Crepe nell'impero Google: l’IA fa avanzare Bing nella ricerca
di Alessandro LongoQualche crepa si apre nell’impero Google inteso come finestra di accesso universale al web. Un ruolo incontrastato per due decenni. Ora i numeri raccontano una storia nuova: Bing, il motore di ricerca di Microsoft, sta guadagnando terreno sul rivale storico, soprattutto nelle ricerche da desktop.
Secondo i dati di StatCounter aggiornati a luglio 2025, Bing detiene l’11,4% delle ricerche desktop (da computer) a livello mondiale, in crescita rispetto all’8,6% registrato nel 2023. Un incremento di quasi 3 punti percentuali in appena 18 mesi, sostenuto in larga parte dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei servizi Microsoft. Bing ne è stato pioniere, infatti, grazie alla partnership tra Microsoft e OpenAI, creatori di Chatgpt.
In Italia, la tendenza è simile ma meno marcata: Bing ha raggiunto una quota del 10,4% nel segmento desktop, con un aumento di circa 0,8 punti percentuali rispetto al 2023. Il dato italiano resta comunque superiore alla media globale, segno che Microso…
Qualche crepa si apre nell’impero Google inteso come finestra di accesso universale al web. Un ruolo incontrastato per due decenni. Ora i numeri raccontano una storia nuova: Bing, il motore di ricerca di Microsoft, sta guadagnando terreno sul rivale storico, soprattutto nelle ricerche da desktop.
Secondo i dati di StatCounter aggiornati a luglio 2025, Bing detiene l’11,4% delle ricerche desktop (da computer) a livello mondiale, in crescita rispetto all’8,6% registrato nel 2023. Un incremento di quasi 3 punti percentuali in appena 18 mesi, sostenuto in larga parte dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei servizi Microsoft. Bing ne è stato pioniere, infatti, grazie alla partnership tra Microsoft e OpenAI, creatori di Chatgpt.
In Italia, la tendenza è simile ma meno marcata: Bing ha raggiunto una quota del 10,4% nel segmento desktop, con un aumento di circa 0,8 punti percentuali rispetto al 2023. Il dato italiano resta comunque superiore alla media globale, segno che Microsoft ha saputo difendere, almeno su PC, una base d’utenza storicamente più solida.
Microsoft ha dichiarato che ogni punto percentuale nella quota di mercato equivale a circa 2 miliardi di dollari in più in pubblicità che entrano nelle sue tasche, almeno potenzialmente. Facile fare i calcoli di cosa significhi questa svolta per Microsoft. E per Google.
L’effetto Copilot
Appare a tutti abbastanza chiaro che a trainare questa crescita è la svolta strategica impressa da Microsoft con Copilot, l’assistente AI integrato in Windows 11 e nel browser Edge. Basato su modelli linguistici avanzati (GPT di OpenAI), Copilot ha trasformato Bing in una piattaforma conversazionale capace di rispondere a domande complesse, generare contenuti, scrivere codice o riassumere documenti in tempo reale. Google ha atteso anni prima di fare una mossa simile, con AI Overviews (che riassume le ricerche) e con AI Mode (un chatbot integrato). Ma ancora indugia su questo fronte: AI Mode è per ora n esperimento disponibile solo negli Usa e in India. Il gigante della ricerca ha certo meno incentivi a correre avanti dato che ha un impero da difendere, basato su equilibri economici e abitudini d’utenza ancora in gran parte basati sulla search tradizionale.
Microsoft – secondo, distanziato, concorrente in questo mercato – ha di contro tutto l’interesse a sperimentare per catturare quante più quote possibili. Ricordiamo che anche i chatbot puri come Chatgpt e Perplexity ne stanno rosicchiando a Google, come strumenti di accesso al web (e alla conoscenza online).
Certo, non è ancora uno scenario critico tipo Nokia con l’avvento dell’iPhone. Google ha una posizione consolidata e si è comunque mosso ormai anche con l’AI.
Se si guarda al quadro complessivo – includendo anche smartphone e tablet – Google resta incontrastato con circa l’90% del mercato globale. Bing, in questo scenario allargato, si ferma a meno del 4%. Il dato conferma che la sua rimonta è limitata al mondo desktop.
Difficile dire se Bing riuscirà mai a scalfire il predominio mobile di Google, ma sul desktop la partita è aperta. L’aumento costante – +3,5 punti a livello globale in 18 mesi – è il segnale che esiste uno spazio competitivo reale, a patto di continuare a innovare con intelligenza e senza forzature.
Per quanto riguarda il mobile, forse solo un forte intervento dei regolatori antitrust per separare Google da Chrome e Android: scenario ora possibile.