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Ape, quota 103, Opzione donna: si riapre il cantiere pensioni

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Opposizioni critiche sul rinvio al 2029 dell’aumento dei requisiti di tre mesi: “Scarico di responsabilità”. La Cgil sulla misura per le donne: “Stravolta, altro che calo fisiologico”
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ROMA – Il cantiere pensioni è pronto a riaprirsi e sarà come sempre uno dei nodi della prossima manovra. Entro metà ottobre la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dovranno decidere il destino di tutte le misure previdenziali in scadenza al 31 dicembre: Quota 103, Opzione donna, Ape sociale, bonus Maroni e l’incremento di 8 euro alle maggiorazioni sociali per i pensionati in condizioni di disagio. Misure che in parte, dopo le strette, non stanno funzionando viste le adesioni molto basse per Quota 103 e Opzione donna.

I requisiti che aumentano e la rivalutazione

Ma non basta. Bisognerà trovare, secondo le prime simulazioni dell’Inps, almeno 3 miliardi per sterilizzare l’aumento di tre mesi nei requisiti per andare in pensione che scatterebbe …

ROMA – Il cantiere pensioni è pronto a riaprirsi e sarà come sempre uno dei nodi della prossima manovra. Entro metà ottobre la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dovranno decidere il destino di tutte le misure previdenziali in scadenza al 31 dicembre: Quota 103, Opzione donna, Ape sociale, bonus Maroni e l’incremento di 8 euro alle maggiorazioni sociali per i pensionati in condizioni di disagio. Misure che in parte, dopo le strette, non stanno funzionando viste le adesioni molto basse per Quota 103 e Opzione donna.

I requisiti che aumentano e la rivalutazione

Ma non basta. Bisognerà trovare, secondo le prime simulazioni dell’Inps, almeno 3 miliardi per sterilizzare l’aumento di tre mesi nei requisiti per andare in pensione che scatterebbe dal primo gennaio 2027. Aumento che il governo vuole sospendere già nella prossima legge di bilancio. E capire poi se proseguire anche nel 2026 con il meccanismo di rivalutazione delle pensioni per scaglioni reintrodotto nel 2025, più favorevole dei tagli programmati nel biennio precedente.

Opposizioni contro Durigon

In questo contesto, le parole del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon a Repubblica – «Blocchiamo subito lo scatto, poi nel 2029 interverremo in modo strutturale» – hanno scatenato una raffica di reazioni. «Un assegno postdatato ai lavoratori», attacca Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro. «Rinviare al 2029 vuol dire scaricare la responsabilità sui prossimi governi. Basta propaganda: votino la nostra proposta che elimina definitivamente lo scatto». Gli fa eco Franco Mari di Avs: «Con quattro spiccioli si abbassano solo le pensioni. Basta brutta propaganda sulla pelle delle persone».

Severo il Movimento 5 Stelle: «Da Quota 41 al blocco dei requisiti, promesse tradite. Ora arriva un pagherò che scarica tutto sul futuro», affermano i parlamentari grillini. Chiara Appendino si concentra su Opzione donna: «Altro che calo fisiologico: l’avete massacrata, rendendola inutilizzabile». Anche Maria Cecilia Guerra, responsabile lavoro del Pd mette nel mirino l’intervista: «Il meccanismo “perverso” che lega l’età pensionabile all’aumento della speranza di vita viene imputato alla Fornero, ma è stato introdotto dall’ultimo governo Berlusconi. E poi: un ipotetico intervento strutturale è rimandato al 2029. Che senso ha prendere impegni per un altro governo?».

La critica della Cgil

Dura pure la Cgil: «Altro che superare la Fornero: questo governo l’ha peggiorata», dice la segretaria confederale Lara Ghiglione. «L’uscita a 64 anni è stata resa quasi irraggiungibile con una soglia di 1.700 euro lordi mensili. E su Opzione donna non c’è stato alcun calo fisiologico ma uno stravolgimento normativo che ha negato alle lavoratrici una possibilità dignitosa di uscita».

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