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Dazi sui lingotti, pasticcio Usa e l’oro segna un nuovo record

Il presidente Trump attacca i giudici: “Se ci fermano ora, crollo come nel 1929”. Il Giappone ottiene la correzione dell’accordo
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NEW YORK - Quando Donald Trump annunciò a gennaio che gli Stati Uniti sarebbero entrati nell’ “età dell’oro”, nessuno pensava di prenderlo alla lettera. Invece l’oro è diventato il metallo della nuova guerra americana al mondo. Dopo la notizia che gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 39% sui lingotti elvetici (come sugli altri beni), i futures sul metallo prezioso sono schizzati in alto e il prezzo ha raggiunto la quota record di 3.534 dollari l’oncia. Il provvedimento è un duro colpo per la Svizzera, ma riguarda tutto il mercato mondiale. Tanto che si stanno valutando diverse opzioni, tra cui quella di spostare la sede delle negoziazioni da New York a Londra. Alla fine anche la Casa Bianca ha accennato una mezza marcia indietro: «Chiariremo con un ordine esecutivo». La Svizzera ha esportato 61,5 miliardi di dollari in oro negli Usa nei 12 mesi terminati a giugno, il che equivarrebbe a 24 miliardi di dollari in più in dazi.

Secondo l’ultimo report del World Gold Council, nel secon…

NEW YORK - Quando Donald Trump annunciò a gennaio che gli Stati Uniti sarebbero entrati nell’ “età dell’oro”, nessuno pensava di prenderlo alla lettera. Invece l’oro è diventato il metallo della nuova guerra americana al mondo. Dopo la notizia che gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 39% sui lingotti elvetici (come sugli altri beni), i futures sul metallo prezioso sono schizzati in alto e il prezzo ha raggiunto la quota record di 3.534 dollari l’oncia. Il provvedimento è un duro colpo per la Svizzera, ma riguarda tutto il mercato mondiale. Tanto che si stanno valutando diverse opzioni, tra cui quella di spostare la sede delle negoziazioni da New York a Londra. Alla fine anche la Casa Bianca ha accennato una mezza marcia indietro: «Chiariremo con un ordine esecutivo». La Svizzera ha esportato 61,5 miliardi di dollari in oro negli Usa nei 12 mesi terminati a giugno, il che equivarrebbe a 24 miliardi di dollari in più in dazi.

Secondo l’ultimo report del World Gold Council, nel secondo trimestre del 2025 la domanda complessiva di oro in Usa è però diminuita del 34%, rispetto al trimestre precedente e il valore degli investimenti in oro è sceso del 35% su base annua. Quello che Trump di certo non vuole è vedersi sciupare questa vittoria: «I dazi stanno avendo un enorme impatto positivo sul mercato azionario -ha scritto su Truth - se una Corte di Sinistra Radicale si pronunciasse contro di noi a quest’ora sarebbe di nuovo il 1929, una GRANDE DEPRESSIONE!». Effettivamente secondo il Wto il mercato di beni a livello globale dovrebbe crescere nel 2025 dello 0,9%, meglio rispetto alla contrazione dello 0,2 stimata ad aprile ma molto al di sotto del +2,7 atteso prima dell’introduzione dei nuovi dazi. A incidere, gli acquisti fatti dalle compagnie in anticipo rispetto all’introduzione delle nuove tasse.

Resta caldo il fronte dei contatti bilaterali il Giappone, per esempio, ha chiesto agli Stati Uniti - e sembra sia stato accontentato - di correggere l’ordine esecutivo firmato da Trump. Si parla di un “errore deplorevole” , perché nel documento non era chiaro se le misure tariffarie al 15% fissate sulle import dal Giappone fossero da considerare aggiuntive ad altri dazi già in vigore.

L’India invece, secondo Reuters, avrebbe congelato i piani per l’acquisto di armi dagli Stati Uniti. Delhi avrebbe annullato il viaggio del ministro della Difesa a Washington nelle prossime settimane. La notizia è stata però smentita. Altro Paese in fibrillazione è il Brasile, colpito da “dazi punitivi” al 50% per aver perseguito l’ex presidente amico di Trump, Jair Bolsonaro, per il tentato golpe del 2022. Il governo brasiliano ha però teso una mano sulla tassazione dei Big Tech. «Non possiamo rinunciare al dialogo», ha dichiarato il vicepresidente Geraldo Alckmin.

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