✕

Ecco la Fed trumpiana: Miran-Waller è il duo anti-Powell

Jerome Powell, presidente della Fed

 

Ascolta l'audio

Con la nomina dell’ideologo del protezionismo si rafforza nella banca centrale Usa il fronte favorevole a un taglio dei tassi
2 minuti di lettura

UN uomo della sua Amministrazione al posto di una consigliera dimissionaria e al più presto un presidente in pectore, anch’esso a lui vicino, al posto dell’odiatissimo Jerome Powell.

La trumpizzazione della Federal Reserve ieri ha compiuto un balzo con la decisione del presidente Usa di nominare nel consiglio della Fed Stephen Miran, finora presidente del Consiglio dei consulenti economici che coadiuva la Casa Bianca.

Si tratta di una nomina a termine, perché Miran (che dovrà essere confermato dal Senato) va a sostituire Adriana Kluger, il cui mandato sarebbe scaduto il prossimo gennaio, ma che la scorsa settimana si è dimessa a sorpresa.

Un cambio di linea

«Nel frattempo, continueremo a cercare un sostituto permanente», ha scritto Trump sul suo social media Truth. L’obiettivo del presidente Usa, come è noto, è avere un deciso cambio di linea della Federal Reserve, la banca centrale Usa che decide la politica monetaria, rea ai suoi occhi di non voler ridurre i tassi d’interesse per…

UN uomo della sua Amministrazione al posto di una consigliera dimissionaria e al più presto un presidente in pectore, anch’esso a lui vicino, al posto dell’odiatissimo Jerome Powell.

La trumpizzazione della Federal Reserve ieri ha compiuto un balzo con la decisione del presidente Usa di nominare nel consiglio della Fed Stephen Miran, finora presidente del Consiglio dei consulenti economici che coadiuva la Casa Bianca.

Si tratta di una nomina a termine, perché Miran (che dovrà essere confermato dal Senato) va a sostituire Adriana Kluger, il cui mandato sarebbe scaduto il prossimo gennaio, ma che la scorsa settimana si è dimessa a sorpresa.

Un cambio di linea

«Nel frattempo, continueremo a cercare un sostituto permanente», ha scritto Trump sul suo social media Truth. L’obiettivo del presidente Usa, come è noto, è avere un deciso cambio di linea della Federal Reserve, la banca centrale Usa che decide la politica monetaria, rea ai suoi occhi di non voler ridurre i tassi d’interesse perché ritiene che l’inflazione sia troppo alta e rischi di salire ancora di più con l’impatto dei dazi decisi proprio da Trump.

La Fed ha un duplice mandato: perseguire la massima occupazione e allo stesso tempo la stabilità dei prezzi. Un obiettivo, quest’ultimo, che secondo un consenso generalizzato, viene raggiunto quando il tasso di inflazione annuo non superi la soglia del 2%.

Di fronte a un’inflazione che a giugno è stata del 2,7%, e nonostante un mercato del lavoro debole, la Fed ha mantenuto i tassi al 4,25-4,50%, come avviene dallo scorso dicembre, resistendo alle pressioni del presidente Usa perché li abbassasse. E Powell è diventato il capro espiatorio di questa situazione.

Nominato da Trump

Il numero uno della Fed era stato nominato in quel ruolo dallo stesso Trump nel 2017 durante la sua prima amministrazione, e scade nella sua carica a maggio 2026; ma resta da vedere quanto riuscirà a resistere ai violentissimi attacchi che da settimane arrivano quasi ogni giorno dalla Casa Bianca.

Anche se non da presidente, Powell potrebbe comunque rimanere nel consiglio della Fed fino al gennaio 2028, quando scadrà il mandato di quattordici anni da banchiere centrale.

E più in generale, sui 19 membri della Federal Reserve - 12 dei quali prendono le decisioni di politica monetaria - il posto lasciato libero dalla dimissionaria Kluger era e sarà allo stato attuale l’unico in scadenza durante il mandato di Trump.

Le basi teoriche

Anche per questo motivo quello di Miran non è certo un profilo qualunque: in primo luogo, da capo dei consulenti economici di Trump, ha coadiuvato il presidente Usa nella sua politica dei dazi, offrendo basi teoriche per la tesi che le imposte aggiuntive sui beni importati non faranno salire l’inflazione.

Inoltre, in un paper accademico dello scorso anno, scritto assieme a un altro esponente dell’amministrazione, Miran ha sostenuto che i membri della Fed sono tutt’altro che indipendenti dalla politica, e anzi sono guidati nella loro azione dalle proprie convinzioni politiche, e che dovrebbero essere soggetti al potere della Casa Bianca di licenziarli a suo piacimento.

Musica per le orecchie di Trump, che comunque adesso dovrà scegliere un nome che subentri a Miran, ma soprattutto a Powell.

Il voto contro

Le scelte del presidente Usa per il nuovo numero uno della Fed si starebbero orientando in particolare su tre nomi. Il primo, e forse più quotato, è quello di Christopher Waller, che fa già parte del consiglio della Fed e del comitato di politica monetaria e che lo scorso 30 luglio è stato uno dei due votanti contro la decisione di mantenere i tassi stabili, considerando che i dati deboli sull’occupazione avrebbero dovuto portare a un taglio del costo del denaro.

Ma in gara, come ha detto lo stesso Trump, ci sono anche «i due Kevin», ossia Kevin Hasset, che guida il Consiglio economico nazionale, altro organismo governativo, e Kevin Warsh, già membro del consiglio Fed, che nel 2017 perse la gara con Powell per la nomina a presidente.

Chiunque sarà il nuovo presidente, comunque, da ieri i consiglieri della Fed che spingeranno per un rapido calo dei tassi sono saliti da due a tre.

Leggi i commenti