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Dazi sui chip, l’economista: “Trump ha creato l’autotangente per continuare gli affari con la Cina”

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Il prorettore del Politecnico di Milano Giuliano Noci vede un pareggio nella contesa tecnologica alla base dell’industria
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L’ultima novità inventata da Trump, l’“autotangente” del 15% versata da Nvidia pur di avere la licenza di esportare in Cina, dimostra una volta di più che è necessario un trattato internazionale per regolare l’intelligenza artificiale, perché per importanza è l’equivalente delle armi nucleari durante la Guerra fredda». Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano con una delega specifica per la Cina, è convinto che la battaglia dei chip sia «il cuore della disputa commerciale tra Pechino e Washington».


Facciamo il punto sulla battaglia dei chip: chi sta vincendo?

«Diciamo che sono in pareggio. La Cina stravince sul fronte dei chip “di massa”, quelli usati in cellulari, computer, elettrodomestici, auto e in mille altre circostanze. Hanno il semi-monopoli…

L’ultima novità inventata da Trump, l’“autotangente” del 15% versata da Nvidia pur di avere la licenza di esportare in Cina, dimostra una volta di più che è necessario un trattato internazionale per regolare l’intelligenza artificiale, perché per importanza è l’equivalente delle armi nucleari durante la Guerra fredda». Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano con una delega specifica per la Cina, è convinto che la battaglia dei chip sia «il cuore della disputa commerciale tra Pechino e Washington».


Facciamo il punto sulla battaglia dei chip: chi sta vincendo?

«Diciamo che sono in pareggio. La Cina stravince sul fronte dei chip “di massa”, quelli usati in cellulari, computer, elettrodomestici, auto e in mille altre circostanze. Hanno il semi-monopolio mondiale e dalle loro esportazioni dipendono importanti economie, a partire da Usa ed Europa. Però l’America recupera in pieno quando consideriamo i chip più evoluti, quelli per l’intelligenza artificiale, figli di una capacità di ricerca e innovazione unica».

Così come unica è l’iniziativa di Nvidia di pagare in anticipo il 15% del fatturato previsto in Cina sulle vendite del processore H20. Cosa dobbiamo pensare?

«Che per Nvidia sono in gioco 23 miliardi di dollari di contratti con Pechino, oltre un quarto del suo fatturato totale. Anche per la Cina, oltre che per l’America, entrare dalla porta principale nell’IA è fondamentale. E anche Amd, l’altro produttore Usa di chip avanzati, è saltato sul carro. Pur di non rinunciarci si sarebbero inventati di tutto, e visto che al vertice degli Usa c’è un presidente che non è un politico ma essenzialmente uno spregiudicato commerciante hanno tentato questa carta: gli è andata bene. Non dimentichiamo che, in questa nuova spartizione del mondo in sfere d’influenza, dall’altra parte c’è la Cina, dalle cui terre rare dipende la fabbricazione di tutti i chip di cui parlavo prima, per qualsiasi destinazione essi servano. Quindi il vero potere resta in mano a Pechino».

E l’altra idea circolata, dotare i chip esportati di una “back-door”, cioè di una capacità di disattivazione a distanza?

«Credo che sia già rientrata. Chi comprerebbe dei chip sapendo che hanno questo vizio di fondo? Piuttosto, c’è da dire che i cinesi si stanno già attrezzando per fare a meno dei chip americani con l’innovativa tecnologia fotonica che esclude la fusione del silicio».

Per questi motivi i veri contendenti, nel confuso nuovo ordine globale modellato da Trump, sono soltanto due?

«Certamente. Ma alla base di tutto, il problema restano Trump, le sue incertezze e la confusione che ha sparso per il mondo pur di creare la questione dei dazi: tutto questo non potrà che esplodergli fra le mani. In autunno, i mercati si renderanno conto del bluff. L’inflazione farà il resto, perché i consumatori americani vedranno che l’intero onere finanziario sarà sulle loro spalle».

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