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Gagnon: “Trump un pericolo per l’economia, farà scappare gli imprenditori stranieri”

Joseph Gagnon

 

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Secondo l’economista del Peterson Institute “l’imposizione di barriere commerciali così alte ridurrà sicuramente l’interscambio e alzerà il valore del dollaro ma non ridurrà il deficit”
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ROMA – «Non mi stupisce, conoscendo l’uomo, che già sia tornato alla carica con l’Europa. È la prova di quanto Trump sia imprevedibile, ingovernabile e pericoloso per l’economia americana e mondiale». Joseph Gagnon è dal 2009, dopo esperienze alla Fed e al Tesoro nel primo mandato Clinton, economista senior del Peterson Institute for International Economics, prestigioso think-tank di Washington. È sconcertato dallo psicodramma che si sta consumando a sei isolati dal suo ufficio, in Pennsylvania Avenue: «E pretende che gli stranieri prendano il rischio di investire in America».

C’è chi ci sta pensando, pur di tenerlo buono. Qual è il pericolo?

«Ci sono 4 motivi. La gestione delle tariffe è erratica e irrazionale. La politica fiscale è fuori controllo con l’ufficio congressuale del bilancio che ha aggiornato a 5mila miliardi in dieci anni il deficit aggiuntivo per il “Big beautiful”. Ancora: Trump minaccia l’indipendenza della Fed e dei rodati uffici di statistica del governo. Infine …

ROMA – «Non mi stupisce, conoscendo l’uomo, che già sia tornato alla carica con l’Europa. È la prova di quanto Trump sia imprevedibile, ingovernabile e pericoloso per l’economia americana e mondiale». Joseph Gagnon è dal 2009, dopo esperienze alla Fed e al Tesoro nel primo mandato Clinton, economista senior del Peterson Institute for International Economics, prestigioso think-tank di Washington. È sconcertato dallo psicodramma che si sta consumando a sei isolati dal suo ufficio, in Pennsylvania Avenue: «E pretende che gli stranieri prendano il rischio di investire in America».

C’è chi ci sta pensando, pur di tenerlo buono. Qual è il pericolo?

«Ci sono 4 motivi. La gestione delle tariffe è erratica e irrazionale. La politica fiscale è fuori controllo con l’ufficio congressuale del bilancio che ha aggiornato a 5mila miliardi in dieci anni il deficit aggiuntivo per il “Big beautiful”. Ancora: Trump minaccia l’indipendenza della Fed e dei rodati uffici di statistica del governo. Infine dà la colpa agli stranieri dei problemi americani, e pone gli investitori esteri nell’imbarazzante situazione di sentirsi vulnerabili di fronte a espropriazioni o improvvise tasse».

Potrebbe bastare.

«Quello che è paradossale è che tutto questo non c’entra nulla con la riduzione del deficit che è il fine primario. Trump ha sbagliato strumento: la scienza economica e le analisi dei dati dimostrano che i dazi alti, anche se li porti al 40 o 50%, non riducono il disavanzo. Anzi, i Paesi con più forti barriere sono quelli a più alto deficit».

Perché?

«C’è una spiegazione tecnica legata ai flussi finanziari. Ogni volta che un bene straniero arriva alla frontiera e viene pagato in dollari, si immette valuta Usa sui mercati. Dando per scontato che le importazioni gravate dai dazi diminuiranno, si riduce la quantità di dollari immessi. Così il valore del dollaro si alza e diminuisce l’export: un calo del commercio senza discesa del deficit».

Ma il dollaro non si è indebolito negli ultimi mesi?

«Attenzione alle date: fra ottobre 2024 e la fine di gennaio il dollaro ha avuto un forte rialzo, più del 10%. Poi si è indebolito per il caos seminato da Trump, ma l’effetto totale resta. Si restringono acquisti e vendite, non cambia la somma algebrica. Il disavanzo in giugno è sceso ma dopo i massicci acquisti precedenti: il deficit di beni nella prima metà dell’anno ha raggiunto i 735,4 miliardi dai 577,3 dello stesso periodo del 2024».

Secondo Morgan Stanley la Borsa avrà una correzione del 10%. Condivide?

«É possibile perché è sopravvalutata per la bolla sull’hi-tech. Però non credo che questo porterà una recessione».

In queste ore è a Washington la presidente svizzera Karin Keller-Sutter: con quali prospettive?

«Con la Svizzera un problema c’è perché la Confederazione è accusata da tempo di manipolare la valuta. Noi ci abbiamo lavorato: ma non credo che Trump legga i nostri report. Vede solo il deficit».

Qualcosa cambierà negli equilibri congressuali?

«Non credo fino alle mid-term. Possiamo solo augurarci che, anche se vincerà un altro repubblicano nel 2028, sia meno ossessionato dai dazi».

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