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Trump tassa i chip di Nvidia, stop sull’oro: “Nessun dazio”

Jensen Huang, ceo Nvidia

 

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Annuncio a sorpresa di Trump a una settimana dalla confusione generata dagli uffici doganali sul metallo prezioso. E sui semiconduttori si apre una terza via
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NEW YORK – «Nessun dazio sull’oro». L’annuncio a sorpresa di Trump arriva una settimana dopo la confusione generata dagli uffici doganali Usa che avevano paventato tariffe sull’importazione del metallo prezioso. Una mossa che sembrava diretta a colpire ulteriormente la Svizzera. Ma le novità riguardano anche un altro settore. Nvidia e Advanced micro devices (Amd) verseranno agli Stati Uniti il 15% dei loro ricavi sulla vendita in Cina dei superchip per intelligenza artificiale. È la quota fissata in un accordo finanziario con l’amministrazione americana.

Sui social gli utenti sottolineano come, da quando c’è Donald Trump alla Casa Bianca, si è attivato un sistema di scambi e un flusso di denaro in cui gli Stati Uniti fanno sempre più …

NEW YORK – «Nessun dazio sull’oro». L’annuncio a sorpresa di Trump arriva una settimana dopo la confusione generata dagli uffici doganali Usa che avevano paventato tariffe sull’importazione del metallo prezioso. Una mossa che sembrava diretta a colpire ulteriormente la Svizzera. Ma le novità riguardano anche un altro settore. Nvidia e Advanced micro devices (Amd) verseranno agli Stati Uniti il 15% dei loro ricavi sulla vendita in Cina dei superchip per intelligenza artificiale. È la quota fissata in un accordo finanziario con l’amministrazione americana.

Sui social gli utenti sottolineano come, da quando c’è Donald Trump alla Casa Bianca, si è attivato un sistema di scambi e un flusso di denaro in cui gli Stati Uniti fanno sempre più la parte dei commercianti. «I chip - ha dichiarato il tycoon, commentando la notizia - sono obsoleti». Come a dire: non stiamo favorendo un Paese concorrente. Ma il presidente ha aperto alla possibilità che Nvidia possa esportare i suoi superchip Blackwell con un prezzo maggiorato. Più costeranno i processori ad alta tecnologia, più ricavi avrà il governo. Il via libera arriva un mese dopo l’autorizzazione data a Nvidia all’esportazione in Cina del chip.

Nonostante l’amministrazione Trump avesse annunciato un mese fa l’ok, Nvidia non aveva ottenuto le licenze necessarie. Ora si è capito perché: stavano trattando sui ricavi. La settimana scorsa il ceo di Nvidia Jensen Huang ha incontrato il presidente alla Casa Bianca e ha accettato di concedere il 15%, trasformando il governo federale in partner negli affari. Due giorni dopo, non casualmente secondo esperti del settore, il dipartimento del Commercio ha sbloccato le licenze per la vendita dei chip IA. Anche la compagnia Amd ha un processore chiamato MI308 su cui aveva avviato le trattative. Ad aprile l’amministrazione Trump aveva vietato la vendita ai cinesi anche di questo chip.

Questi pagamenti non convenzionali appaiono in linea con il ruolo sempre più interventista di Trump negli accordi commerciali internazionali che coinvolgono aziende americane. A giugno, l’amministrazione ha approvato un investimento della società giapponese Nippon Steel in U.S. Steel, in un accordo che includeva una golden share nell’azienda, una pratica raramente usata in America, in cui il governo acquisisce una quota di partecipazione.

L’accordo raggiunto adesso potrebbe convogliare più di due miliardi di dollari verso il governo degli Stati Uniti. Secondo i calcoli fatti dagli analisti di Wall Street, Nvidia conta di vendere chip H20 in Cina per un valore superiore a 15 miliardi di dollari entro la fine dell’anno, mentre Amd prevede vendite per 800 milioni di dollari. Ken Brown, portavoce di Nvidia, si è limitato a dire che l’azienda segue le regole del governo degli Stati Uniti per le vendite all’estero. «Anche se non spediamo chip H20 in Cina da mesi - ha dichiarato - speriamo che le regole sui controlli alle esportazioni permettano all’America di competere in Cina e nel mondo».

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