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Il risiko del credito cooperativo passa solo dalle filiali

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Le Bcc si chiamano fuori dalle fusioni e acquisizioni che riducono i presidi sul territorio. E così sono le uniche rimaste in quasi 800 Comuni italiani
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Fusioni e acquisizioni bancarie? «No, grazie». In occasione della recente assemblea annuale, le banche del credito cooperativo (Bcc) hanno marcato la distanza dai movimenti del risiko che stanno almeno in parte ridefinendo il perimetro del sistema italiano. L’ipotesi che le Bcc diventino protagoniste del consolidamento in atto «non è neanche lontanamente sul tavolo» ha dichiarato il presidente di Federcasse, Augusto dell’Erba. «Aggregazioni, fusioni e aumento forsennato delle dimensioni - ha rincarato la dose Alessandro Azzi, presidente della Federazione lombarda delle Bcc - possono forse facilitare la ricerca di economie di scala, ma difficilmente riescono a mantenere quella prossimità che non è uno slogan per il credito cooperativo, bensì un tratto distintivo». «Le Bcc - sottolinea dell’Erba - sono banche dei soci, espressione di un certo territorio. Il presidio partecipato e consapevole delle comunità è la leva che consente di ampliare la nostra efficacia del “fare banca” e di accr…

Fusioni e acquisizioni bancarie? «No, grazie». In occasione della recente assemblea annuale, le banche del credito cooperativo (Bcc) hanno marcato la distanza dai movimenti del risiko che stanno almeno in parte ridefinendo il perimetro del sistema italiano. L’ipotesi che le Bcc diventino protagoniste del consolidamento in atto «non è neanche lontanamente sul tavolo» ha dichiarato il presidente di Federcasse, Augusto dell’Erba. «Aggregazioni, fusioni e aumento forsennato delle dimensioni - ha rincarato la dose Alessandro Azzi, presidente della Federazione lombarda delle Bcc - possono forse facilitare la ricerca di economie di scala, ma difficilmente riescono a mantenere quella prossimità che non è uno slogan per il credito cooperativo, bensì un tratto distintivo». «Le Bcc - sottolinea dell’Erba - sono banche dei soci, espressione di un certo territorio. Il presidio partecipato e consapevole delle comunità è la leva che consente di ampliare la nostra efficacia del “fare banca” e di accrescerne la dimensione. Mantenere i luoghi decisionali sul territorio è determinante per l’efficienza economica e l’efficacia mutualistica».

Un’istantanea del credito cooperativo

Da ricordare che nelle Bcc vigono le regole di base delle cooperative, tra cui il principio “una testa un voto” e vincoli di destinazione degli utili (almeno il 70% a riserva). Stando ai numeri aggiornati a marzo diffusi dall’associazione di categoria Federcasse, la raccolta ha superato 200 miliardi e gli impieghi lordi hanno raggiunto 141 miliardi. Sempre a marzo, in Italia operavano 218 banche di credito cooperativo, casse rurali e casse Raiffeisen tramite 4.095 sportelli e con una presenza diretta in 2.507 Comuni.

Dal 2019 al 2024, fa notare il centro studi del sindacato Uilca, le filiali bancarie sono diminuite del 19,2%, mentre nel credito cooperativo la contrazione si è limitata al 3,3 per cento. Dal 2023 al 2024, sottolinea il segretario generale del sindacato Unisin Emilio Contrasto, gli sportelli bancari in Italia sono scesi a 19.654 da 20.160 unità. A giugno si sono ulteriormente ridotti a 19.395. Un fenomeno che per Contrasto «conduce persone e imprese a perdere il riferimento finanziario principale, determinando processi di desertificazione economica e, alla fine, sociale e demografica».

Al contrario, dal 2023 al 2024, gli sportelli delle sole Bcc sono cresciuti da 4.090 a 4.094 (e a marzo se n’è aggiunto un altro, come visto). Così, le Bcc rappresentano oggi l’unica presenza bancaria in 781 Comuni italiani, nell’80% dei casi con meno di 5mila abitanti. In particolare, in 711 Comuni è presente almeno una filiale Iccrea (382) o Ccb (329), le due maggiori esponenti del settore. Per il segretario nazionale Uilca Giuseppe Del Vecchio, «il credito cooperativo è strategico nel contesto del risiko bancario, il quale implica possibili acquisizioni che spesso rispondono a logiche di profitto. È fondamentale continuare a presidiare i territori per frenare processi di marginalizzazione di intere comunità».

Filiali e Bcc

In prospettiva, la presenza sul territorio potrebbe aumentare ancora. Sì, perché, se le Bcc intendono stare alla larga dalle fusioni e acquisizioni, colpevoli secondo loro di impoverire il territorio di sedi bancarie con effetti negativi anche sui dipendenti, è proprio la partita che si gioca intorno agli sportelli a non lasciarle indifferenti. Non a caso, c’era Iccrea in prima linea tra gli interessati alle 209 filiali che sarebbero dovute finire sul mercato con l’unione tra Unicredit e Banco Bpm. Il matrimonio, almeno per ora, non s’ha da fare, perciò l’operazione è saltata. Non è, però, escluso che nuovi movimenti nel consolidamento bancario possano rimescolare le carte creando opportunità per i “cacciatori” di sportelli. Nel frattempo, si guarda alle sei filiali, cinque nell’area di Varese e una a Como, per le quali da settembre dovrebbe partire la procedura di vendita dopo il successo dell’offerta di Bper sulla Popolare di Sondrio.

«Il presidio del territorio - fa sapere Giuseppe Maino, presidente del Gruppo Bcc Iccrea - è il nostro marchio di fabbrica e le nostre Bcc, con la loro capillarità, garantiscono una risposta alla domanda e ai bisogni locali delle pmi e delle famiglie. Siamo comunque attenti osservatori del mercato: se si prospettano operazioni di fusione e vengono liberati spazi, o un territorio assume rilevanza ai fini industriali, potremmo valutare di acquisire nuovi sportelli, consapevoli che la filiale rappresenta il tassello fondamentale della relazione con il cliente». Al di là degli sportelli, in questo momento di tassi di interesse in calo «sostenere la marginalità richiederà attenzione alle condizioni dell’offerta di prodotti e servizi. Per questo - aggiunge Maino - intendiamo espanderci nella distribuzione di prodotti, come il gestito e l’assicurativo, ma anche nella monetica e nei sistemi di pagamento».

Intanto, le filiali di Iccrea sono passate da 2.419 nel 2023 a 2.449 a fine giugno, mentre Ccb è salita da 1.480 a 1.508. «Il Gruppo Cassa Centrale - evidenziano da Ccb - è l’unica realtà bancaria in ben 329 Comuni italiani dei 1.086 Comuni nei quali sono insediate le Bcc affiliate; 227 di questi 329 centri hanno meno di 3mila abitanti. Numeri che testimoniano un impegno concreto, riflesso nel Piano di sostenibilità al 2027, a garantire accessibilità e servizi anche nelle zone a maggiore rischio di spopolamento e desertificazione bancaria». Un fenomeno, quest’ultimo, che secondo dell’Erba si può combattere «coniugando l’innovazione digitale con la permanenza di un presidio fisico, così da erogare consulenza ad alto valore aggiunto e assistere la clientela nei momenti cruciali della vita». Inoltre, «è fondamentale continuare a chiedere a livello europeo più proporzionalità e semplificazione delle norme, per ridurre gli oneri derivanti da regole inadeguate per banche che svolgono una “funzione sociale” stabilita dalla Costituzione».

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