ROMA - A un passo dal traguardo, il governo taglia il Pnrr. Gli obiettivi delle ultime due rate saranno ridotti. Ma per non perdere neppure un euro della dote complessiva da 194,4 miliardi, come Giorgia Meloni ha raccomandato ai suoi anche nelle ultime ore, ecco la revisione per mettere in sicurezza i fondi europei.
Il “taglia e salva” sarà pronto a settembre, quando Palazzo Chigi punta a inviare la richiesta ufficiale della revisione alla Commissione europea. Ma lo schema è già sul tavolo di Bruxelles. Un indizio dei lavori in corso è spuntato nel comunicato diffuso ieri dalla presidenza del Consiglio per annunciare l’incasso della settima tranche da 18,3 miliardi, che la premier ha festeggiato come “una conferma del primato dell’Italia nell’attuazione del Piano”.
ROMA - A un passo dal traguardo, il governo taglia il Pnrr. Gli obiettivi delle ultime due rate saranno ridotti. Ma per non perdere neppure un euro della dote complessiva da 194,4 miliardi, come Giorgia Meloni ha raccomandato ai suoi anche nelle ultime ore, ecco la revisione per mettere in sicurezza i fondi europei.
Il “taglia e salva” sarà pronto a settembre, quando Palazzo Chigi punta a inviare la richiesta ufficiale della revisione alla Commissione europea. Ma lo schema è già sul tavolo di Bruxelles. Un indizio dei lavori in corso è spuntato nel comunicato diffuso ieri dalla presidenza del Consiglio per annunciare l’incasso della settima tranche da 18,3 miliardi, che la premier ha festeggiato come “una conferma del primato dell’Italia nell’attuazione del Piano”.
Quando si sofferma sul lavoro delle “prossime settimane”, la nota fa riferimento proprio agli obiettivi delle ultime due rate. E parla, non a caso, di “un adeguamento del Pnrr al nuovo contesto geopolitico e alle attuali sfide economiche”.
Tagli agli obiettivi della nona e decima rata
Detto, fatto. Dopo aver caricato la nona e decima rata di 69 target in più rispetto al Pnrr del governo Draghi, portando gli impegni da 171 a 240, ora la destra ci ripensa. Prende atto che a quasi un anno dalla scadenza del 31 agosto 2026 sarà impossibile chiudere tutti i progetti. Il rischio non è solo quello di ricevere meno soldi, ma anche pagare sanzioni pesantissime. Fino a 2-3 volte il valore degli investimenti incompiuti. Quattro volte tanto per le riforme rimaste a metà.
Ecco allora il piano d’emergenza. Sacrifici e salvataggi. Alcuni degli obiettivi delle ultime due tranche saranno cancellati. Altri saranno invece accorpati. Il totale sarà inferiore ai 240 target che figurano nelle tabelle riviste insieme alla Ue nel 2023. A farne le spese saranno i progetti che presentano ritardi oramai incolmabili.
Il salvataggio
Meno obiettivi portati a termine si traducono però in meno risorse. Uno scenario che Meloni non vuole neppure prendere in considerazione, come spiegano fonti di governo. A maggior ragione ora che la spesa sta accelerando. A fine giugno era stato il ministro per il Pnrr, Tommaso Foti, a parlare di un avanzamento finanziario vicino agli 80 miliardi. L’ultimo aggiornamento del contatore della Struttura di missione di Palazzo Chigi avrebbe certificato una spesa di 110 miliardi rispetto ai 120 miliardi ricevuti fino a due giorni fa e da ieri saliti a 140,3, con il bonifico della settima rata.
Il salvataggio dell’intero importo del Pnrr subentra qui. A ballare sono 16-20 miliardi. Sono i soldi dei progetti che finiranno fuori dal Pnrr. Non solo quelli da cestinare, ma anche quelli degli investimenti che cambieranno fonte di finanziamento, passando dal Recovery alla Coesione. Che fine faranno queste risorse? Una parte sarà riallocata dentro il Pnrr. Alimenterà progetti in essere e nuovi investimenti. Il rimescolamento potrebbe tirare dentro anche gli aiuti alle imprese per fronteggiare i dazi: l’idea è attingere 14 miliardi dal capitolo sulla competitività del sistema produttivo che oggi può contare su 19,3 miliardi.
I fondi congelati
Un’altra parte dei fondi liberati dai progetti ex Pnrr sarà invece congelata. Finirà in una cassaforte che permetterà di spendere questi soldi entro il 2028 (un anno in più per casi specifici). Entro la scadenza del Pnrr sarà sufficiente indicare solo i beneficiari. Il travaso nei veicoli finanziari è un’opzione già consentita dalle regole di Next Generation Eu. Lo sa bene la Spagna, che ne ha usufruito per decine di miliardi. L’Italia ne ha fatto un uso limitato (circa 7,5 miliardi): l’idea allo studio è un allargamento del perimetro.
La soluzione potrebbe essere adottata dalla Commissione europea anche come strumento comune per tutti i Paesi che non riusciranno a completare i progetti del Pnrr entro la prossima estate. Nei documenti sulla revisione dei Piani nazionali si parla di "facility” per identificare proprio il contenitore dove collocare i residui del Recovery. Nei fatti sarebbe una proroga di due-tre anni, ma solo per un pezzo del maxi-piano europeo nato durante la pandemia. La Commissione, infatti, resta contraria a un allungamento generalizzato.
Fondi all’ex Ilva di Taranto
Dentro la cassaforte italiana finiranno 380 milioni destinati inizialmente all’utilizzo dell’idrogeno nei settori industriali più inquinanti. Il governo vuole darli all’ex Ilva di Taranto: la trattativa con l’Europa è in corso. Arriverà anche un intervento per salvare il testo unico sulle rinnovabili, una delle riforme più importanti di RepowerEU, la missione del Pnrr dedicata alla transizione ecologica e alla sicurezza energetica.