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Trump minaccia l’Europa: “Se non farà gli investimenti i dazi saliranno al 35%”

Donald Trump sul tetto della Casa Bianca

 

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Il presidente ricorda l’impegno di Bruxelles a comprare gas e beni statunitensi: “La nostra politica funziona, ho i numeri per ricandidarmi, ma non lo farò”
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NEW YORK – Con l’usuale modestia – si fa per dire – che lo distingue, intervistato ieri da Cnbc, il Presidente Donald Trump ha commentato con entusiasmo i primi effetti di quei dazi che stanno rivoluzionando l’economia mondiale. Esaltando il suo lavoro all’insegna dell’America First: «Stiamo incassando migliaia di miliardi di dollari. Soldi nostri, che reinvestiremo come ci pare: l’Unione Europea investirà qui 650 miliardi e comprerà energia da noi per altri 750», ha detto dando un po’ i numeri, salvo poi correggersi, tornando ai 600 miliardi dell’accordo. «Guai se non lo farà» ha tuonato: «Gli imporremo dazi al 35% se non rispetterà l’impegno a investire in beni americani». Una premessa tutt’altro che rassicurante: gli esperti già dicono che la spesa pattuita per l’energia è un balzo in avanti enorme, rispetto ai 70 miliardi attualmente spesi dall’Europa. Realizzarla anche solo in parte significa una sterzata nell’uso dei combustibili fossili in Europa. Quanto basta a influenzare l…

NEW YORK – Con l’usuale modestia – si fa per dire – che lo distingue, intervistato ieri da Cnbc, il Presidente Donald Trump ha commentato con entusiasmo i primi effetti di quei dazi che stanno rivoluzionando l’economia mondiale. Esaltando il suo lavoro all’insegna dell’America First: «Stiamo incassando migliaia di miliardi di dollari. Soldi nostri, che reinvestiremo come ci pare: l’Unione Europea investirà qui 650 miliardi e comprerà energia da noi per altri 750», ha detto dando un po’ i numeri, salvo poi correggersi, tornando ai 600 miliardi dell’accordo. «Guai se non lo farà» ha tuonato: «Gli imporremo dazi al 35% se non rispetterà l’impegno a investire in beni americani». Una premessa tutt’altro che rassicurante: gli esperti già dicono che la spesa pattuita per l’energia è un balzo in avanti enorme, rispetto ai 70 miliardi attualmente spesi dall’Europa. Realizzarla anche solo in parte significa una sterzata nell’uso dei combustibili fossili in Europa. Quanto basta a influenzare la velocità con cui l’atmosfera terrestre continua a surriscaldarsi.

Nell’intervista dove con noncuranza ha anche affermato di non voler correre di nuovo per la Casa Bianca «potrei, ho i numeri per farlo. Ma probabilmente non lo farò», ha detto chiaramente che la faccenda dazi non finisce qui. La prossima settimana potrebbe annunciare nuove tasse su chip e semiconduttori: «Li voglio prodotti in America». Concentrandosi poi sul costo dei farmaci: «L’Europa li paga, in molti casi, un decimo dei nostri. Basta spendere dieci volte di più degli europei per una pillola». Annunciando che per stimolare la produzione in patria, applicherà «inizialmente dazi ridotti sui prodotti farmaceutici d’esportazione. Poi tra un anno, un anno e mezzo, saliranno al 150 per cento e poi al 250. Abbiamo bisogno di farmaci americani».

Se l’Europa, è ancora ben lontana dal poter respirare, nemmeno altri gioiscono. L’India, Paese «amico», è sotto accusa per l’acquisto di greggio russo, proprio mentre Trump si prepara a imporre «sanzioni secondarie» a Mosca. E anche per non aver «fatto il necessario per aprire l’economia indiana al Made in Usa». In soldoni, New Delhi affronta tributi al 25 per cento a partire dal 7 agosto: «L’India non è un buon partner commerciale, fa molti affari con noi, ma noi non ne facciamo con loro. Abbiamo concordato il 25, ma penso che aumenterò ancora questa cifra nelle prossime 24 ore perché continuano a comprare petrolio russo», ha insistito. Ceffoni anche alla svizzera, tassata al 39: «Abbiamo un deficit di 40 miliardi, le loro aziende farmaceutiche hanno fatto fortuna da noi producendo in Cina e in Irlanda». La Cina resta in standby: «Ho un buon rapporto con Xi» ha detto Trump, annunciando un incontro entro fine anno. Pronto ad andare a Pechino, «anche se è un volo lungo». I negoziati col dragone, «stanno andando molto bene», ha detto, facendo intendere che dopo il braccio di ferro dei mesi scorsi, l’intesa è ora dietro l’angolo.

Dopo i dati sull’occupazione che l’hanno fatto infuriare al punto di licenziare la responsabile dell’Ufficio statistiche del ministero del Lavoro, una buona notizia per Trump arriva dal Bureau of Economic Analysis: il deficit commerciale a giugno è sceso ai livelli più bassi dal 2023, nonostante il calo delle esportazioni dello 0,5%. Un’inversione significativa.

Anche per questo gli occhi di President Trump sono sempre puntati sulla Fed. Ha rinunciato a licenziarne il presidente Jerome Powell, perché «Bessent dice che innervosirebbe i mercati». Ma è ben contento di nominare il successore di Adriana Kugler, la governatrice dimessasi la settimana scorsa. «Annuncerò il nome a giorni», dice. In gara il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett, l’ex governatore della Fed Kevin Warsh, il governatore Christopher Waller che ha votato contro il mantenimento dei tassi «ma non Bessent. Mi serve al Tesoro». Il mandato è fino al 31 gennaio: ma quella persona potrebbe essere il successore di Powell: «Userà questi mesi per fare esperienza».

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