settembre ci dica che siamo tornati acerbi».
Eppure al recente congresso della Cisl lei ha preso applausi, il leader della Cgil Landini qualche fischio. La Uil l’ha rimarcato sui social. Cosa accade?
«Non cambiamo linea, cambiano i contesti. Se le manovre sono ingiuste protestiamo. Ripeto: noi decidiamo nel merito, non per simpatia politica. Questo governo non dà risposte su ciò che più conta per un sindacato riformista: lavoro, fisco, sanità e pensioni. Valuteremo nei fatti la prossima manovra».
La Cgil ha già annunciato una mobilitazione in autunno sul fisco. La Uil con chi sta?
«Sempre con il merito delle proposte e delle proteste. La patente a crediti non ha portato più sicurezza. Continuiamo a contare venti condoni. Le big tech sono uscite dal mirino del fisco. I salari sono troppo bassi. Invitiamo gli italiani in vacanza a chiedere ai ragazzi che lavorano in ristoranti, alberghi, lidi quanto guadagnano e che contratto hanno».
Avete incontrato il presidente di Confindustria. Cosa vi siete detti?
«Un incontro positivo. A settembre dovremmo trovare un accordo sulla sicurezza, rafforzando formazione e prevenzione nelle aziende sotto i 50 dipendenti. Siamo in sintonia nella battaglia sui contratti pirata. E ci sono aperture sulla misurazione della rappresentanza, con elezioni ogni tre anni in tutti i posti di lavoro, come avviene nel pubblico».
Orsini chiede ristori per le aziende colpite dai dazi. Bene?
«Con noi ha parlato di investimenti. La stima dei 100mila posti che l’Italia potrebbe perdere è la vera emergenza. Il governo dovrebbe convocare anche noi, oltre alle imprese. Sui ristori a pioggia dati a imprese che licenziano, delocalizzano, non applicano i contratti, e solo per compensare utili persi, noi siamo contrari».
Da dove si riparte in autunno?
«Dai morti sul lavoro e dalle loro famiglie. Il tavolo sicurezza è fermo. Non sappiamo come verranno spesi i 600 milioni annunciati dalla premier il Primo maggio. E invece dobbiamo riparlare di appalti al massimo ribasso, appalti a cascata e del reato di omicidio sul lavoro. Le banche dati di Inps, Inail e ispettorato neanche parlano tra loro. È assurdo».