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Lovaglio: “Mps una fortezza, avanti su piazzetta Cuccia”

Luigi Lovaglio, amministratore delegato Mps  

 

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L’ad del Montepaschi: “I risultati sono spettacolari”. Alzate le aspettative sull’intero 2025. La spinta arriva dalle commissioni
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MILANO – Mps prosegue la rincorsa degli utili, a giugno saliti a 892 milioni netti, e in parallelo la rincorsa a Mediobanca, tramite l’offerta di scambio in Borsa fino all’8 settembre. E anche se l’ad Luigi Lovaglio non ha letto come una buona notizia il virtuale ripristino dell’Ops su Banca Generali, contromossa di piazzetta Cuccia per complicargli la scalata, ha riformulato con più forza gli impegni strategici della banca.

«I risultati sono spettacolari, e dimostrano la nostra capacità di realizzare crescita, elevata redditività e chiarezza strategica», ha detto Lovaglio agli investitori, che dall’avvio hanno apprezzato i conti, tanto che l’azione in Borsa ha chiuso in rialzo del 5%, la blue chip migliore. Gli operatori hanno apprezzato i dati al pari dell’aumen…

MILANO – Mps prosegue la rincorsa degli utili, a giugno saliti a 892 milioni netti, e in parallelo la rincorsa a Mediobanca, tramite l’offerta di scambio in Borsa fino all’8 settembre. E anche se l’ad Luigi Lovaglio non ha letto come una buona notizia il virtuale ripristino dell’Ops su Banca Generali, contromossa di piazzetta Cuccia per complicargli la scalata, ha riformulato con più forza gli impegni strategici della banca.

«I risultati sono spettacolari, e dimostrano la nostra capacità di realizzare crescita, elevata redditività e chiarezza strategica», ha detto Lovaglio agli investitori, che dall’avvio hanno apprezzato i conti, tanto che l’azione in Borsa ha chiuso in rialzo del 5%, la blue chip migliore. Gli operatori hanno apprezzato i dati al pari dell’aumento delle stime di utile lordo 2025 «ben oltre 1,5 miliardi», e l’anticipo di un anno dell’obiettivo di erogarne il 100%, già dal 2025.

«Abbiamo costruito una fortezza con un robusto bilancio capace di proteggere Mps e creare opportunità nei decenni a venire. Il nostro patrimonio è tra i più solidi in Europa come confermato dai recenti stress», ha aggiunto il banchiere. Il capitale Cet1 a giugno è in effetti salito al 19,6% degli attivi di rischio, dal 18,3% di giugno 2024.

L’ad, parlando di mattina, non aveva commentato sull’Ops Banca Generali: «È in corso il cda di Generali e si aspetta un comunicato cruciale per i passaggi dell’Ops su Banca Generali». Lovaglio aveva però definito l’approccio dell’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, «una strategia erratica senza una ratio chiara, un atteggiamento difensivo di protezione più che creazione di valore».

La conferma, giunta in serata, della trattativa tra il Leone e il suo primo socio, unita alla riconvocazione dell’assemblea Mediobanca il 21 agosto per approvare il lancio dell’Ops su Banca Generali, è una notizia che Lovaglio si sarebbe risparmiato. Perché, come filtra dietro le quinte, può rendere più incerto ed “erratico” anche il cammino da 15 miliardi di euro alla conquista della banca d’affari.

Il management di Mps comunque prosegue con decisione, sostenuto sia dalla forza del bilancio semestrale sia dal supporto degli azionisti senesi rilevanti, in testa Caltagirone e Delfin con, defilato ma non perciò ininfluente, il Tesoro cui resta l’11,7%. Lovaglio ha rigettato sprezzante la domanda di un analista che ipotizzava un ritiro dei senesi dall’Ops su Mediobanca: «Non so se ho capito bene. Siamo un istituto serio e vogliamo creare la terza forza bancaria in Italia. Siamo molto determinati a farlo e dall’inizio di quest’anno tutta la struttura, il management, il cda si sta focalizzando su questo obiettivo. Siamo convinti, motivati e impegnati in pieno per raggiungerlo».

Nel ribadire che l’obiettivo è il 66,6% delle azioni Mediobanca nell’Ops, il banchiere ha però detto che «anche sotto al 50% riusciremo a ottenere delle sinergie, ovviamente ci vorrà un più tempo: siamo stati prudenti nel fissarle a 700 milioni e riteniamo di poterle conseguire per intero nei primi tre anni anche con meno del 50%».

Nei sei mesi l’utile netto flette del 23%, perché un anno fa furono sfruttati benefici fiscali per 457 milioni, ora quasi nulli. I ricavi salgono a 2,05 miliardi (+1,1%), spinti delle commissioni (+9,1% a 802,5 milioni) che compensa il -6,7% del margine d’interesse per il calo dei tassi. I costi operativi salgono del 2%, ma le perdite su crediti calano del 14,2%, con costo del rischio a 43 punti base.

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