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Manovra, pressing su Giorgetti. “Tutti mi chiedono soldi”

Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, durante il Question time alla camera dei deputati. Roma, 30 luglio 2025 ANSA/MASSIMO PERCOSSI (ansa)

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Le richieste dei partiti al ministro dell’Economia che frena sul contributo delle banche: “Per ora pensiamo alle spese”
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ROMA - L’assalto alla manovra è già partito. In fila, uno dopo l’altro, i ministri presentano la lista delle richieste a Giancarlo Giorgetti. “Sto incontrando tutti i ministri e tutti mi chiedono soldi”, racconta il titolare dell’Economia a Repubblica quando lascia l’aula della Camera dopo il voto per l’elezione di un componente del Csm.

A ridosso della pausa estiva, l’agenda del ministro è ancora piena anche per via del lavoro sulla prossima Finanziaria. Un po’ di colleghi si sono già fatti avanti, ma altri saranno ricevuti al Mef nei prossimi giorni. La traccia è la stessa: allargare le maglie del bilancio. Spendere.

Si parte da qui. Tocca a Giorgetti ascoltare e raccogliere i desiderata. E poi, nelle prossime settimane, selezionare. Il tutto andrà poi incrociato a settembre con le volontà politiche che saranno fissate da Giorgia Meloni insieme ai leader della maggioranza.

Prima, però, bisogna capire la portata delle rivendicazioni di Fratelli d’Italia, Lega, FI e Noi Moderati. È un…

ROMA - L’assalto alla manovra è già partito. In fila, uno dopo l’altro, i ministri presentano la lista delle richieste a Giancarlo Giorgetti. “Sto incontrando tutti i ministri e tutti mi chiedono soldi”, racconta il titolare dell’Economia a Repubblica quando lascia l’aula della Camera dopo il voto per l’elezione di un componente del Csm.

A ridosso della pausa estiva, l’agenda del ministro è ancora piena anche per via del lavoro sulla prossima Finanziaria. Un po’ di colleghi si sono già fatti avanti, ma altri saranno ricevuti al Mef nei prossimi giorni. La traccia è la stessa: allargare le maglie del bilancio. Spendere.

Si parte da qui. Tocca a Giorgetti ascoltare e raccogliere i desiderata. E poi, nelle prossime settimane, selezionare. Il tutto andrà poi incrociato a settembre con le volontà politiche che saranno fissate da Giorgia Meloni insieme ai leader della maggioranza.

Prima, però, bisogna capire la portata delle rivendicazioni di Fratelli d’Italia, Lega, FI e Noi Moderati. È un metodo che viene confermato anche quando commenta l’idea del leader del suo partito, Matteo Salvini, che dalle banche vuole "un contributo volontario e spontaneo da ridistribuire ai lavoratori italiani”. Favorevole alla proposta? “Per ora siamo concentrati sulle spese, sulle uscite, poi pensiamo alle entrate”, risponde Giorgetti.

Niente spese pazze, è il ragionamento di fondo. Il faro resta il rispetto degli impegni presi con il Piano strutturale di bilancio. Anche la Finanziaria di quest’anno, quindi, non potrà trasformarsi nel libro dei sogni della maggioranza: l’obiettivo è evitare uno sperpero di soldi, racconta un ministro che è stato già ricevuto a via XX settembre.

D’altronde la curva della spesa netta è lì a ricordare che il monitoraggio di Bruxelles sui conti pubblici italiani è costante. Bisognerà rinunciare alla leva agile del deficit. A maggior ragione quest’anno, con l’uscita dalla procedura d’infrazione a portata di mano.

Sarà chiaro nelle prossime settimane se l’asticella del rapporto deficit/Pil potrà essere collocata sotto il 3% già nel 2025, avviando così l’iter per la chiusura della procedura che ha bisogno di sei mesi per arrivare a meta. Ma tenere la barra dritta resta un imperativo anche restando all’impegno già preso con la Ue: il deficit al 2,8% l’anno prossimo e quindi lo stop alla sorveglianza della Commissione europea nel 2027.

Alla ripresa dei lavori parlamentari, Giorgetti dovrà misurarsi con altre richieste. I partiti della maggioranza stanno iniziando a compilare le rispettive liste. La Lega punta proprio sulla legge di bilancio per coprire i costi della rottamazione quinquies delle cartelle fiscali. I parlamentari di Fratelli d’Italia tireranno le somme a settembre, mentre il cantiere di Forza Italia ha già individuato le priorità. Una su tutte: la riduzione dell’Irpef per il ceto medio. Era un obiettivo anche della scorsa manovra, ma alla fine la misura ha dovuto fare i conti con le poche risorse a disposizione. Nulla da fare.

Ora un nuovo tentativo. Lo schema resta lo stesso: un taglio dell’aliquota di riferimento di due punti percentuali, dal 35% al 33%, insieme a un allargamento dello scaglione attuale da 50 a 60 mila euro. "Vogliamo dare un segnale di sostegno anche alle imprese e a un tema centrale come è la casa", spiega il coordinatore dei Dipartimenti azzurri, Alessandro Cattaneo. Nel menù ci sono anche i bonus edilizi. Ma servono soldi. La coperta, però, è già corta.

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