✕

Emirati, Brasile, Asia: così il Made in Italy dribbla i dazi di Trump

Ascolta l'audio

Secondo Confartigianato aumenta del 5% l’export nei mercati alternativi agli Usa, ma ora spaventa la concorrenza cinese
2 minuti di lettura

ROMA – C’è vita per il Made in Italy oltre gli Stati Uniti? Questo sembrano suggerire alcuni incoraggianti dati sulle esportazioni italiane nel resto del mondo. Li mette in fila Confartigianato, spiegando che nei primi quattro mesi dell’anno le vendite delle nostre imprese verso 25 grandi mercati “alternativi” sono cresciute del 5,3%, con risultati particolarmente brillanti negli Emirati Arabi (+21%), in Brasile (+14%), Svizzera (+13%), Spagna (+11%) e Arabia Saudita (+10%). Se il trend proseguisse, stimano gli artigiani, questi mercati potrebbero generare un aumento delle esportazioni di 20 miliardi di euro nel 2025, bilanciando in buona parte la quota di vendite negli Stati Uniti mangiata dai dazi di Trump e dalla debolezza del dollaro.

Qu…

ROMA – C’è vita per il Made in Italy oltre gli Stati Uniti? Questo sembrano suggerire alcuni incoraggianti dati sulle esportazioni italiane nel resto del mondo. Li mette in fila Confartigianato, spiegando che nei primi quattro mesi dell’anno le vendite delle nostre imprese verso 25 grandi mercati “alternativi” sono cresciute del 5,3%, con risultati particolarmente brillanti negli Emirati Arabi (+21%), in Brasile (+14%), Svizzera (+13%), Spagna (+11%) e Arabia Saudita (+10%). Se il trend proseguisse, stimano gli artigiani, questi mercati potrebbero generare un aumento delle esportazioni di 20 miliardi di euro nel 2025, bilanciando in buona parte la quota di vendite negli Stati Uniti mangiata dai dazi di Trump e dalla debolezza del dollaro.

Questi numeri confortano il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che lo scorso marzo ha lanciato un piano d’azione (con varie azioni di supporto, senza risorse aggiuntive) per aiutare l’espansione delle imprese nei mercati ad alto potenziale. «Il piano funziona, la strada è giusta», ha detto ieri, citando anche i dati complessivi sulla prima metà del 2025 che parlano di un aumento dell’export dell’1,3% verso i Paesi extra Ue, e rilanciando l’obiettivo di 700 miliardi di euro di vendite estere a fine anno, dai 623 dello scorso.

Rispetto ad altre economie il made in Italy ha dalla sua la diversificazione di prodotti e mercati, che renderà un po’ più semplice assorbire lo shock tariffario. È presto però per trarre conclusioni, considerato che i dazi di Trump sono definitivi solo da qualche giorno e che, per anticiparli, nei mesi scorsi le aziende hanno spedito negli States più merce possibile. I maggiori previsori sono assai meno ottimisti sulle prospettive del nostro export, che nel 2025 vedono piatto. Quanto ai mercati alternativi, Confindustria sostiene che potrebbero permetterci di recuperare circa 10 dei 28 miliardi di vendite perse negli Usa. I singoli imprenditori però sottolineano come penetrare nuove geografie richieda tempo e investimenti.

Una corsia più rapida la potrebbero creare gli accordi di libero scambio su cui, in chiave anti Trump, punta la Commissione europea. Quello con il blocco sudamericano Mercosur è chiuso e attende “solo” la firma dei 27 Paesi, anche se le resistenze della Francia e della lobby agricola la ritardano. Un’intesa “politica” è stata trovata con l’Indonesia, quarto Paese più popolato al mondo e cuore della emergente area Asean: Bruxelles la vorrebbe tradurre in un testo a settembre. E dopo anni si stallo si è smossa anche la trattativa con l’India, con buone chance di svolta entro la fine dell’anno.

Un altro effetto secondario del protezionismo americano gioca però contro il made in Italy: è la deviazione nei flussi di export cinese a basso costo, ora respinto alle dogane americane. Nei primi sei mesi dell’anno le aziende del Dragone sono riuscite a bilanciare del tutto il calo delle vendite negli Stati Uniti con un pari aumento nel resto del mondo. Una concorrenza formidabile nei Paesi terzi ma prima di tutto in Europa, il mercato che - a partire dal traino tedesco - resta decisivo per molti esportatori italiani.

Leggi i commenti