ROMA – In attesa di capire in che misura sarà colpita e in che misura esentata dai nuovi dazi di Trump, la filiera italiana del vino incassa dal governo l’impegno a mettere a punto una strategia di tutela e rilancio del settore, i cui affari sono minacciati dalle pressioni internazionali. La promessa arriva dalla presidente del Consiglio in persona, intervenuta al tavolo con le associazioni agricole e industriali organizzato ieri nella Sala Verde di Palazzo Chigi, presenti anche i ministri dell’Agricoltura Lollobrigida e quello delle Imprese Urso: «Sul governo potete sempre contare», ha detto la premier, definendo il vino «un pezzo cardine della dieta mediterranea».
Su circa 65 miliardi di euro di esportazioni italiane negli Stati Uniti (dato 2024), quelle di vino ne …
ROMA – In attesa di capire in che misura sarà colpita e in che misura esentata dai nuovi dazi di Trump, la filiera italiana del vino incassa dal governo l’impegno a mettere a punto una strategia di tutela e rilancio del settore, i cui affari sono minacciati dalle pressioni internazionali. La promessa arriva dalla presidente del Consiglio in persona, intervenuta al tavolo con le associazioni agricole e industriali organizzato ieri nella Sala Verde di Palazzo Chigi, presenti anche i ministri dell’Agricoltura Lollobrigida e quello delle Imprese Urso: «Sul governo potete sempre contare», ha detto la premier, definendo il vino «un pezzo cardine della dieta mediterranea».
Su circa 65 miliardi di euro di esportazioni italiane negli Stati Uniti (dato 2024), quelle di vino ne valgono circa 2. In valore assoluto altri comparti come farmaceutica o meccanica vendono molto di più oltre Atlantico, ma per bianchi, rossi e bollicine quello nordamericano è in assoluto il mercato estero più rilevante e dai margini più ricchi. La partita più urgente per il settore è quindi il tentativo di rientrare nella lista dei prodotti esentati dalle tariffe, che Bruxelles sta ancora negoziando con gli Stati Uniti. Dovrebbe includere i superalcolici, alcuni governi come Italia e Francia spingono perché comprenda anche il vino, concessione che però al momento appare difficile da ottenere. Se è vero che il vino europeo per i consumatori americani «non è rimpiazzabile», come ha detto Meloni impegnandosi a «fare del suo meglio», gli Stati Uniti hanno relativamente poco da perdere nel tassarlo.
Così, come tutti gli altri settori, anche quello del vino è partito alla richiesta di supporto, stima dei danni alla mano. E il segnale di attenzione, da un governo molto attento alle sue ragioni, è stato immediato, con il più classico dei tavoli di ascolto. Il piano straordinario resta al momento tutto da definire, ma - un po’ come quello per la manifattura attivata dal ministero degli Esteri - dovrebbe puntare soprattutto sulla promozione oltre confine.
Tutte le associazioni hanno ringraziato Meloni e commentano con toni positivi l’iniziativa. Coldiretti chiede fondi per l’espansione internazionale, sgravi per la sostenibilità e moratorie sui prestiti, per «evitare che la crisi del vino diventi strutturale». Federvini (Confindustria) «accoglie con favore l’avvio di un percorso strategico per la definizione di una campagna di comunicazione istituzionale sul vino». Filiera Italia vorrebbe «una semplificazione di tutte le procedure che oggi bloccano e complicano le esportazioni».
Oltre che per i dazi, il settore agricolo è in grande agitazione per il possibile taglio dei sussidi europei delineato dalla nuova proposta di bilancio comune e per la ratifica dell’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur, a cui invece l’industria è favorevole.