ROMA – Scontro di cifre tra Ragioneria e Inps sulle pensioni. L’Istituto di previdenza dice che ci vogliono 3-3,5 miliardi per sterilizzare l’aumento di tre mesi nei requisiti, previsto da Istat a partire dal primo gennaio 2027. La Ragioneria, guidata da Daria Perrotta, scommette su un numero molto più basso: 300-400 milioni. Tale da garantire la sua copertura nella prossima manovra. Le interlocuzioni sono in corso. E già molto vivaci. Se avesse ragione Inps, vista l’entità delle risorse da reperire e le ristrettezze dei conti pubblici, lo stop potrebbe slittare di un anno. All’ultima finanziaria del governo Meloni. Quella più importante perché affacciata sull’anno elettorale. Il ministero dell’Economia però non ha dubbi: «La sterilizzazione sarà in questa legge di bilancio».
ROMA – Scontro di cifre tra Ragioneria e Inps sulle pensioni. L’Istituto di previdenza dice che ci vogliono 3-3,5 miliardi per sterilizzare l’aumento di tre mesi nei requisiti, previsto da Istat a partire dal primo gennaio 2027. La Ragioneria, guidata da Daria Perrotta, scommette su un numero molto più basso: 300-400 milioni. Tale da garantire la sua copertura nella prossima manovra. Le interlocuzioni sono in corso. E già molto vivaci. Se avesse ragione Inps, vista l’entità delle risorse da reperire e le ristrettezze dei conti pubblici, lo stop potrebbe slittare di un anno. All’ultima finanziaria del governo Meloni. Quella più importante perché affacciata sull’anno elettorale. Il ministero dell’Economia però non ha dubbi: «La sterilizzazione sarà in questa legge di bilancio».
Decreto pensioni: obbligo entro il 2025
Il decreto interministeriale che recepisce l’aumento Istat deve essere fatto, per legge, entro il 2025. Da una parte quindi il governo si trova costretto a certificare i tre mesi in più, per via della crescente speranza di vita. Dall’altra deve rassicurare tutti che li fermerà. Se dovesse rinunciare ad agire subito, per via delle ingenti coperture, si troverebbe in una posizione scomoda. All’indomani della denuncia della Cgil che a gennaio aveva scoperto come Inps avesse aggiornato i suoi database con i nuovi requisiti all’epoca ancora non ufficializzati da Istat per poi fare retromarcia, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva promesso di bloccare tutto. Senza specificare quando. «Sicuramente prima che scatti l’aumento», dicono fonti qualificate. Cioè prima del primo gennaio 2027: ci sono due manovre a disposizione.
Giorgetti e Lega: “No all’aumento dei requisiti pensionistici”
Le sollecitazioni della Lega, il partito di Giorgetti e quello del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che ha la delega alla previdenza, hanno indotto il ministro a garantire che nessuno allungherà i tempi di uscita di tre mesi. E dunque nessuno andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e 3 mesi o in pensione anticipata con 43 anni e un mese di contributi (un anno in meno per le donne) a partire dal primo gennaio 2027 e fino al 31 dicembre 2028. Questo significa però che nel 2029 ci sarà un recupero. I requisiti di uscita balzeranno in avanti di ben sei mesi: ai primi 3 mesi sterilizzati ora si sommano altri 3 mesi del successivo nuovo aumento della speranza di vita, già conteggiato da Istat. A quel punto l’età schizzerà in un colpo solo a 67 anni e mezzo e i contributi a 43 anni e 4 mesi (un anno in meno per le donne). È questa la logica del sistema previdenziale italiano: se la vita si allunga, anche l’uscita si allontana.
Ipotesi al vaglio: copertura parziale o solo per gli esodati
Sterilizzare per sempre gli aumenti legati alla speranza di vita avrebbe un costo proibitivo per la sostenibilità dei conti. Anche solo fermarli per due anni causa problemi. Ecco perché tra le ipotesi vagliate dalla Ragioneria ci sarebbe quella di coprire solo un anno del biennio di aumento, rimandando al prossimo anno la copertura completa. Oppure garantire solo quelli che la Cgil considera “esodati”: circa 44mila lavoratrici e lavoratori che hanno sottoscritto contratti di uscita anticipata con le aziende tra 2020 e 2024. E che rischiano di trovarsi dal 2027 senza redditi, né contributi, né pensione per tre mesi. A quel punto basterebbero forse i 300-400 milioni stimati sin qui dalla Ragioneria. La cifra ipotizzata dall’Inps – all’incirca un miliardo per ogni mese bloccato – viene invece considerata dai tecnici del ministero dell’Economia a dir poco pesante per la prossima manovra che si annuncia spinosa.
Pensioni e imprese: Inps attende il via libera del governo
L’Inps però ha bisogno di certezze da dare alle imprese che programmano le uscite dei prossimi anni e firmano con i sindacati accordi di prepensionamento o scivoli. Anche quando nei mesi scorsi Istat ha ufficializzato i nuovi requisiti, Inps non ha aggiornato i database per evitare altri pasticci, come quello di gennaio. Avrebbe dovuto farlo. Ma forse aspetta la decisione ufficiale del governo sulla sterilizzazione. E un chiarimento politico che ancora manca, in un panorama in cui la Lega si agita per far dimenticare le strette sulle pensioni di questi anni e le promesse mancate sull’abolizione della legge Fornero. Decisione e chiarimento appesi ai conti. Che per ora non tornano.