Libri pesanti, poca concorrenza e prezzi alti. L’editoria scolastica nel mirino dell’Antitrust
di Aldo FontanarosaROMA – Abbiamo ancora i libri scolatici più pesanti d’Europa. Nel 2025, i nostri bambini e ragazzi trasportano nello zaino dei tomi che pesano il doppio di quelli polacchi, in media. La Polonia è il secondo Paese europeo per sollevamento del peso dei libri scolastici, dopo l’Italia.
Tanti nostri editori, dunque, ignorano le preoccupazioni dell’Inail che imputa al trasporto dei volumi da casa a scuola (e ritorno) i “disturbi muscoloscheletrici come il mal di schiena”. Acciacchi che affliggono a volte studentesse e studenti fin dalla tenera età.
Lo zaino – raccomanda sempre l’Inail – non dovrebbe superare il 10% o, in casi estremi, il 15% del peso della ragazzina o del ragazzino che lo trasporta. Editori, presidi, docenti verificano che la prescrizione sia rispettata?
La riforma
In una sua indagine, il Garante dei consumatori (l’Antitrust) denuncia il problema facendo propri i dati di un editore internazionale attivo in Italia (Sanoma) che ha un quadro delle dimensioni dei libri in Eur…
ROMA – Abbiamo ancora i libri scolatici più pesanti d’Europa. Nel 2025, i nostri bambini e ragazzi trasportano nello zaino dei tomi che pesano il doppio di quelli polacchi, in media. La Polonia è il secondo Paese europeo per sollevamento del peso dei libri scolastici, dopo l’Italia.
Tanti nostri editori, dunque, ignorano le preoccupazioni dell’Inail che imputa al trasporto dei volumi da casa a scuola (e ritorno) i “disturbi muscoloscheletrici come il mal di schiena”. Acciacchi che affliggono a volte studentesse e studenti fin dalla tenera età.
Lo zaino – raccomanda sempre l’Inail – non dovrebbe superare il 10% o, in casi estremi, il 15% del peso della ragazzina o del ragazzino che lo trasporta. Editori, presidi, docenti verificano che la prescrizione sia rispettata?
La riforma
In una sua indagine, il Garante dei consumatori (l’Antitrust) denuncia il problema facendo propri i dati di un editore internazionale attivo in Italia (Sanoma) che ha un quadro delle dimensioni dei libri in Europa e nel mondo.
Il Garante non ne fa solo una questione di salute. Nell’era del digitale e dell’intelligenza artificiale, le scuole italiane non riescono a distaccarsi del tutto dal caro vecchio libro cartaceo.
Docenti ed editori hanno puntato su un modello misto, con il libro cartaceo accompagnato da una sua estensione digitale (per contenuti complementari in Internet). Modello presente nel 95% delle classi.
Ma questo assetto – libro cartaceo ed estensione digitale – non ha procurato i vantaggi che la riforma scolastica sperava di garantire fin dalla legge 221 del 2012 e dal decreto ministeriale 781 del 2013.
Si intuì allora, tredici anni fa, che l’ebook avrebbe procurato due importanti benefici. Avrebbe alleggerito – con lo zaino dei nostri figli – anche le spese delle famiglie per i libri a patto di archiviare la carta per davvero.
Stipendi fermi
Le cose, nell’era del libro ibrido (carta più digitale), sono andate esattamente al contrario. Se è vero che i prezzi dei volumi non sono cresciuti in “maniera esorbitante” – scrive tra il Garante – i genitori devono comunque sopportare spese crescenti in un quadro di stipendi fermi.
Oggi una famiglia spende in media 580 euro per l’intero ciclo di Scuola secondaria di primo grado (le medie) e 1.250 euro per la Scuola secondaria di secondo grado (come il il liceo).
Il Garante si accorge di un altro paradosso. Chi vive nel Sud Italia e nelle isole –ed ha un reddito medio più basso – investe di più per i libri dei figli, rispetto ai residenti del Centro e del ricchissimo Nord Italia.
Al Nord, scuole e amministrazioni locali più efficienti hanno puntato sul comodato d’uso. Sono loro a comprare i volumi per poi cederli gratuitamente alle iscritte e agli iscritti. Il modello virtuoso non ha attecchito invece nel Mezzogiorno.
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Le piattaforme chiuse
Ma il libro misto – cartaceo con un’estensione digitale – non rappresenta forse un ragionevole compromesso? L’idea non sembra poi così sbagliata.
Il Garante – che già critica il libro misto per i suoi prezzi – è perplesso perché la proprietà del tomo non è quasi mai dello studente o della famiglia pagante. Spesso studenti e genitori acquistano solo una licenza temporanea che dà diritto al semplice uso del volume per un determinato periodo.
I contenuti digitali, che pure rappresentano un valore aggiunto, sono peraltro recintati all’interno di piattaforme chiuse. Il ragazzo non può scaricare file, tanto meno può stampare o condividere pagine.
Le nuove edizioni
Un altro problema è rappresentato dalle nuove edizioni. Chi ha più figli di una diversa età non sempre riesce a trasferire il libro del più grande al più piccolo (come si faceva una volta).
Nelle Scuole secondarie di primo e secondo grado, oltre un terzo dei volumi adottati esce di scena per fare posto alle edizioni rinnovate, a ogni ciclo.
E a volte – denuncia il Garante – la nuova edizione del libro presenta solo aggiustamenti grafici rispetto alla precedente senza cambiamenti effettivi nei contenuti (testo, grafici, immagini). Eppure la famiglia è costretta a comprare il nuovo e a rottamare il precedente, malgrado il figlio non riceva vantaggi.
Il mercato dell’usato si attesta così sui 150 milioni di euro. Non lo aiutano i continui cambi di edizione e neanche il libro misto (carta più digitale). Il libro misto, lo abbiamo sottolineato, non è proprietà dello studente, che semmai acquista soltanto una licenza temporanea d’uso. Il libro misto non è trasferibile.
Mercato concentrato
In questo scenario, godono soprattutto gli editori di libri che fatturano quasi 800 milioni di euro nel 2024 (con una crescita del 13% in dieci anni di attività).
Editori che operano – avverte il Garante – in un mercato “fortemente concentrato” dove solo quattro editori si dividono “l’80%” dei ricavi complessivi.
Svariati piccoli e medi editori hanno chiuso perché incapaci di reggere il passo dei più grandi.
A dare loro il colpo fatale è stata anche la difficoltà ad affrontare l’era del digitale, con libri cartacei corredati da contenuti aggiuntivi presenti in Rete. Opere che vengono create con investimenti non sempre sopportabili dagli imprenditori.