Videocamere selvagge nei negozi, ispezioni del Garante Privacy: “No ad abusi”
di Alessandro LongoIl vizio dei negozianti italiani è antico e si ripresenta puntuale, in barba a leggi e sanzioni già ricevute: quello delle videocamere illegali. Una videosorveglianza che, in nome della sicurezza, fa strame di tanti diritti: dei clienti, in primis; pure dei passanti che non entrano in negozio ma sono ripresi lo stesso sulla via pubblica. Registrati i loro volti, quello che fanno e dicono. Calpestati anche i diritti dei lavoratori, soggetti a un controllo indiscriminato tramite la videocamera.
Le ispezioni del Garante Privacy
Nei giorni scorsi la nuova campagna di ispezioni del Garante Privacy con l’aiuto di Guardia di Finanza e polizia locale in tutta Italia, con tanti illeciti riscontrati e sanzioni di migliaia di euro ai negozianti. Un vasto problema, che riguarda tutto il Paese, tanto che il Garante ha scritto al presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia, Carlo Sangalli, “per segnalare l’uso improprio, sempre più diffuso, dei sistemi di videosorveglianza nei negozi e sollec…
Il vizio dei negozianti italiani è antico e si ripresenta puntuale, in barba a leggi e sanzioni già ricevute: quello delle videocamere illegali. Una videosorveglianza che, in nome della sicurezza, fa strame di tanti diritti: dei clienti, in primis; pure dei passanti che non entrano in negozio ma sono ripresi lo stesso sulla via pubblica. Registrati i loro volti, quello che fanno e dicono. Calpestati anche i diritti dei lavoratori, soggetti a un controllo indiscriminato tramite la videocamera.
Le ispezioni del Garante Privacy
Nei giorni scorsi la nuova campagna di ispezioni del Garante Privacy con l’aiuto di Guardia di Finanza e polizia locale in tutta Italia, con tanti illeciti riscontrati e sanzioni di migliaia di euro ai negozianti. Un vasto problema, che riguarda tutto il Paese, tanto che il Garante ha scritto al presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia, Carlo Sangalli, “per segnalare l’uso improprio, sempre più diffuso, dei sistemi di videosorveglianza nei negozi e sollecitare interventi concreti per prevenirne gli abusi, tutelare la privacy e avviare forme di collaborazione efficaci contro il fenomeno”, a quanto si legge in una nota del Garante (i provvedimenti sanzionatori non sono invece ancora pubblici).
Ha risposto Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio garantendo “massima disponibilità e collaborazione da parte di Confcommercio per monitorare eventuali abusi ed irregolarità nell’uso delle telecamere di videosorveglianza presso gli esercizi commerciali”. “La Confederazione si impegna a sensibilizzare i propri associati sull’utilizzo corretto di questi sistemi di controllo nel pieno ed assoluto rispetto della privacy”.
Chissà se sarà la volta buona, dato che i precedenti tentativi di fare rispettare le leggi – ispezioni, sanzioni, moniti – non sono andati a buon fine. Eppure sono almeno sei anni che le norme sono chiare, con le linee guida europee 3/2019, basate sul regolamento privacy europeo Gdpr entrato in vigore l’anno prima, su quello che i negozianti possono (e non possono) fare con la video sorveglianza.
Nel dettaglio, scrive il Garante, gli illeciti sono i soliti: assenza di cartelli informativi sulla presenza delle videocamere; l’uso di telecamere puntate su aree pubbliche o proprietà altrui, in alcuni casi registrazioni audio non autorizzate e conservazione delle immagini oltre i limiti di tempo consentiti (di norma 24 ore). “Più gravi i casi in cui le telecamere venivano usate addirittura per controllare i dipendenti, senza rispettare le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori”, scrive il Garante.
Insomma, il problema riguarda tutti: clienti, passanti e lavoratori che sono monitorati in modo illecito e spesso anche a loro insaputa.
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Le possibili violazioni
Ogni immagine registrata da una telecamera è un dato personale, a maggior ragione se permette di identificarci come la ripresa di un volto. Se queste immagini vengono archiviate oltre i limiti di legge o per scopi non dichiarati, i nostri dati diventano vulnerabili. Potrebbero essere visti, copiati, trafugati o usati impropriamente — ad esempio in caso di furto di sistemi, errori umani o accessi non autorizzati ai sistemi informatici dei negozi (che spesso non sono propriamente super protetti).
Per i lavoratori è un passo indietro importante sui diritti sociali e nei rapporti di forza con il datore. Significa perdere il diritto alla riservatezza sul posto di lavoro, con effetti psicologici negativi e un clima di continua pressione.
In generale, se non si pongono limiti chiari e verificabili, si rischia un uso della videosorveglianza come strumento di controllo autoritario, anziché di sicurezza. Sono tutti principi chiari per il legislatore europeo (e a quello nazionale). Ma non per i negozianti, a quanto pare, nonostante tutti questi anni.
Veronese (Uil): “No a liberalizzazione selvaggia”
“Controlli selvaggi, videocamere che riprendono inconsapevoli lavoratori e lavoratrici, ignari clienti e passanti. Questo è quello che si evince dall’intervento del garante della privacy su molti negozi: tutto questo mentre il governo propone, con il disegno di legge contenente misure di semplificazione per le imprese, di liberalizzarne ancora di più l’uso”. ja commentato la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese. “Si vuole permettere, così, ai datori di lavoro di utilizzare strumenti per la videosorveglianza ‘presumibilmente’ utili a garantire o migliorare la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, senza accordo sindacale e - ha sottolineato Veronese - senza l’autorizzazione dell’ispettorato del lavoro, cosa che ora invece è obbligatoria: basterà un’informativa al dipendente”. “Ci auguriamo - ha concluso Veronese -che questa pausa estiva, serva a riflettere e che dal disegno di legge venga cassato questo articolo. Il luogo di lavoro non può diventare “il grande fratello”: la privacy delle persone va rispettata”.