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OpenAi in trattativa per vendere azioni. Il colosso di ChatGPT sarebbe valutato 500 miliardi

(afp)
L’obiettivo è duplice: attrarre nuovi investitori e fidelizzare i propri indipendenti, a cui concorrenti come Microsoft offrono stipendi da capogiro
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MILANO – OpenAi sonda il mercato, un’altra volta. Il colosso americano proprietari di ChatGPT sarebbe nella fase iniziale di trattative per una potenziale vendita di azioni destinate ai dipendenti, da cui emerge una valutazione dell’azienda di circa 500 miliardi di dollari.

Se l’operazione andasse in porto, il valore del gruppo aumenterebbe di circa due terzi dagli attuali 300 miliardi, stimati nell’ambito di un round di finanziamento da 40 miliardi guidato dalla giapponese SoftBank che aveva reso OpenAi una delle più grandi società private al mondo.

Il preludio dell’Ipo?

Secondo quanto riporta Bloomberg citando alcune fonti, OpenAi punta a una vendita secondaria di azioni per miliardi di dollari. E i potenziali acquirenti non mancherebbero: gli…

MILANO – OpenAi sonda il mercato, un’altra volta. Il colosso americano proprietari di ChatGPT sarebbe nella fase iniziale di trattative per una potenziale vendita di azioni destinate ai dipendenti, da cui emerge una valutazione dell’azienda di circa 500 miliardi di dollari.

Se l’operazione andasse in porto, il valore del gruppo aumenterebbe di circa due terzi dagli attuali 300 miliardi, stimati nell’ambito di un round di finanziamento da 40 miliardi guidato dalla giapponese SoftBank che aveva reso OpenAi una delle più grandi società private al mondo.

Il preludio dell’Ipo?

Secondo quanto riporta Bloomberg citando alcune fonti, OpenAi punta a una vendita secondaria di azioni per miliardi di dollari. E i potenziali acquirenti non mancherebbero: gli investitori esistenti, tra cui Thrive Capital, avrebbero già contattato i vertici dell’azienda per rilevare parte dei titoli destinati ai dipendenti.

L’operazione potrebbe essere il preludio di una quotazione in Borsa, da tempo attesa dal mercato. La ristrutturazione aziendale a cui stanno lavorando i vertici del gruppo potrebbe proprio avere questo scopo. Tuttavia, lo scorso maggio, la direttrice finanziaria Sarah Friar ha frenato le aspettative degli investitori, affermando che l’eventuale Ipo sarebbe avvenuta solo quando l’azienda e i mercati fossero stati pronti.

Il duplice obiettivo

La strada scelta da OpenAi è piuttosto comune tra le start up della Silicon Valley. Queste sono solite negoziare la vendita di azioni per i propri dipendenti come modo per premiare e fidelizzare il personale, oltre che per attrarre investitori esterni. Sempre secondo Bloomberg, la società guidata da Sam Altman sta cercando di sfruttare la domanda degli investitori per fornire ai dipendenti una liquidità che rifletta la crescita dell'azienda.

OpenAi non è tenuta a pubblicare dati trimestrali, ma recenti indiscrezioni raccolte da The Information raccontano che nei primi sette mesi del 2025 il fatturato è quasi raddoppiato, portando i ricavi annualizzati a 12 miliardi di dollari.

Cresce la concorrenza, anche sui dipendenti

Tuttavia, la startup è costretta a fare i conti con una crescente concorrenza sul mercato: da un lato per l’emergere di nuovi chatbot come la cinese DeepSeek o l’ingresso delle Big Tech nel mondo dell’intelligenza artificiale generativa (vedi Microsoft con Copilot), e dall’altro per le aggressive campagne di assunzioni di quest’ultime che, poco alla volta, stanno assottigliando i team di OpenAi.

Negli ultimi mesi, molti ricercatori hanno lasciato il gruppo di Altman a favore di Meta Platforms (la casa madre di Facebook, Instagram e WhatsApp), alla ricerca di talenti dalle concorrenti per il proprio team di ”super intelligenza artificiale”, offrendo stipendi record fino a 200 milioni. Una vendita secondaria per OpenAI potrebbe servire come incentivo per il personale a rimanere nell'azienda, nonostante le generose offerte ricevute altrove.

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