Codogno: “I danni dei dazi saranno limitati, follia dare sussidi alle imprese”
di Eugenio OccorsioROMA – «A Trump il Nobel? Non scherziamo. Trump è una maledizione per l’economia mondiale. Ha distrutto un meccanismo oliato da decenni che ha garantito lo sviluppo in uno spirito di apertura. Ciò detto, all’Europa in questa tempesta è andata meglio degli altri, a differenza della crisi globale del 2011». Lorenzo Codogno parla per esperienza diretta: è stato capo-economista del Tesoro dal 2006 al 2015. Oggi a Londra guida i consulenti di LC Macro Advisors.
Non è andata male? Però siamo al fuoco incrociato su Ursula von der Leyen, si parla di “disfatta” e “resa incondizionata”.
«Nulla di tutto questo. Guardate alla carta dei dazi: a parte la Gran Bretagna, non c’è Paese che abbia ottenuto condizioni migliori del 15%. In quel salottino in Scozia, Ursula è stata la vera vincente. Se lo guardava, lasciava che Trump compisse la sceneggiata del vincitore, e intanto ha incassato un risultato che nelle condizioni date è il meno dannoso possibile. C’è da completare il puzzle dei dettagli, ma pe…
ROMA – «A Trump il Nobel? Non scherziamo. Trump è una maledizione per l’economia mondiale. Ha distrutto un meccanismo oliato da decenni che ha garantito lo sviluppo in uno spirito di apertura. Ciò detto, all’Europa in questa tempesta è andata meglio degli altri, a differenza della crisi globale del 2011». Lorenzo Codogno parla per esperienza diretta: è stato capo-economista del Tesoro dal 2006 al 2015. Oggi a Londra guida i consulenti di LC Macro Advisors.
Non è andata male? Però siamo al fuoco incrociato su Ursula von der Leyen, si parla di “disfatta” e “resa incondizionata”.
«Nulla di tutto questo. Guardate alla carta dei dazi: a parte la Gran Bretagna, non c’è Paese che abbia ottenuto condizioni migliori del 15%. In quel salottino in Scozia, Ursula è stata la vera vincente. Se lo guardava, lasciava che Trump compisse la sceneggiata del vincitore, e intanto ha incassato un risultato che nelle condizioni date è il meno dannoso possibile. C’è da completare il puzzle dei dettagli, ma per ora l’Ue può tirare un sospiro di sollievo».
I dazi li pagano quasi per intero i consumatori Usa. Sono autolesionistici e solo Trump non l’ha capito. Ma se il quadro non cambia l’Europa può riassorbirli in tempi rapidi
Quindi niente dazi reciproci né misure estreme?
«Per carità. I dazi li pagano quasi per intero i consumatori americani. Sono una misura autolesionistica e solo Trump non l’ha capito. Purtroppo non è un problema solo suo, perché il danno all’economia mondiale esiste. Ma se il quadro non cambia l’Europa è nelle condizioni di riassorbirlo in tempi rapidi e in termini relativi è penalizzata meno».
Allora il ministro Giorgetti è troppo pessimista quando parla di una “lesione” del Pil dello 0,5% in due anni?
«È stato mal interpretato. Quella percentuale va attribuita non all’incremento ma al livello del Pil. Significa che il Pil sarà più piccolo per lo 0,25% quest’anno e il prossimo, una quota che non si recupererà più. Ma della performance futura fa parte un’infinità di fattori e magari si compenserà altrimenti. Niente panico».
A Palazzo Chigi è schierata la lobby dei questuanti alla ricerca di sussidi. Cosa deve rispondere il governo?
«Che sarebbe una follia, un errore gravissimo. Mi preoccupa che da Giorgia Meloni e dagli altri leader europei non sia ancora uscita una voce forte per dire che i dazi fanno parte del rischio d’impresa. Non potete pretendere che i contribuenti paghino per tutte le insidie dello scenario internazionale. Sarebbe un trasferimento a favore dei consumatori americani e un regalo alle politiche scellerate di Trump».
Forse si venderà meno Barolo, ma il grosso dell’export italiano è fatto di meccanica strumentale di precisione o di semilavorati farmaceutici: tutto questo gli americani continueranno a comprarlo dall’Italia
E la riduzione della domanda?
«Anche qui c’è troppo allarme. Forse si venderà un po’ meno Barolo, ma il grosso dell’export italiano è fatto di meccanica strumentale di precisione o di semilavorati farmaceutici che richiedono lavorazioni specialistiche: tutto questo le aziende americane continueranno a comprarlo dall’Italia perché non troveranno soluzioni più economiche né possono in tempi rapidi installare in patria produzioni analoghe».
E le promesse di contratti privati, dagli investimenti in America agli acquisti di energia? Come convincere le imprese?
«Qui c’è il vero rischio: che fra sei mesi Trump, vedendo che nulla è accaduto, si ripresenti a Bruxelles e minacci gli ennesimi rialzi dei dazi. L’uomo è sprezzante, una mina vagante ormai innescata. Una sciagura, altro che Nobel».